Viaggio in Afghanistan (e Pakistan) (maggio e giugno 1976) di Marco Reati

Sono passati poco più di quaranta anni dal mio viaggio. Di lì a poco, l'invasione sovietica dell'Afghanistan darà il via a un'escalation di violenza militarizzata da cui il paese non si è ancora liberato. Non che prima fosse un popolo pacifico, ma gli scontri etnici e tribali che lo caratterizzavano avevano una modalità arcaica, quasi rituale, che rientrava nell'instabile equilibrio di quel popolo guerriero. Questo perché è un "non paese" creato dai colonizzatori inglesi, che, nel 1893, con la linea Durand spaccarono in due la Nazione Pashtun.
Il mio non fu certo un viaggio da turista, ma da ventenne curioso, in fuga per motivi politici, ma questo lo racconto nel libro "Isola Della Negazione". Non è, nella forma, un diario di viaggio, ma un romanzo che privilegia, ai paesaggi da cartolina, gli incontri, le relazioni umane con popoli così distanti culturalmente da noi e le emozioni di un giovane viaggiatore.
Ho percorso tutta la "via del nord" come la chiamano loro, Herat, Balkh-e-Sharif, Feyzabad, Skazer, un lungo cammino in alta quota tra il Pamir e l'Indokush, per poi, attraverso il passo Wulf, ridiscendere in Pakistan, nella valle del Kunar, fino ad Ayun. Da lì, attraverso la valle di Rumbur, sono entrato nelle terre dei Kalash, una piccola enclave pagana in quelle terre dominate dall'Islam. Sono un piccolo popolo che si dichiara discendente dai greci di Alessandro Magno. Il viaggio proseguì poi a Citral e Dasu, verso il confine con il Kashmir Indiano.
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