Ieri sera ho visto un film che mi ha fatto riflettere: "Il corpo della Sposa" di Michela Occhipinti. A cosa serve guardare se non facciamo le dovute riflessioni?
Diario del 10 agosto - Una serata calda in cui avrei voluto rilassarmi con un film antropologico sulla Mauritania, invece eccomi a soffrire per un film pesante e molto su cui riflettere ma di cui è difficile elaborarne la morte. Invece di assaporare il paesaggio della Mauritania mi trovo davanti ad un rapporto complesso tra la donna e il proprio corpo.
Questa è una mia foto: ho riguardato i miei reportage che poche persone hanno visto. Sono stata in quel paese nel 2006 e nel 2010 ed ho ascoltato molti racconti di donne bellissime e tristissime.
Ecco, finalmente un racconto sensibile e pieno di aspetti da analizzare: attraverso il personaggio di Verida, ragazza maura a cui viene imposto un rigido rito pre-matrimoniale sul mangiare (gavage - ingrassare per lo sposalizio) e, con gli occhi della sapiente regista, mi sono imposta di ricordare. Così sono nate molte domande a cui non so dare risposte oppure non ci sono risposte. Ve le passo:
1. Come si possono accettare dei canoni estetici imposti da altri per soddisfare una cultura millenaria e mettendo a rischio la propria salute? Spostando il problema alla nostra cultura (dimagrire per piacere) è esattamente il contrario ma fanno parte di una stessa logica.
2. Invece di lottare per il cambiamento si può rinunciare alla vita per non accettarne i suoi principi?
Mi fermo qui, anche se ci sarebbero altri aspetti importanti come la pepita d'oro e lo sguardo fugace di un ragazzo. Lascio a voi la scelta se andare a vedere questo film.
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