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Venezuela: elicottero golpista attacca sedi governative a Caracas

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Un elicottero della polizia investigativa venezuelana ha sorvolato il centro di Caracas martedì attaccando, a colpi di arma da fuoco e con il lancio di quattro granate, le sedi del Tribunale supremo di giustizia e del Ministero degli Interni. Il presidente Nicolas Maduro ha parlato di «attacco terroristico», mentre Il ministro della Comunicazione Ernesto Villegas ha ricondotto l'attacco alla «offensiva insurrezionale della destra estremista». La guardia nazionale ha respinto l'attacco.

L'elicottero sarebbe stato sottratto dalla base aerea de La Carlota, a Caracas, da un agente della Brigata di azione speciale della Polizia scientifica, Oscar Rodriguez. In un video postato su Instagram, l'agente Oscar Rodriguez, in uniforme e a volto scoperto ma affiancato da quattro uomini armati e incappucciati, chiede le dimissioni di Maduro e chiama il popolo venezuelano a unirsi con le forze armate contro il governo, affermando di parlare a nome di un'alleanza di funzionari militari, poliziotti e civili «contro questo governo transitorio e criminale».
Il velivolo rubato ha esibito durante l'attacco una bandiera con lo slogan "350 Libertad", in riferimento all'articolo della Costituzione Bolivariana Venezuelana che autorizza la rivolta contro autorità antidemocratiche e che le forze di destra stanno invocando per fermare l'Assemblea Nazionale costituente prevista per il 30 luglio. Il ministero Villegas ha ribadito che «questi attacchi non impediranno l'inizio della Costituente», che avrà il compito di riformare la Costituzione del 1999.

Un'azione golpista in piena regola, quindi, che restituisce la misura dell'escalation di violenza e della strategia della tensione messa in campo dall'opposizione riunita nel cartello elettorale MUD e spalleggiata dai governi occidentali, Stati Uniti in testa. Quello di ieri sembra un episodio isolato, ad opera di settori deviati delle forze di sicurezza venezuelane, nel complesso fedeli all'ordine costituzionale. Ma, in vista dell'importante scadenza politica del 30 giugno, che potrebbe imprimere un'accelerazione alla rivoluzione Bolivariana, è evidente la necessità di imporre un salto di qualità alla strategia golpista rispetto alla semplice violenza di piazza, che nei mesi scorsi ha visto una "caccia ai chavisti", linciati e bruciati vivi dalla folla.

Mentre il Venezuela si trova sull'orlo della guerra civile, il modo con cui i media internazionali hanno riportato la notizia, strizzando l'occhio all'ufficiale ribelle e presunto campione della democrazia contro la tirannia di Maduro, dà la misura di un'altra guerra in corso: quella mediatica.

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