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Le periferie alla ribalta

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Hotel Concorde Occupato, zona Novoli, Firenze. Foto di Silvana Grippi.

Se la parola "periferia" stona, secondo l'immaginario collettivo, perché fa riferimento ad un agglomerato di case senza servizi e con tanti problemi sociali, le nuove periferie rifiutano di essere catalogate in tal modo. Purtroppo, oggi, tutto ciò comporta una omologazione che cede facilmente al pregiudizio, quindi il nostro Centro Studi ha intenzione di avviare una Ricerca che si avvalga di interviste e testimonianze dirette; un’indagine che verta all’analisi di questo nuovo fenomeno di rivalutazione del territorio extra-urbano con il quale si vorranno conoscere la geografia umana e contrastare i problemi più evidenti: qualità della vita scadente, microcriminalità, scarsi servizi e situazioni precarie.

La riqualificazione diventa argomento e parola d'ordine dei politici che vogliono riscattare tali zone, ai margini, e quindi ecco partire tutte le campagne cossiddette "dei buoni propositi" dettate da province e comuni di ogni città. Le associazioni, naturalmente si lasciano coinvolgere in cambio di piccoli finanziamenti e svolgono così un ruolo filtrante con la speranza di ottenere contributi più sostanziosi presentando progetti, a volte inutili, di riqualificazione delle "zone dormitorio".

L'architetto Renzo Piano (definito Archistar) ha messo a disposizione il suo stipendio da senatore a vita: il Gruppo G124 -numero della sua stanza a Palazzo Madama - lavora già per progetti di riqualificazione urbana o meglio definiti "progetti di ricucitura urbana" del paese.L'obiettivo è liberare le energie e sperimentare buone pratiche dal basso.

Il concetto chiave in grado di rispecchiare una volontà di cambiamento che abbia inizio a partire dai sobborghi è espresso dalla parola “esigenza”. Affinché i progetti di riqualificazione dei territori possano dirsi validi è necessario che ci si interroghi di volta in volta, non solo sulle soluzioni urbanistiche adottabili per migliorare l'aspetto e l'abitabilità ideale di un luogo, ma anche e soprattutto sulle potenzialità che gli stessi abitanti delle periferie potrebbero contribuire a sviluppare qualora le condizioni si dimostrassero effettivamente favorevoli. In questo senso la riprogettazione partecipata che da anni interessa la Barriera di Milano, nella zona nord di Torino, ha portato oggi il Comune a vantare l'effettivo recupero di spazi da mettere a disposizione della società, come nel caso dell’ex-fabbrica Open-Incet che, in seguito a un processo di riqualificazione durato due anni, ospita oggi negozi – in primis –, piste ciclabili e verde urbano. Questa operazione, da sola, potrebbe permettere al Comune di accedere ai fondi europei.

Se nella provincia torinese la riqualificazione del territorio si presenta come la prima esigenza per i cittadini pronti a prenderne possesso in modo da riconvertirne gli usi, nel quartiere La Bolognina a Reggio Emilia, sono invece i progetti che prevedono il sostegno delle reti sociali e culturali a interessare maggiormente la comunità attiva. Attraverso laboratori di street art, musica e danza si tenta di raggiungere e integrare le diverse fasce di popolazione non solo grazie alla costruzione di spazi pubblici per la condivisione, ma anche ai buoni risultati ottenuti nell’ambito della produzione grazie alla nascita e allo sviluppo di progetti legati alla diffusione della cultura nata in loco, come il portale Distribuzioni dal Basso dedicato alla diffusione di materiali video e audio indipendenti o il Baum festival a cura degli attivisti locali Baumhaus.

Nella periferia napoletana, il quartiere Gianturco ha visto la nascita del Napoli Teatro Est negli ambienti di una vecchia palestra, in cui, fedeli alla loro storia di attori e artisti underground, grandi rappresentanti del teatro d’avanguardia partenopeo come Toni Servillo e Mario Martone fanno transitare le loro produzioni. Un progetto di riqualificazione prettamente legato alla cultura, che vede anche la partecipazione dell’Università Federico II grazie all’avvio di un progetto riguardante l’invenzione e lo sviluppo di nuove app. Anche qui all’impegno culturale si affianca il processo di recupero di luoghi dismessi secondo quel progetto di “ricucitura urbana” avanzato da Renzo Piano e sostenuto da quanti, con l’obiettivo di far ripartire la nazione dal basso, hanno messo al servizio della comunità le proprie prestazioni grazie alle possibilità di condivisione offerte dai progetti dl crowdfunding.

Periferie alla ribalta: le esperienze in Italia sono all’avanguardia e godono di buona pubblicità ma noi ci proponiamo di andare a individuare anche quelle situazioni che si sono create autonomamente grazie alla volontà di gente comune. Centro Studi DEA -


Articolo di SILVANA GRIPPI e MARIANGELA MILONE.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 23 Aprile 2019 10:45 )  

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