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Berlino apre le porte ai profughi siriani: qual'è la posta in gioco?

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Di fronte ai massicci flussi migratori diretti verso l'Europa attraverso il Mediterraneo o i Balcani, la Germania ha deciso di sospendere il regolamento di Dublino per i profughi provenienti dalla Siria. I cittadini siriani identificati ai confini tedeschi non saranno respinti nei paesi europei dove sono arrivati inizialmente come prevede invece il regolamento, secondo cui le domande di asilo devono essere presentate nei Paesi di primo arrivo dell'area Schengen.

Nel derogare al regolamento di Dublino, la Germania risulta il primo paese europeo ad applicare in parte il piano Ue – non ancora in vigore ma il cui iter di approvazione è in corso – che prevede la redistribuzione di richiedenti asilo da Grecia e Italia verso altri paesi Ue di siriani, eritrei e altre nazionalità provenienti da zone di conflitto.

La Commissione Europea ha subito elogiato la decisione tedesca quale importante «atto di solidarietà europea» ma, evidentemente, risulta impossibile tirare le somme senza fare i conti con le contraddizioni generate dall'attuale fase di crisi economica e dall'instabilità del quadro politico internazionale.

In primo luogo, la deroga al regolamento di Dublino operata dalla Germania porta con sé il germe della discriminazione e della disparità di trattamento tra "migranti di serie A" e "migranti di serie B", già insita nella distinzione operata tra profughi di guerra e migranti economici. Dunque, a dispetto di ogni retorica solidale, si fa strada una tendenza pericolosa nella gestione del fenomeno migratorio, il quale – non va dimenticato – è in larga misura il prodotto della destabilizzazione e proiezione di potenza verso il Medio Oriente ed il Nord Africa che coinvolge direttamente le maggiori potenze europee.

L'impatto di tali fenomeni sta avendo profonde ricadute sul piano economico, sociale e politico – non ultima la proliferazione di movimenti nazionalisti e xenofobi speculano su di un tessuto sociale impoverito e spaventato da decenni di riforme neo-liberiste, precarizzazione e austerità – ma i che stanno venendo al pettine non riguardano il tema della cosiddetta "accoglienza".

La decisione tedesca di selezionare i migranti da accogliere a braccia aperte e quelli da respingere, infatti, sembra avere poco a che fare con ragioni di carattere umanitario. Altrimenti perché lasciare fuori chi fugge dalla povertà, dalla depredazione economica o da altre forme di ingiustizia?

Piuttosto si palesa la vera sfida posta ai paesi europei dalle migrazioni di massa: integrare quote consistenti di forza lavoro specializzata ma a basso costo (come quella proveniente dai paesi arabi laici come Siria e Libia) e comprimere ulteriormente il costo del lavoro come unica ricetta per rilanciare la competitività delle stagnanti economie continentali.

Una partita che si gioca all'interno della stesse Unione Europea ed ha come posta in gioco la competitività a la trasformazione del mercato del lavoro, ma che non trova nessuna opposizione o alternativa che metta al centro i diritti dei lavoratori.

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