
Sono attualmente 219, di cui 38 donne, i detenuti politici curdi che stanno partecipando allo sciopero della fame a oltranza in 27 carceri turche. La protesta ha lo scopo di condannare il «sistema fascista e razzista della Turchia di Erdogan» e denunciare «le pratiche arbitrarie dell'amministrazione carceraria e le crescenti violazioni dei loro diritti». Le condizioni dei detenuti nelle carceri turche, infatti, sono sensibilmente peggiorate a seguito dell'inasprimento della repressione contro ogni forma di opposizione da parte del governo turco. In particolare si denunciano la pratica dell'isolamento, della tortura e di trattamenti degradanti.
Con questa iniziativa i detenuti rivendicano la fine all'isolamento dei prigionieri politici, in particolare a quello del Leader Abdullah Ocalan, la cessazione dei maltrattamenti da parte dei guardiani durante le visite dei familiari, misure per la cura delle prigioniere e dei prigionieri malati, la cessazione delle violazioni dei diritti delle detenute e dei detenuti, la fine dei fermi e degli arresti legati all'aver espresso opinioni e aver svolto lavoro politico e la fine della repressione politica e militare della popolazione.
Tuttavia, nonostante lo sciopero della fame vada avanti ormai da 58 giorni e molti prigionieri politici si trovano già in condizioni di salute critiche, il governo turco sembra deciso ad ignorare completamente la protesta. Una situazione aggravata dal pressoché totale silenzio mediatico sulla vicenda.
Per questo le organizzazioni curde stanno lanciando appelli alla solidarietà per rompere il muro di silenzio e per fare pressioni sulle organizzazioni internazionali per i diritti umani ed i governi europei affinché predano posizione ed agiscano al più presto.
Oggi stesso è prevista un'iniziativa a sostegno delle richieste dei prigionieri politici in sciopero della fame di fronte alla sede del Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d'Europa a Strasburgo: avrà inizio uno sciopero della fame a oltranza irreversibile al quale prenderanno parte 50 dirigenti del Congresso Europeo delle Società Democratiche ed esponenti del mondo politico e della cultura.
Sul sito http://www.uikionlus.com è possibile leggere il testo dell'appello alla solidarietà.
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