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Geografia del mondo in guerra

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Più della metà del mondo è in Guerra: 62 sono gli Stati coinvolti con guerre intestine e conflitti più o meno visibili.  Proviamo a discutere e riflettere su alcune aree geografiche in guerra per iniziare a studiare il problema "guerra di guerre". Ho trovato un articolo che riportava questa tabella:
"Europa 9, Africa 25, Asia 15, Medio Oriente 8, Sud America 5. I gruppi etnici coinvolti sono più di  549 e di varia natura: indipendentisti, cartelli della droga, ribelli; sparsi ovunque con tante piccole lotte tra gruppi tribali, culturali e religiosi. Dunque, l'Europa, ha 9 Stati coinvolti direttamente in conflitti, eccone alcuni: l'Ucraina (guerra civile tra ribelli filo-russi e esercito regolare), la Cecenia (scontri tra l'esercito russo e miliziani indipendentisti), il Daghestan (attacchi da parte di milizie islamiche). Per non parlare dei focolai, ancora non sopiti,  nei Balcani.

Il continente africano "ospita" il maggior numero di conflitti, con 25 Stati coinvolti in guerre. Le aree più calde sono: l'Egitto (instabilità successiva alla rivolta del 2011), il Mali (continui scontri con Tuareg e milizie islamiche), la Nigeria (attacchi delle milizie islamiche, in particolare dei Boko Haram), la Repubblica Centroafricana (guerra civile),  Congo diviso tra Brazzaville e la Repubblica Democratica del Congo  divisa da un fiume, il vecchio Zaire (con razzie di gruppi armati nelle regioni orientali), la Somalia (guerra civile in corso dal 1991), il Sudan diviso tra nord e sud (continui scontri tra l'esercito di Kartoum e milizie ribelli) e il Sud Sudan con conflitti tra tribù.
Inoltre c'è il Sahara occidentale occupato dal Marocco  e che aspetta da oltre quaranta anni l’autodeterminazione.

A seguire, l'Asia con 15 Stati coinvolti in guerre, tra cui particolarmente cruente sono quelle combattute in: Afghanistan, guerra in corso dal 2001 e prima voce del PIL perla guerra , Birmania-Myanmar (guerra civile tra l'esercito e l'etnia Kokang), Filippine (dal 1990 continui scontri tra guerriglieri comunisti e l'esercito locale), Pakistan (scontri tra l'esercito e milizie antigovernative), Thailandia (violenze successive al colpo di Stato del maggio 2014)

In Medio Oriente sono 8 Stati, attualmente in guerra, di cui la più nota è sicuramente quella in corso tra Palestina e Israele. Altre aree calde sono: l'Iraq (scontri tra governo locale e milizie islamiche, in particolare ISIS), la Siria (guerra civile in corso dal 2011) lo Yemen (scontri tra l'esercito regolare e le milizie islamiche che, a loro volta, combattono tra loro).

Infine nelle Americhe 5 Stati sudamericani stanno combattendo dei conflitti contro gruppi separatisti, cartelli della droga , milizie locali. Tra questi occorre ricordare: la Colombia (guerra civile in corso dal 1964 ), il Messico (continui scontri tra l'esercito locale e i cartelli della droga).

Il numero di conflitti attualmente in corso è davvero incredibile. Senza voler sminuire in alcun modo nessuno dei casi sopra elencati, cercheremo di identificare i 5 conflitti più cruenti combattuti oggi nel mondo, per fare ciò prenderemo come riferimento i dati forniti dall'Uppsala Conflict Data Program, un programma del Peace Research Institute di Oslo il cui scopo è quello di diffondere informazioni rilevanti sui conflitti attivi, distinguendoli a seconda del numero di vittime, della durata del conflitto, della tipologia.

Esistono, vari parametri che possono essere utilizzati per stabilire il livello di gravità di un conflitto. Dal momento che il nostro scopo, tuttavia, è quello di individuare i 5 conflitti più violenti combattuti oggi nel mondo, utilizzeremo come punto di riferimento il numero di vittime registrate a partire da gennaio 2014.

Ecco alcuni dei conflitti più catastrofici:

Israele-Palestina

Il conflitto israelo-palestinese ha avuto origine nel 1948 a seguito della decisione delle Nazioni Unite di riconoscere al Movimento Sionista il diritto di creare uno Stato, quello di Israele, all'interno del territorio palestinese. Secondo i dati forniti dall'Uppsala Conflict Data Program questa guerra, la più longeva oggi combattuta, ha causato nel tempo oltre 22 mila vittime. Nonostante l'incredibile durata di questo conflitto il numero complessivo di vittime rimane "limitato" se comparato con altre guerre, così come il numero di morti registrati a partire da gennaio 2014. Ad oggi, infatti, circa 1.650 palestinesi hanno perso la vita, a cui debbono aggiungersi circa 60 israeliani deceduti dall'inizio del conflitto. La caratteristica che contraddistingue questa guerra è l'enorme disparità tra le forze in campo, ed è proprio questo, probabilmente, il motivo per cui il numero di vittime è relativamente basso se si tiene conto che Israele e Palestina si combattono da quasi 70 anni.

Pakistan

Un violento conflitto è in corso nelle regioni nord-orientali del Pakistan tra l'esercito regolare e varie milizie islamiche, in particolare i guerriglieri di al-Qaeda. Questa guerra civile è scoppiata nel marzo del 2004 quando un gruppo di soldati pakistani venne attaccato nello Waziristan del sud da miliziani islamici appartenenti ad al-Qaeda. Questi primi scontri furono la conseguenza della decisione del governo pakistano di occupare militarmente le regioni nord orientali del paese, situate al confine con l'Afghanistan. Proprio da queste regioni il Pakistan aveva sferrato i propri attacchi contro l'Afghanistan, nel corso della guerra dichiarata dagli Stati Uniti il 7 ottobre del 2001. Negli ultimi 10 anni circa 55 mila persone sono morte. Da gennaio 2014 i decessi sono stati circa 2.500, trasformando la questione pakistana nel quarto conflitto più cruento combattuto oggi nel mondo.

Nigeria

Il Petrolio e le terre dove si trova sono il motivo di questa guera. La nazione è in crisi da quando nel 1999 è iniziata un'insurrezione islamica il cui scopo è quello di imporre nel paese la Sharia, la legge islamica. Dal 2009 la pericolosità di questo conflitto è aumentata a causa dei Boko Haram, un gruppo islamico armato che ha iniziato una vera e propria guerra contro l'esercito regolare nigeriano, conquistando diversi territori nelle regioni settentrionali e imponendovi la Sharia. Dal 1999 ad oggi  circa 11 mila persone sono morte, con un ritmo che ha subito una brusca accelerazione negli ultimi due anni. A partire da gennaio 2014, infatti, le vittime nigeriane sono state oltre 5 mila.

Iraq

L'insurrezione irachena è iniziata il 18 dicembre del 2011, cioè dopo il ritiro delle truppe americane presenti in Iraq dall'inizio della Seconda Guerra del Golfo. Gruppi sunniti, responsabili di sporadici attacchi durante l'occupazione americana, iniziarono una vera e propria guerra contro il Governo sciita guidato dal Primo ministro al-Maliki.
La miopia del leader iracheno, che ha adottato una politica settaria volta a concentrare il potere nelle mani degli sciiti, non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco e porre le basi per l'attacco sferrato dalle milizie dell'ISIS. Il gruppo jihadista, rinnegato dai leader di al-Qaeda, ha combattuto per tre anni contro quella parte dell'esercito siriano fedele ad Assad. Nel giugno del 2014, approfittando dell'incapacità di al-Maliki di mantenere l'ordine pubblico, ISIS ha sferrato un violento attacco contro le regioni settentrionali del paese istituendo, successivamente, un califfato islamico alla cui guida è stato nominato al-Baghdadi. Dall'inizio dell'insurrezione circa 22 mila persone sono morte. In questi ultimi anni il numero dei decessi è aumentato esponenzialmente nell'ultimo anno, tanto che da gennaio 2014 circa 7 mila e cinquecento individui hanno perso la vita.

Siria

La guerra civile combattuta in Siria dal 2011 vedeva inizialmente una netta contrapposizione tra i ribelli anti-Assad, sostenuti dai paesi occidentali e il presidente siriano, che godeva del supporto di diversi Stati asiatici e mediorientali, tra cui la Russia, Cina e l'Iran. Nel corso degli anni, tuttavia, l'illusione che la rivolta siriana consistesse in un conflitto tra un tiranno, Assad, e un popolo oppresso, i siriani, è sparita. Al suo posto troviamo oggi una guerra civile in cui i principali gruppi ribelli sono associati con al-Qaeda o con altre milizie estremiste come l'ISIS, e compiono atrocità del tutto simili a quelle imputate ai militari di Assad. La drammaticità di questa guerra civile, balzata agli onori della cronaca nel 2011 ma rapidamente dimenticata, è chiaramente dimostrata dal numero delle vittime. In 3 anni di conflitto, infatti, oltre 250 mila persone sono morte. Solamente da gennaio 2014 quasi 30 mila individui sono deceduti, rendendo la guerra civile siriana il più violento conflitto combattuto oggi nel mondo.

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 13 Aprile 2017 16:22 )  

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