"Gdeim Izik" ormai è una parola che ricorda i tragici fatti del 2010
Oggi, Lunedì 13 marzo 2017, davanti alla Corte d’Appello di Rabat è iniziato il processo ai 24 prigionieri politici sahrawi per i fatti di Gdeim Izik, il Campo della dignità, dove 20.000 sahrawi si erano accampati tra ottobre e novembre 2010 nei pressi di El Aiun nel Sahara Occidentale occupato, e smantellato militarmente dall’esercito marocchino.
Il processo è già stato rinviato due volte di seguito, in dicembre e in gennaio, a seguito della decisione della Corte di Cassazione di annullare le condanne davanti al Tribunale militare e rinviare il processo davanti alla giustizia civile.
Il processo si apre in un contesto di tensioni e di provocazioni da parte delle autorità di occupazione.
Il processo si apre in un contesto di tensioni e di provocazioni da parte delle autorità di occupazione.
La moglie di Naama Asfari, uno dei prigionieri politici, si è vista rifiutare, un mese fa e per la seconda volta, l’ingresso in Marocco per poter visitare il marito in carcere. I mezzi di informazione martellano l’opinione pubblica presentando i prigionieri come criminali (sono accusati di presunti assassini di agenti della sicurezza), mentre sono tra le tante vittime del violento smantellamento dell’accampamento. La “giustizia” si è finora rifiutata di prendere in considerazione le violazioni procedurali e le denunce di tortura e di maltrattamenti subiti dai prigionieri.
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