DEApress

Tuesday
Sep 08th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Terrore di guerra a Diyarbakir

E-mail Stampa PDF

DiyarbakirLa città vecchia della metropoli curda nel sudest della Turchia è chiusa militarmente. È interrotto l’approvvigionamento di acqua e elettricità. Durissimi combattimenti con attivisti.
L’operazione dell’esercito turco costringe migliaia a fuggire da Sur, la città vecchia di Diyarbakir.

«Quando sento gli spari, le bombe, penso ogni secondo che di nuovo una madre perde suo figlio» dice Zarife Özbekli, mentre ci troviamo nell’ufficio dell’organizzazione per gli aiuti umanitari Rojava Dernek. Il fuoco dei fucili è vicino, a meno di 500 metri si combatte. Centinaia, se non migliaia di soldati, poliziotti e appartenenti a dubbiose unità speciali, hanno completamente chiuso ampie parti di Sur, centro storico della più grande città curda della Turchia, Diyarbakir (in curdo Amed).
Le unità operative combattono in modo accanito e senza remore i militanti curdi che vi si sono asserragliati. Non passa giorno senza notizie di civili uccisi, spesso giovani, a volte bambini. Zarife Özbekli sa com’è perdere qualcuno che si ama. Suo figlio è caduto nella difesa di Kobane. Ora è qui per appoggiare coloro che sono rimasti senza niente a causa della guerra che il governo turco conduce contro il movimento curdo per l’autonomia. «Al momento dobbiamo documentare dove hanno trovato rifugio le famiglie e quali sono le necessità».

È un compito quasi impossibile da svolgere. Perché come qui a Sur, a Sirnak, Silopi, Cizre, decine di migliaia sono in fuga dalla violenza dello stato. «Distribuiamo pacchi alimentari che contengono alimenti di base. E andiamo nelle case nelle quali si sono rifugiate le persone e chiediamo loro di cosa hanno bisogno. Poi cerchiamo di procurarglielo» racconta Özbekli.
Sur, l’area di Diyarbakir, nella quale sono in corso i combattimenti, si compone a sua volta di quattro quartieri: Hasirli, Fatihpasa, Iskenderpasa e Lalebey. I primi due sono completamente chiusi, qui si concentrano gli scontri. A Iskenderpasa e Lalebey hanno trovato rifugio molti degli sfollati. Hanno dovuto lasciare le loro case, alcuni hanno trovato alloggio provvisorio presso parenti, altri sperano nelle organizzazioni umanitarie curde. Numerose famiglie che vivono a Sur, non sono in fuga per la prima volta. Quando negli anni ’90 la guerra tra Ankara e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) si è inasprita, si è svolta soprattutto nei villaggi. Da lì i civili sono fuggiti nelle città, Sur era uno dei punti di arrivo centrali.
«Mio marito è un lavoratore edile, ora non ha più lavoro» racconta una giovane donna che per paura della repressione non vuole dire il suo nome. A Hasirli pagava 250 Lire di affitto, ora sono 400. I sei bambini della famiglia non possono andare a scuola, manca tutto. Anche nella sua nuova casa non si sente sicura. «La guerra è arrivata anche qui» dice. A pochi metri di distanza alcuni giorni fa è morto Melek Alpaydin: mentre la 45enne preparava la colazione, una granata ha colpito la sua cucina.
Se ci si sposta in direzione della zona sinistrata, al più tardi nella centrale Via Gazi che divide la zona ancora percorribile da quella chiusa, si vede quale brutale macchinario di guerra viene impiegato lì. Ogni 20 metri si passa accanto a ripari improvvisati con sacchetti di sabbia nei quali prestano servizio poliziotti e soldati pesantemente armati. Per strada ci sono carri armati, accanto unità speciali camuffate. Sbarre dietro alle quali iniziano fortificazioni, chiudono le vie laterali che portano nell’area di Sur dove giovani curdi oppongono resistenza armata.
Nelle zone dei combattimenti la situazione umanitaria è ancora più precaria. Gli abitanti possono entrare e uscire da un unico ingresso dopo un’approfondita perquisizione – ogni tanto, a seconda di quello che di volta in volta decidono le forze di sicurezza. «Non lasciano passare alcun tipo di aiuti nelle zone sotto coprifuoco. Niente, nemmeno il pane. E hanno distrutto la rete idrica ed elettrica». È una politica di punizione collettiva di quelli che non vogliono lasciare il loro quartiere. Lo stato usa come armi la fame e la sete.
Il pericolo costante di essere uccisi lascia tracce. Molti bambini hanno problemi psichici, dice Giyassettin Sehir del Centro Culturale Dicle-Firat a Sur-Iskenderpasa. «Cerchiamo di distrarre i bambini traumatizzati con musica e teatro, di normalizzare la loro vita». Ma non tutti hanno accesso a questa possibilità. «Nelle zone sinistrate anche noi non possiamo entrare. I bambini che vivono lì, non li raggiungiamo». A questo si aggiunge che fuori dalle zone chiuse il pericolo è onnipresente. «Una garanzia di vita qui non c’è più da nessuna parte». La situazione può cambiare solo in due direzioni, dice Sehir. O ci sarà una pace vera, o i combattimenti diventeranno una vera guerra civile. Lo stato, questo a Sur si percepisce in ogni secondo, si è preparato per questa seconda possibilità.

di Peter Schaber, Diyarbakir

Fonte: https://www.jungewelt.de/2016/01-20/012.php
da uikionlus.com

«

Share

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 21 Gennaio 2016 10:43 )  

Concorsi & Festival

https://zonadiguerra.ch/

Ultime Nove

Silvio Terenzi . 07 Settembre 2026
Mariano Turigliatto"Di qua dal mare" Mariano Turigliatto, già docente, formatore e oggi tutore di minori stranieri non accompagnati, pubblica “Di qua dal mare”, romanzo uscito in prima edizione nell’agosto 2024 e riproposto in seconda edizione nel m...
Silvio Terenzi . 07 Settembre 2026
Mariano Turigliatto"Di qua dal mare" Mariano Turigliatto, già docente, formatore e oggi tutore di minori stranieri non accompagnati, pubblica “Di qua dal mare”, romanzo uscito in prima edizione nell’agosto 2024 e riproposto in seconda edizione nel m...
DEAPRESS . 07 Settembre 2026
Inaugurazione della mostra: "Retrospettiva di Silvana Grippi", Centro D.E.A., 12 settembre 2026. Mostra fotografica: La memoria sommersa del Meditarraneo. Firenze, 7 settembre 2026 –Sabato 12 settembre alle ore 19.00 si terrà l’inaugurazi...
Silvana Grippi . 05 Settembre 2026
Il Centro Didattica-espressione-ambiente (D.E.A.) è arrivato all'ingresso dei suoi quaranta anni di lavoro sociale e cultutale, pertanto intendiamo aprire le attività di settembre con molti incontri e mostre sia a Firenze che in altre parti d'...
Sara Bonafè . 05 Settembre 2026
    Siete invitati alla retrospettiva REPORTAGE DI SILVANA GRIPPI Galleria FurarArt in via degli Alfani 18 R . Firenze   La mostra sarà visibile dalle 9.00 alle 17.00 Serate video dei viaggi di vanù e fabio   INCO...
Antonella Burberi . 04 Settembre 2026
Il 6 settembre torna la Domenica Metropolitana Domenica torna l’appuntamento con i Musei Civici Fiorentini e Palazzo Medici Riccardi gratis per i residenti della Città Metropolitana     Per le famiglie con bambini è in programma Marzocco, il le...
Antonella Burberi . 04 Settembre 2026
Lunedì nel Blu 2026: settembre al Museo Stefano Bardinitra collezionismo, arte e storie fiorentine   Quattro appuntamenti, dal 7 al 28 settembre, per approfondire la figura di Stefano Bardini,le sue collezioni e il mondo dell’antiquariato.In occa...
Antonella Burberi . 04 Settembre 2026
riceviamo e pubblichiamo L’Archivio Storico del Comune di Firenze celebra 50 anni a Palazzo Bastogi: porte aperte per le Domeniche Metropolitane tra teatro, mostre e memoria A mezzo secolo dall'istituzione formale nella sede di via dell'Oriuolo, l'...
Antonella Burberi . 04 Settembre 2026
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO   L’Archivio Storico del Comune di Firenze celebra 50 anni a Palazzo Bastogi: porte aperte per le Domeniche Metropolitane tra teatro, mostre e memoria A mezzo secolo dall'istituzione formale nella sede di via dell'O...

Galleria DEA su YouTube