Mariano Turigliatto
"Di qua dal mare"

Mariano Turigliatto, già docente, formatore e oggi tutore di minori stranieri non accompagnati, pubblica “Di qua dal mare”, romanzo uscito in prima edizione nell’agosto 2024 e riproposto in seconda edizione nel marzo 2025. La storia nasce dall’esperienza reale di Saber, ragazzo tunisino seguito dallo stesso autore. Turigliatto sceglie di aprire il racconto dal ritorno. Saber è su una nave diretta verso Tunisi, con i documenti in regola e alcune valigie piene di regali. Solo successivamente il romanzo ricostruisce ciò che è accaduto prima: la fuga dalla Tunisia, l’arrivo in Italia, le comunità, il carcere, lo spaccio, la dipendenza e la lenta ricerca di una vita possibile. Questa struttura dà al mare un significato che supera il semplice confine geografico e si getta dentro le pieghe del sociale, del sentire umano. Lo stesso spazio attraversato nella paura diventa anni dopo il luogo dal quale guardare indietro e far di conto. È quasi una linea tracciata sull’acqua tra due versioni dello stesso ragazzo. La forza del libro sta soprattutto nella voce di Saber. Non è ripulita né resa esemplare, non ci sono cliché politicamente corretti e aforismo buoni ai social. Il protagonista giudica, sbaglia, si contraddice, porta con sé pregiudizi e fragilità. Proprio questa imperfezione impedisce al romanzo di trasformarlo in un simbolo astratto della migrazione. Saber rimane una persona precisa, spesso difficile, continuamente costretta a misurarsi con le conseguenze delle proprie decisioni. Anche il cambiamento non viene raccontato come una conquista definitiva. Il lavoro, il permesso di soggiorno e la scuola non cancellano le cadute. Saber continua a perdere occasioni e a scoraggiarsi, ma comincia almeno a riconoscere i propri errori. La copertina, con una figura di spalle davanti al mare, sintetizza bene questa condizione: il viaggio non finisce quando si raggiunge una riva. “Di qua dal mare” è in definitiva un romanzo di formazione nel senso più concreto del termine: crescere significa capire che nessuna distanza geografica può evitare per sempre il confronto con se stessi.