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Festival Dei Popoli Firenze

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festival dei popoli

Il documentario ti sbatte in faccia la realtà. Lo fa con un linguaggio raffinato, frutto di elaborazione stilistica e ricerca estetica. Ma sempre di realtà si tratta: complessa, ambigua, contradditoria; e perciò sempre così difficile da comprendere. Lontana dalle semplificazioni a cui la contemporaneità ci vorrebbe abituare, da quegli slogan utilizzati a piene mani dalla pubblicità, dall’informazione-spettacolo o dalla politica-rissa, linguaggi che tendono sempre più a somigliarsi. Uno slogan è facile da inculcare, “suona bene”, come un aforisma, ma a differenza di questo non contiene ambiguità, non dà adito ad una pluralità di interpretazioni. E’ facile da comprendere, semplice da ricordare. Anestetizza i pensieri.

Il cinema documentario si muove in un'altra direzione. Non offre certezze, non consente che ci si rilassi sulla poltrona. Sollecita questioni, domande, curiosità, le stesse che, al termine di ogni proiezione, i nostri spettatori sono invitati a rivolgere ai registi ospiti del festival. Ha senso frequentare un festival di cinema documentario ricavandone, implacabilmente, una sensazione crescente di instabilità? Un preoccupante vacillare delle nostre certezze di spettatori, di cittadini, di esseri umani? Se saremo riusciti a creare in ciascuno di voi un tale stato di incertezza - accompagnato beninteso dalla consueta cordialità che contraddistingue gli “incontri con il cinema” da noi proposti - allora ci sembrerà che il nostro impegno avrà raggiunto il suo obiettivo.

Tempi difficili esigono che i singoli si facciano portatori di valori radicati, per cui valga la pena spendersi e battersi. Perdonate la punta di orgoglio, ma nessuno dei film che compongono il programma di questa 54a edizione mira al puro intrattenimento. Il cervello degli spettatori, insieme ad altri organi sensibili, saranno costantemente sollecitati, stuzzicati, provocati da vicende mai banali, raramente viste sullo schermo, che li metteranno in contatto con realtà socio-politiche, contesti culturali, esistenze, condizioni di vita senza vincoli geografici. Storie che, per quanto distanti tra loro sul mappamondo, mantengono inalterate la sensazione di essere autentiche, in quanto vissute in prima persona e catturate “a caldo” dall’occhio della camera.

“Reality is more” è la frase-chiave che sintetizza tutto questo. Lo ammettiamo, anche noi abbiamo fatto ricorso ad uno slogan ma – almeno nel nostro caso – è interattivo e non pretende di essere preso per assioma, al contrario chiede di essere personalizzato da ciascuno di noi. Insomma, si tratta di un gioco a cui siete tutti invitati a partecipare.

A partire dalla questa edizione, il festival si arricchisce di un nuovo spazio – Doc at Work – realizzato grazie al sostegno di Regione Toscana e FST - Fondazione Sistema Toscana, che ringraziamo per la fiducia concessa al progetto. Incontri, workshop, presentazioni di libri e DVD, dibattiti con gli autori e con gli ospiti del Festival si articoleranno in un programma che si propone di alimentare la riflessione sul documentario come linguaggio della contemporaneità. Doc at Work ospiterà anche un evento Industry (riservato ai professionisti) per la presentazione di progetti di film in fase di sviluppo (Pitching Forum) o di completamento (Rough Cut Presentation) ad un'audience di commissioning editors, film buyers e professionisti di provenienza internazionale. L'evento mira ad affiancare alla consueta rassegna della migliore produzione documentaristica contemporanea, un nuovo spazio dove immaginare, costruire e finanziare il cinema del futuro.



MIGLIOR LUNGOMETRAGGIO
Per Ulisse (Italia/Francia, 2013)
di Giovanni Cioni
Attraverso la metafora del viaggio catartico, questo film appartiene veramente alla gente, è fatto con la gente piuttosto che su di essa. Trasformando indimenticabili momenti di narrazione e recitazione in un cinema eccentrico, l'autore ci riporta al sentimento profondo dell'ascolto, della capacità di aprirsi e rispondere con i nostri corpi alle esperienze, alle fragilità, alle follie , alle gioie e alla bellezza intrinseca di ogni essere umano.

MENZIONE SPECIALE
Costa da Morte (Spagna, 2013)
di Lois Patiño
Ogni immagine appare come una sintesi di elementi formali, che trasformano la vastità del paesaggio in un’esperienza soggettiva, in uno stato ipnotico come quando si è passato molto tempo a guardare, solo guardare, il movimento costante della natura.

PREMIO MIGLIOR MEDIOMETRAGGIO
A’ IUCATA (Svizzera, 2013)
di Michele Pennetta
Nel celebrare la relazione tra brutalità e sensualità, l'autore indaga la tensione tra il corpo e la rappresentazione di una comunità.

PREMIO MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Cha Fang (Cina, 2013)
di Zu Rikun
Una forma cinematografica sperimentale nata dall'urgenza di documentare e denunciare. Con profondo impegno verso il proprio presente e utilizzando il proprio stesso corpo in qualità di cittadino, l'autore costruisce un documentario - performance che si rivela essere essa stessa un atto di resistenza.

TARGA GIAN PAOLO PAOLI AL MIGLIOR FILM ETNO-ANTROPOLOGICO
Buenos Dias Resistencia (Spagna, 2013)
di Adrián Orr
L'autore si installa nella casa del suo amico per svolgervi un'intima osservazione che trasforma piccoli momenti in un'avvincente storia di rapporti familiari e interruzioni. Pur non dichiarandosi prettamente “etnografico”, la combinazione di fiction e documentario si traduce in una “descrizione densa” che va al di là del cosiddetto “film etnografico” per coinvolgerci in una lucida poesia filmata con generosità.

 

Maria Grazia Silvestri

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