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Europa: sogni e delusioni

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Leggendo il Daily Telegraph il Presidente USA sembra essere sempre più preoccupato per una ipotetica uscita di Londra dalla Ue.

Washington – si legge nel quotidiano americano – ha sempre potuto contare sulla collaborazione del Regno Unito per sostenere le sue posizioni in particolare nella politica estera; è un sodalizio ormai storico che protegge entrambi da una deriva verso il protezionismo.

Sembra che anche il governo britannico sia preoccupato per l'avanzamento dell'Ukip – il partito che vuole far uscire Londra dall'Europa, e che si sta affermando come la terza forza della politica britannica -. il quale punta a conquistare i delusi di Cameron.

La scesa dell'Ukip sta innervosendo i Tory e a ragion veduta. – si legge sul The Guardian – L'Ukip conta già 12 parlamentari europei mentre alla Camera del Lord ci sono altri tre membri di Ukip ed ex Tory. Il partito al momento ha 158 suoi iscritti in servizio in vari consigli, anche se si tratta di consigli municipali o parrocchiali il loro numero è in costante aumento – scrive The Guardian – per le continue ribellioni dei conservatori.

Ancora si legge su Presseurop. – stampa europea online – Colm Toibin irlandese, docente all'Università di Pricenton negli Stati Uniti, scrive al quotidiano svedese Dagens Nyheter dove esprime la sua delusione dal pensiero di un tempo, dove la caduta del muro faceva ben sperare su possibili aperture sociali di una migliore umanizzazione.

La crisi dell'eurozona sembra aver cancellato i sogni e i valori che avevano ispirato l'integrazione europea.

Alcuni dei cambiamenti introdotti sono stati meravigliosi in ogni caso. - afferma Toibin – Abbiamo potuto attraversare le frontiere d'Europa senza far timbrare i nostri passaporti o affrontare alcun tipo di controllo. Abbiamo potuto spedire merci senza dover pagare tasse doganali. Abbiamo potuto vivere e lavorare ovunque ci piacesse in Europa. Io ho adorato – dichiara Toibin al Dagens Nyheter – il modo con il quale l'Europa occidentale ha abbracciato i paesi dell'Est dopo il 1989. Ho adorato – prosegue il docente- l'dea che il concetto di nazionalità e nazionalismo appartenessero al sogno del XlX secolo e all'incubo del XX ormai finito. Ho adorato perfino l'euro quando è arrivato ed ero fiero che l'Irlanda ne fosse parte fin dall'inizio.

Sogni e speranze di gente comune e intellettuali, persone di cultura e no che vedevano nell'unione europea una migliore convivenza tra cittadini del mondo, una migliore tutela dei diritti civili, sociali e umani. Invece si è assistito ad una sempre maggiore incoerenza dei valori della vita, lasciando spazio, troppo spazio, al valore numerico.

L'euro che inizialmente poteva significare una positività, si è trasformato - da modello neutro quale è – ad una sorta di “nefasto evento” poiché alla maggior parte dei Paesi ha significato più sacrifici che benefici.

In molti Paesi d'Europa, ormai, ci sono fazioni all'interno dei rispettivi parlamenti, i quali vorrebbero uscire dalla moneta unica e tornare a quella nazionale. Evidentemente restano nostalgici ricordi che andrebbero ad aumentare di non poco i problemi di crisi di ciascun paese condannato all'emarginazione dai mercati con tutte le conseguenze economiche che comporterebbe nella compagine internazionale.

Quando abbiamo dato inizio a questa grande avventura forse dovevamo chiederci se la sua grandezza avrebbe potuto essere equamente gestita dall'uomo.

Adesso rimane la speranza che dietro gli scranni europei non siedano soltato dei severi ragionieri ma degli illuminati umanisti che possiedano saggezza e lungimiranza.

 

 

 

 

 

 

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