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SE IL TEMPO NON AVESSE RISPOSTE. GIACOMO LARICCIA 2

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Viene quasi da se la domanda sul tuo disco RICOSTRUIRE,una sorta di visione di quello che saremo nel futuro.

RICOSTRUIRE, come ti dicevo prima, è un disco che è nato da una riflessione intima sulla mia vita. Le canzoni affrontano il tema della fragilità da diversi punti angolature: la fragilità del proprio equilibrio personale, quella delle relazioni d'amore, della vita o delle relazioni fra le generazioni.  
Viviamo in una società che mette in discussione i punti fondamentali dell’equilibrio di una persona e questo non fa altro che rendere ancora più fragili le nostre vite. Inoltre ho scritto le canzoni in un periodo in cui la terra, non metaforicamente ma realmente, tremava sotto i nostri piedi, in cui l'Europa, e il Belgio per primo, affrontava i traumi degli attentati del fondamentalismo islamico. Tutti questi elementi e forse anche la fase che stiamo vivendo oggi con il Coronavirus, non fanno altro che mettere in discussione le nostre certezze e rendere più insicure le nostre vite.  

L’uomo, se accetta la fragilità che ha cercato di nascondere proteggendosi con delle illusioni tecnologiche, non può che riscoprire la sua vera natura e questo lo porterà ad essere in contatto più armonico con il mondo che lo circonda. Siamo ospiti in questo mondo, non dimentichiamolo. 

Le canzoni che sto scrivendo e pubblicando in questo periodo affrontano un tema che è consequenziale a quella della fragilità ovvero il tema della libertà e dei limiti: non tutto col quello che è tecnicamente possibile ci è concesso. La nostra natura umana e il mondo che ci circonda hanno dei limiti che se vengono superati portano con sé conseguenze disastrose come quella che stiamo vivendo in questi giorni. 

Come reagire a questa fragilità? Non ci sono reazioni che possano limitare la nostra sensazione di fragilità, è la nostra realtà. Noi dobbiamo cercare di ricostruirci interiormente e ricostruire il nostro mondo in maniera più equa senza avere paura degli inciampi e delle cadute. Se è vero che un invisibile e minuscolo nemico può mettere KO tutto il pianeta, dai paesi più tecnologicamente avanzati a quelli più rurali, è vero anche che l'umanità ha la forza di rialzarsi in piedi per ricostruire un mondo più giusto. 

Oggi si è molto fragili? 

Ho risposto a questa domanda in alto, credo 

Da quali strade sei partito per arrivare alla musica? 

La musica è stata una costante nella mia vita a partire dalla mia infanzia e adolescenza. ci sono quindi arrivato molto presto anche se subito dopo la scuola durante gli anni dell'università mi sono in qualche modo allontanato da essa e mi sono perso facendo però delle esperienze umane e culturali molto interessanti. alla fine dell'università ho preso la decisione di lasciare l'Italia per concentrarmi nello studio della chitarra in un Conservatorio. questo mi ha permesso di vivere in funzione della musica per un periodo molto intenso. difficile ma bello.  

Mi parli dei tuoi riferimenti importanti (sia di vita che di musica) 

Con questa domanda rischiamo di aprire un capitolo estremamente lungo. È difficile riassumere in poche parole i miei riferimenti di vita, forse è un po' più facile riassumere quelli che sono i riferimenti della musica ma ne ho già parlato in questa intervista.  

Quanta malinconia si vive vedendo la vita che finisce come in questo tempo? 

Non vorrei sembrare una persona tendente al depressivo, chi mi conosce sa che tendo sempre a guardare il lato positivo delle cose, ma l'idea della morte mi accompagna molto spesso nella vita.  forse proprio perché amo tantissimo la vita credo che la morte sia il termine necessario e l'elemento che restituisca un senso profondo. Con questo non voglio assolutamente minimizzare la concentrazione di sofferenza che c'è stata in alcune zone d'Italia durante questa tempesta del coronavirus ma quello che mi tormenta, di quello che ascolto in radio e in televisione, non è la fine della vita in sé ma la solitudine che accompagna il momento del distacco.  Le persone che muoiono non possono condividere gli ultimi attimi con quelli che amano e ai familiari non è concesso l'ultimo saluto ai propri cari. questo lo trovo devastante. 

Come vivi questi giorni?

Devo ammettere che nonostante le notizie terribili che arrivano dall'Italia sto vivendo questo periodo di isolamento in maniera relativamente serena. cerco di non ascoltare troppo le informazioni per non entrare in un vortice nero che mi impedisca poi nella vita di tutti i giorni di lavorare e prendere le distanze da quello che succede.  Cerco di concentrarmi sulla mia vita “qui e ora” ovvero la musica e la mia famiglia. Bisogna dire che qui in Belgio il problema è molto meno sentito e anche per il fatto che ci troviamo in una situazione di lock down parziale c'è molta meno tensione rispetto all’Italia.  

Inizialmente gli italiani che vi vivono qui a Bruxelles hanno vissuto una situazione omerica.  Erano la cosiddetta “Cassandra” che preannunciava le disgrazie.  sapevamo esattamente dove la barca si stava dirigendo avendo l'esperienza diretta dell'Italia e chiedevamo che si prendessero al più presto misure forti per limitare il contagio. eravamo un po’ visti come marziani a volte per questo scherniti ma sfortunatamente il seguito degli eventi ci ha dato ragione 

Cosa farai "da grande"? 

Non ho in programma cambiamenti che stravolgano la mia vita: ho raggiunto negli anni una serenità e un equilibrio e quindi voglio continuare su questa strada. 

Voglio continuare a fare quello che amo ovvero scrivere, registrare e pubblicare canzoni e suonare dal vivo. Per il momento sono state annullate tutte le date previste per la primavera: dovevamo suonare a Parigi, a Roma ( all'Auditorium Parco della Musica) e avevamo altre date in Belgio. Non so quando quest'ultimo desiderio potrà riprendere, spero presto.

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