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Metamorfosi. Eccellenze e bellezze della nostra terra

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Quando incontri il dolore il tuo modo di stare al mondo modifica in maniera via via crescente.
Cambia la relazione, intesa come interazione umana.
Cambiano gli obiettivi e lo stato mentale con cui cerchi di raggiungerli.
Si alterano i sensi ed il peso delle cose assume una certa leggiadria.
L’animo e lo spirito sembrano così trasmutare verso una dimensione immaginativa. Paradossalmente è come se si accendesse una luce.
Vita e morte.
Alfa e omega.
Odio et amo.
Yin e Yang.
L’ancestrale dialettica degli opposti profondamente connaturata alla natura umana.

Ecco, quando fai quell’incontro lì, anche i successivi acquistano un calibro differente.
Soprattutto se hai da poco superato i venti anni e l’unica preoccupazione rimane svegliarsi presto la mattina per seguire la lezione di Demografia all’Università. In questi casi si rimane spiazzati, non fosse altro per il fatto che viene interrotto il consueto fluire degli eventi umani.
Tuttavia, ammesso che ci siano solo due modi di reagire, il primo è sicuramente quello di cercare un insegnamento anche laddove pare solo esserci il buio.

L’incontro, dunque. E l’insegnamento.
Nel mio caso personale, il quesito era abbastanza chiaro: come trasformare quell’incontro in altri più densi e proficui?
La fase della riflessione è durata un bel po’. La difficoltà era anche nel cercare di contestualizzare l’eventuale azione. Quì la risposta è fuoriuscita in maniera abbastanza fluida.
La città di Firenze, e la Toscana in generale, sono simbolo di una terra da sempre attenta alle tematiche sociali e della solidarietà. Tra i primati della città gigliata, infatti, ce ne è anche uno che, in tal senso, dona lustro all’intero territorio: nel 1244 veniva fondata la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze,la più antica confraternita italiana per l’assistenza ai malati, nonché la più antica istituzione privata di volontariato esistente al mondo.
La Misericordia: misereor (pietà) e cor-cordis (cuore). L’eleos greco, virtù morale indicante un sentimento di alleanza e vicinanza con il prossimo.

Un’eccellenza del made in Italy, al pari delle tante altre Bellezze che la terra toscana produce nella sua quotidianità. Un’eccellenza derivante dalla capacità di utilizzare e coniugare egregiamente tempo, passione e cuore. Un po’ come i grandi maestri artigiani della pelle o del legno che proprio quì trovano ampiezza e pienezza di espressione.
La certosina attenzione ai dettagli e alla scelta dei materiali dei mastri conciatori di Santa Croce sull’Arno può benissimamente essere affiancata alla lodevole opera di chi presta il suo tempo dedicandosi alla cura e all’assistenza dell’Altro.
Non è un paragone azzardato.
Compito ed obiettivo comune, infatti, è la produzione del Bello.
Il Bello come espressione di vitalità umana: strumento in grado di generare sentimenti di positività e di ricollegare l’Uomo con la sua natura più profonda. Ciò che accade, ad esempio, percorrendo la Volterrana o la strada statale umbro casentinese che conduce a Castiglion Fiorentino prima ed a Cortona poi.
Distese immense di verde e cipressi e balle di fieno.
L’immenso che si palesa e ti riconcilia con il resto del mondo.
Dal finestrino dell’auto il vento rende ancor più docile la visione di una bellezza che, nonostante la velocità, rimane sempre lì. Statuaria.
La grande bellezza che ci rammenda la grande natura.
La nostra.
E ci invita a trasportarla nella quotidianità. Anche quella più grigia ed incolore.

Ecco.
La bellezza e l’incontro.
Perché è questo ciò che ho scoperto viaggiando ma, nello specifico, entrando per la prima volta in una delle molteplici associazioni di volontariato presenti sul territorio fiorentino.
Casa Ail.
Associazione Italiana Leucemie.
L’ho scelta anche perché il nome reca in sé un senso di accoglienza e di prossimità, di ristoro e di speranze. Quelle delle numerose famiglie che da ogni dove raggiungono Firenze ed il Mayer per ridare un futuro ai loro pargoli.
L’ho scelta e continuo a sceglierla perché, nonostante tutto, è un luogo di sorrisi. E, dunque, anche di lacrime.
L’ancestrale dialettica degli opposti.
Perché qui ho trovato le eccellenze più vere e genuine.
Perché qui ho trovato la bellezza più profonda.
Quelle che, dopo aver discusso con il tuo collega sul lavoro, sono capaci con il semplice sorriso di riportarti sulla terra e comprendere la piccolezza e la grandezza di certi gesti.
Quelle che non si fermano mai, nemmeno dopo cicli e cicli di chemioterapia. Pronte a stare in movimento ed invitare gli altri a fare altrettanto. Mastri di festa ed artigiani di vitalità.
Quelle che non hanno paura ad incontrarti e ad incontrare. Anzi. Chiedono solo quello.
L’eccellenza e la bellezza di chi si impegna da anni e continua a farlo affinché altre pagine possano essere scritte e colorate. Perché il grigio ed il nero, nonostante tutto, sono banditi. Bianco è il Colore.
Candore e genuinità che corrono inesorabilmente sul filo del rasoio. A contatto con l’oscurità.
I bambini sono quanto più lontano si possa immaginare dall’idea della morte. E il loro danzare e gioire di fronte ad un pandoro donato o ad un augurio di Natale cantato ne è la dimostrazione evidente ed incontrovertibile.
L’eccellenza e la bellezza delle famiglie e dei genitori, della loro immane e contagiosa forza d’animo. Sprone ed esempio di ineguagliabile altezza. Encomiabili modelli di positività e dedizione.
L’eccellenza e la bellezza di chi, inaspettatamente, mette a soqquadro il tuo ordine mentale, sconquassando modelli precostituiti e modus pensandi preconfenzionati.
Perché da quella bellezza se ne viene contagiati presto e nel sangue e nelle vene inizia a circolare sangue nuovo.
Metamorfosi improvvise.
Perché quella bellezza si irradia penetrando nell’animo come coltello nel burro. Soavemente sovvertendo canoni e pensieri.

Quando, così, credi di essere soggetto volontario, in realtà sei già diventato l’oggetto del volontariato.
Quando varchi la soglia per tornare a casa, l’animo si ricopre di nuove vesti.
Più lucenti.
Più candide.
Più leggiadre.
Quando credi di aver assolto al tuo piacere, in realtà stai appena iniziando un processo di trasformazione e cambiamento.
Quando l’augurio e la lunga chiacchierata prenatalizia si chiude con un semplice ed aperto “grazie”, allora ti accorgi che il tuo Natale è già arrivato.
Non serve altro, per festeggiare e augurare di incontrare e valorizzare le bellezze e le eccellenze.
Quelle che cambiano la quotidianità e, forse, anche il corso degli eventi.

Simone Grasso



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Ultimo aggiornamento ( Sabato 07 Ottobre 2017 14:05 )  

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