sono state pubblicate dall'Eruostat le statistiche sull'occupazione che fotograno la situazione della formazione itlaiana in modo allarmante. I risultati della ricerca, denunciano soprattutto la scarsa occupazione - dei giovani laureati e no - mostrando i dati raccolti comparati con l'Unione Europea :
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all'età di 28 anni nell'UE risulta occupato l' 80%
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nella media italiana risulta occupato, entro il terzo anno dalla laurea, il 50%, quindi rispetto all'UE, nella graduatoria risultiamo dopo la Grecia.
Per i diplomati la situazione è ancora peggiore in quanto risulta occupato, dopo tre anni dal titolo, solo il 30,5% (40% sono diplomi professionali).
Il percorso formativo dei giovani tra i 20 e i 34 anni è quasi inutile in quanto alla fine di un titolo di studio coloro che trovano lavoro in Italia sono circa il 40%. Il dato complessivo è ben distante da quello tedesco (90%), britannico (83%), francese 75%. L'Italia ha una scuola che boccia invece di curare le capacità ed incoraggiare i giovani. Gli insegnanti appartengono ad una categoria con insegnamento vecchio stile e la loro professionalità è schiacciata dai dirigenti. L'Italia, sia sull'occupazione dei diplomati professionalizzanti e/o non professionali, risulta in ritardo e con una didattica dettata da schemi stretti e obsoleti. Solo il 30% dei diplomati dopo tre anni dal titolo trova lavoro, questo contro il 60% medio dell'Unione Europea.
La laurea breve è anche quella al penultimo posto. Dopo la crisi economica e la stretta sull'accesso alla pensione la situazione è peggiorata mentre in Germania la percentuale è cresciuta e nel Regno unito è rimasta stabile. In linea generale i tassi di occupazione dei laureati era superiore a quelli dei diplomati, mentre attualmente a causa della cattiva gestione delle scuole e della politica scelta per la formazione si è abbassato il livello di credibilità e l'occupazione risulta all'ultimo posto. Probabilmente c'è un problema di fondo che è la didattica formativa va cambiata.
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