Luigi Dei, durante la conferenza del primo giorno di insediamento, come Rettore dell'Università di firenze si è espresso in modo chiaro su tutto ciò che riguarda l'Ateneo ed il mondo della formazione.Nel complesso - ci è parso di capire - che il rettore valuta positivamente le linee guida del governo Renzi per la riforma dell'università; linee che però si inseriscono nel solco già tracciato dai governi precedenti trasformando il volto dell'università pubblica.
Dopo l'aricolo su priorità e obiettivi (http://www.deapress.com/cronache/18734-obiettivi-e-priorita-del-nuovo-rettore-unifi.html), eccoi altri stralci di quanto detto dal nuovo Rettore sulle criticità dell'Ateneo:
«Negli ultimi otto/dieci anni – dice Dei – abbiamo visto tutta una serie di misure volte a chiudere il capitolo della vecchia università autoreferenziale e ad aprire il capitolo della nuova buona università: i finanziamenti non vengono piu dati a pioggia ma secondo meccanismi di premialità; gli Atenei sono valutati e, credo, che siamo l'unico comparto della pubblica amministrazione che, in trasparenza, mette in rete una sorta di classifica; abbiamo nei C.d.A. gli esterni che aprono l'università ad un controllo giusto».
Il tasto dolente, però, resta quello della mancanza di risorse: «Dietro l'aggettivo “buono” ci devono essere investimenti. Noi abbiamo fatto, in questi anni, in condizioni di estrema difficoltà, tutto quello che ci è stato chiesto di fare. Ora chiediamo – sulla base della triade merito, valutazione e trasparenza – di vedere che arrivano i giusti incentivi a chi si sta comportando bene».
Visto positivamente anche l'ingresso dei privati nelle università pubbliche: «Dobbiamo attivare il più possibile percorsi che ci portino a reperire risorse fuori dai fondi governativi, con la consapevolezza, però, che queste risorse, legate a progetti confinati temporalemente, non possono risolvere i problemi strutturali dell'università».
Proteste contro il nuovo ISEE
«Ho già portato la questione all'attenzione del Presidente della CRUI – ci dice Luigi Dei – ma il grande problema è che la legge di stabilità non prevede alcuna risorsa per il diritto allo studio. Cercheremo di fare la nostra parte, sebbene abbiamo un potere molto limitato su questo aspetto. Abbiamo dato segnali di forte apertura, condivisi col Rettore uscente Alberto Tesi in Senato Accademico: siamo pronti a non far pagare i diritti di mora per iscrizione tardiva agli studenti che, trovandosi in questa situazione di imbarazzo, dovessero perfezionare l'iscrizione fuori tempo massimo». Tuttavia – prosegue Dei – «La soluzione numero uno è un incremento da parte del governo nazionale degli investimenti sul diritto allo studio».
Gli studenti, che ormai da settimane animano la protesta, chiedono alle istituzioni «risposte concrete per ripristinare i diritti calpestati» e denunciano un atteggiamento di chiusura da parte del DSU Toscana e dell'Assessore regionale al Diritto allo Studio Monica Barni. Le loro richieste spaziano da maggiori risorse per il diritto allo studio al reintegro degli studenti esclusi dalla borsa di studio e dal posto alloggio, mediante la riapertura del bando di assegnazione 2015/2016. Al Rettore chiedono anche una rimodulazione delle fascie di contribuzione universitaria in maniera proporzionale e progressiva, tenendo conto delle distorsioni prodotte dal nuovo ISEE.
Tornelli in piazza Brunelleschi
Il Rettore difende la scelta di installare tornelli elettronici all'ingresso della biblioteca di Lettere e Filosofia: «Credo che abbiamo fatto quello che dovevamo fare perché vi è la priorità di salvaguardare la sicurezza di coloro che lavorano, operano e studiano all'inteno dei nostri luoghi. L'Università – prosegue – dovrebbe essere auspicabilmente un luogo pubblico, di confronto e aperto alla cittadinanza, ma evidentemente ci sono dei problemi legati al degrado del tessuto urbano con cui dobbiamo fare i conti». Il Rettore esorta anche le istituzioni del territorio a «Creare sinergie per far fare un salto di qualità all'intero quartiere, nell'interesse del cittadino e della municipalità». Ci chiediamo, però, se tale riqualificazione consista nel nascondere lo sporco sotto il tappeto oppure se ci sia la volontà di affrontare le cause di esclusione sociale alla base del cosiddetto “degrado”. L'esatto contrario delle politiche di impoverimento e di austerity degli ultimi anni.
Spazi autogestiti
Durante la conferenza stampa si entra anche nel cuore delle polemiche che hanno recentemente coinvolto l'Unifi: l'utilizzo degli spazi sociali e degli ambiti di libera espressione all'interno dell'Ateneo. Secondo il Rettore: «La questione dovrà trovare una formalizzazione intorno a un tavolo, in modo che ognuno si assuma le proprie responsabilità». Sarebbe già in cantiere una "Carta dei diritti e dei Doveri degli Studenti" per regolamentare le iniziative e gli spazi concessi alle attività studentesche: «Serve una formalizzazione di cosa si può fare e cosa no. Chi si tira fuori dalla Carta va fuori, assumendosene la responsabilità».
Luigi Dei precisa, inoltre, che attualmente le iniziative studentesche sono finanziate da un apposito fondo e le proposte sono vagliate da una commissione paritetica che autorizza le iniziative consentite. «Su questo punto credo che si debba fare molta chiarezza. Tutto ciò che va fuori da questi canali non rientra nelle attività istituzionali». Alcuni gruppi studenteschi, però, hanno scelto di non richiedere alcun finanziamento dall'Ateneo per le proprie iniziative. Questo – dicono – per non sottrarre risorse alla collettività e, contemporaneamente, per mantenere la più ampia libertà di giudizio, autonomia ed indipendenza.
Chiediamo al nuovo Rettore se – anche dopo il tentativo di vietare la proiezione allo Spazio Autogestito di Novoli del docu-film dal titolo provocatorio, sui crimini dell'occupazione israeliana della Cisgiordania – ravvisi l'esistenza di pericoli per la libertà di espressione in ambito universitario. Gli chiediamo anche se la Carta dei Diritti e dei Doveri non rischi di trasformarsi in uno strumento limitante, stabilendo indebite forme di controllo su cosa sia consentito dire e cosa, invece, debba essere taciuto.
La risposta è diplomatica e rassicurante: la Carta servirà proprio per garantire un più ampio confronto democratico, dice il Rettore. Anche se molti collettivi e gruppi di studenti lamentano, già da tempo, la chiusura degli spazi di democrazia, di critica e di libera espressione di idee dissidenti all'interno dell'Università.
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