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Il mestiere della vita sul palcoscenico: l'Elvira del Don Giovanni, da Moliere a Servillo

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"Avrete imparato qualcosa il giorno in cui avrete avuto questa rivelazione interiore di ciò che siete in relazione a ciò che fate". La citazione si aggrappa alla punta dello stomaco e addosso allo spettatore, insinuandosi nella sua testa e nel suo cuore. La seduzione proviene dalla rappresentazione teatrale Elvira, in scena al Teatro Niccolini, per la regia di uno straordinario Toni Servillo, fino al 12 Marzo. In settantacinque minuti di spettacolo - prodotti dal Piccolo Teatro di Milano, da Teatro d'Europa e Teatri Uniti - si partecipa a una matrioska scenica che si sguscia a poco a poco alle intelligenze degli spettatori. Siamo nella Parigi degli anni '40, martoriata dai fascismi che abrutirono un secolo breve e le pagine di storia che sbriciolarono ai posteri. Toni Servillo guida la giovane attrice che incarna l'Elvira sedotta dal Don Giovanni di Moliere a interpretare il suo ruolo. Siamo nei preamboli della rappresentazione, nelle prove che diventano materia e oggetto di esposizione, tramite la rilettura delle Sette Lezioni tenute da Jouvet e trascritte da Brigitte Jaques, in Elvira Jouvet 40. Un purgatorio di immagini e sensazioni che Petra Valentini deve rielaborare per donarsi al pubblico in tutta la complessità del personaggio di Elvira; folgorata dalla Grazia divina, fluttua binari di angelica direzione fino al suo amante, a cui vuole comunicare l'urgenza di sottrarsi a un'imminente perdizione mediante una riconversione dei sensi e delle abitudini. Toni Servillo, nei panni di Jouvet, incoraggia l'attrice a sottrarsi a quadretti di inautentica esecuzione. Il copione deve risaltare, tra gesti, accenni e pause, e venir restituito a una fruizione tridimensionale. L'andamento dello spettacolo sorprende la platea teatrale, che segue questo andirivieni degli attori che provano il loro dialogo, spezzettandolo in un flusso di coscienza in cui ci si svuota per empatizzare lo stato d'animo e il ruolo che si porta in scena. Si prova e si riprovano sempre le stesse battute, quelle che manifestano un cambiamento del personaggio di Elvira, una Madame Bovary e una Anna Karenina salvata dall'arsenico e dai binari ferroviari per questa raffigurazione dantesca e paradisiaca dell'amore, che nella sua purezza redime dai peccati. Il ritmo della rappresentazione è scandito da questa graduale consapevolezza che fagocita chi interpreta Elvira - ora e allora nelle aule parigine di Jouvet - nella sua estasi, nel suo disincarnarsi dalle passioni della carne per farsi ancella della salvezza del Don Giovanni. Petra Valentini, che è in scena la discepola di Jouvet, prova e riprova il IV Atto del Don Giovanni proprio perché la sua razionalità, il suo labor limae la discostano dall'incoscienza in cui deve immergere il proprio corpo per trovare con fatica la chiave di lettura che, tra gli sforzi e gli scogli della performance, restituisce al pubblico il testo in tutta la sua potenza senza scadere nella monotonia. Lo sforzo che Petra ci mostra ha a che fare con la sincronizzazione della sua presenza in relazione al pubblico e in relazione a un testo, una storia. La creazione del personaggio si costruisce facendo a pezzi il proprio cuore per donarsi agli altri, costringendo la tecnica a piegarsi al sentimento perché la rappresentazione non sia artificiosa e artefatta. Lo spettacolo è un vademecum prezioso per chiunque senta questa vocazione teatrale al suo interno.

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La recitazione e la vita, in questo orizzonte di palcoscenici slabbrati, non sono poi così distanti, avendo entrambe a che fare con l'arte di smuovere la propria sensibilità per cercare nuovi punti di partenza. L'affluire dei sentimenti sgorga e zampilla in questo costante fluire di vicende attraverso cui la storia degli individui passa e si compone a seconda delle inclinazioni del suolo, seguendo la proposta ermeneutica che Jouvet ci offre di Moliere e che Servillo ripropone:

"Le riflessioni di Louis Jouvet, sul teatro e sul lavoro di attore, accompagnano da anni il mio lavoro. Una guida preziosa che ho tenuto ben presente nell'affrontare repertori diversi, da Moliere a Marivaux, da Goldoni allo stesso Eduardo, (...) l'autore italiano che con maggior efficacia, all'interno del suo meccanismo drammaturgico, favorisce l'incontro e non la separazione tra testo e messa in scena".

L'attrice che interpreta Elvira deve affidarsi al miracolo dell'intuizione, del non ragionato, del sentimento che rivela immediatamente la sua potenza, per farci sentire il passato del personaggio attraverso il suo presente e la sua presenza. Una difficoltà, quella di Petra nel ruolo di se stessa prima che nei panni di Elvira, che risulta eloquente e dirompente, nella sua attualità, per la nostra società, che si accontenta troppo presto e spesso di ciò che le viene proposto senza ponderare la propria interiorità e le proprie aspirazioni. Lo spettacolo interroga direttamente chi vi assiste, sulle sfumature della finzione e sulla partecipazione dei nostri ruoli, in un'implicita complicità, alle realtà che viviamo. Lo spettacolo inciampa nella trasmissione della voce di Hitler, che dalla radio impone la propria autorità e inibisce l'attrice nell'esibizione compiuta della sua ricerca.

L'uomo del nostro secolo, figlio della catena di montaggio e dei conflitti economici mascherati da ideali liberali, ha perso la capacità di commuoversi e di indignarsi di fronte all'ingiustizia. Siamo come quegli omini di Keith Haring che applaudono e si esaltano all'urlo della folla fattasi merce e moda. La folla che non si emoziona perché non si concede tempo e possibilità di errore e errare, intrappolata nei falsi miti che si è costruita per la paura di oltrepassare le colonne dell'ignoto, dell'incoscienza e della sensualità. Un'umanità incapace di passare attraverso le ferite della sua Ragione e che per questo inciampa in orizzonti di senso monotoni, in cui la tracotanza orgogliosa dell'essere umano è bandita dalla Terra e imprigionata ai rami secchi del Prometeo incatenato che il mito ci ha consegnato.

Giusi Giovinazzo

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 05 Marzo 2017 16:34 )  

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