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Teatro Puccini, Ascanio Celestini in: Laika

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Venerdì 15 e sabato 16 gennaio ore 21.00, al Teatro Puccini di Firenze, Ascanio Celestini, attore teatrale, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo italiano presenterà il suo ultimo spettacolo: Laika.

Il lavoro è un monologo tratto dalla pellicola del 2015 “Viva la sposa”, sempre di Celestini. La storia tira in ballo diversi personaggi particolari: innanzitutto un Gesù cieco, che vive nel mondo contemporaneo con Simon Pietro che gli da una mano. Poi una prostituta, un’anziana con l’alzhaimer, un barbone africano.. Ingredienti per uno studio sugli esseri umani da una prospettiva particolare.

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Una produzione Fabbrica srl in co-produzione con RomaEuropa Festival 2015

ASCANIO CELESTINI
in
Laika
di Ascanio Celestini
e con Gianluca Casadei alla fisarmonica
voce fuori campo di Alba Rohrwacher

portavo a spasso un cieco dalla nascita

e raccontando ad un cieco tutto quello che vedevo

io riuscivo a vedere tutto meglio

Luigi DiRuscio

LO SPETTACOLO

Un Gesù improbabile che dice di essere stato mandato molte volte nel mondo si confronta coi propri dubbi e le proprie paure. Vive chiuso in un appartamento di qualche periferia. Dalla sua finestra si vede il parcheggio di un supermercato e il barbone che di giorno chiede l’elemosina e di notte dorme tra i cartoni. Con Cristo c’è Pietro che passa gran parte del tempo fuori di casa ad operare concretamente nel mondo: fa la spesa, compra pezzi di ricambio per riparare lo scaldabagno, si arrangia a fare piccoli lavori saltuari per guadagnare qualcosa. Ascanio Celestini - LaikaQuesta volta Cristo non si è incarnato per redimere l‟umanità, ma solo per osservarla. Però Dio l’ha fatto nascere cieco e gli ha messo accanto uno dei dodici apostoli come sostegno. Il vero nome di Pietro è Simone. La radice ebraica shama significa ascoltare. Dunque Simon Pietro è colui che ascolta. È anche un uomo del popolo che non capisce bene ciò che gli sta accadendo, è spesso affrettato nelle reazioni. I Vangeli ce lo mostrano quando corre verso Cristo che cammina sulle acque per poi finire tra le onde. Ma è anche il più materiale, per ciò è chiamato Kefa che in aramaico significa pietra: è lui che paga il tributo, lui che rinnega tre volte, lui che darà vita alla Chiesa.

Nell’appartamento questo Cristo contemporaneo non vuole che entri nessun altro, ma è interessato a ciò che accade fuori. Soprattutto vuole sapere del barbone, non per salvarlo dalla sua povertà, ma per fargliela vivere allegramente. Come se il mondo fosse il parcheggio davanti alla sua finestra. Il mondo in mille metri quadrati di asfalto osservati da un paradiso-monolocale pochi metri al di sopra. Il barbone è un nordafricano scappato dal proprio paese. Durante lo spettacolo sentiremo la sua voce registrata. La voce di un vero emigrante arrivato in Italia su un barcone. Ma anche la voce di Pietro è registrata. Sarà la voce di una donna, dell’attrice Alba Rohrwacher. Anche la scena sarà scarna e senza gli oggetti che siamo abituati a vedere in un appartamento. La cecità del personaggio è resa anche attraverso una realtà che giunge sulla scena attraverso i suoni, ma non si materializza in maniera naturalista. La scelta della cecità è legata all’immagine ancestrale del cieco che acquista la vera vista perdendola. È Edipo, ma anche il personaggio di Carver in Cattedrale. È anche la cecità psichica che secondo William James “consiste non tanto nell’insensibilità alle impressioni ottiche, quanto nell’incapacità di comprenderle. Insomma non il Cristo che è vero Dio e vero uomo, ma un essere umanissimo fatto di carne, sangue e parole. Non sappiamo se si tratta davvero del figlio di Dio o di uno schizofrenico che crede di esserlo, ma se il creatore si incarnasse per redimere gli uomini condividendo la loro umanità (e dunque anche il dolore), questa incarnazione moderna non potrebbe non includere anche le paure e i dubbi del tempo presente.

IL TESTO

Come molti miei spettacoli, anche Laika sarà un monologo. Il testo è strutturato su una scaletta divisa in temi.

Come in altri lavori (Discorsi alla nazione, La fila indiana, Il piccolo paese, …) ogni sera lo spettacolo può cambiare al variare della scaletta, e soprattutto dell’improvvisazione sui vari temi. Per questo motivo in questa fase posso elaborare soltanto una “descrizione del progetto”, poiché si tratta di un progetto teatrale in costruzione, sperimentale e con improvvisazione artistica.

CONCLUSIONE

Con la crisi delle ideologie nate dall’illuminismo e concretizzatesi soprattutto nel 900 anche le religioni (in quanto visioni totalizzanti e dunque ideologiche) hanno subito un contraccolpo. L’ebraismo ha trovato una patria mescolando le incertezze religiose alle certezze nazionaliste, anche l’islamismo è diventata una religione di lotta e di governo, mentre il cristianesimo si trova a vivere la sua fase più contraddittoria con due Papi viventi uno accanto all’altro, ma con due volti contrastanti: il rigido teologo e il prete di strada. A distanza di un paio di millenni ci troviamo ora a rivivere le incertezze del cristianesimo delle origini, frutto dell’ebraismo e seme dell’islam. Queste incertezze vorrei che passassero in maniera obbligatoriamente grottesca e ironica nel personaggio che porterò in scena: un povero Cristo che può agire nel mondo solo come essere umano tra gli esseri umani. Uno che sente la responsabilità, ma anche il peso di essere solo sul cuor della terra: vuoi vedere che la trinità è una balla e alla fine salterà fuori che Dio sono soltanto io?

Ascanio Celestini

 

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