Un Amleto stuprato, rovesciato come un guanto. Si rivolterà nella tomba, il nostro povero William, o riderà sotto (metafisici) baffi? Dopo la Compagnia del Carretto nella scorsa stagione, alla Pergola di Firenze approda una nuova interpretazione del dramma più rappresentato (e abusato) nella storia del teatro.
© Achille Le Pera
L’Amleto di Filippo Timi è un uomo stanco di recitare se stesso, intrappolato in una gabbia (fisica e mentale) dentro cui ruotano tutti i personaggi del suo dramma: un meccanismo inceppato di cui solo lui riesce a prendere coscienza. Il titolo si eleva al quadrato (Amleto2), e l’eroe dell’indecisione e della simulazione estende le sue celebri patologie oltre i limiti della finzione scenica. Amleto diventa il dramma di recitare Amleto. Questa straordinaria coerenza con le tematiche shakespeariane, trasforma paradossalmente la tragedia in un gioco derisorio, buffonesco, spinto volentieri oltre i limiti del buongusto e della convenienza.
© Achille Le Pera
E si ride di gusto, non lo si può negare: certo grazie alla straordinaria qualità interpretativa di tutti gli attori sul palco, che esalta un testo in sé piuttosto piatto. Una serie di gag e trovate spesso monocordi, protratte ben oltre il limite del necessario, ma che proprio nella loro ripetitività, nella loro patetica inadeguatezza, sprigionano tutto il potenziale comico dell’amletica coazione ad agire. In parole spicce: cinque minuti di scoregge, profferte sodomitiche e varie parafilie, ma anche pupattole e slogan pubblicitari, canzoncine idiote e Lucio Battisti. Il tutto per formare uno spettacolo che spesso gioca sporco, mescolando indebitamente volgarità e lirismo, in un frullato dall’inebriante aroma postmoderno. Lo straniamento diviene la norma, il basso corporale è luogo della virtù. E se questo è l’Amleto elevato al quadrato, occorrerà almeno aggiungervi un bel segno “meno” davanti.
© Achille Le Pera
Al piacere del riso si accompagna infine quello visivo, nelle scelte dei costumi, delle luci e degli allestimenti scenici. Il tempo corre via veloce, sempre leggero, e quando Amleto s’inceppa nel recitare il suo celebre “Essere o non…”, il primo istinto è quello di tirare un gran sospiro di sollievo.
AMLETO² - Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche
uno spettacolo di e con Filippo Timi
e con Lucia Mascino, Marina Rocco, Luca Pignagnoli, Elena Lietti
Luci Marcello Jazzetti
regia Filippo Timi e Stefania De Santis
al Teatro della Pergola, fino a Domenica 13 Gennaio
Per DEApress, Simone Rebora
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