KORE La Ragazza Indicibile
al Teatro della Pergola, dal 20 al 25 marzo 2012
“Gli uomini, a differenza di tutti gli altri animali, devono essere iniziati alla loro vita. Devono prima perdersi nell’umano per ritrovarsi nel vivente – e viceversa”
La frase risuona per tre volte durante lo spettacolo: quasi una litania, quasi la formula di un rito. Il suo stesso spessore filosofico si discioglie in questa fissità, lascia spazio a qualcosa d’altro. E fisso è anche il ripetersi delle musiche, per tre volte le stesse, come il succedersi delle stagioni. Ma sulla scena appare una figura. È Kore (meglio conosciuta come Persefone, la figlia di Demetra), la cui discesa all’oltretomba porta l’inverno sulla terra, e il ritorno con la madre, il rifarsi dell’estate. Kore porta il cambiamento: lo fa contro il proprio volere (rapita dallo zio Ade), ma in sé incarna la mutazione.

“Kore è la vita in quanto non si lascia dire”
Indecifrabile come un mistero eleusino, il suo corpo appare più volte sulla scena: sempre lo stesso, e sempre diverso. Passa attraverso le varie fasi del rito e del mistero, attraverso le stagioni e le epoche storiche. La sua danza si fa principio di mutazione, ma il percorso non è mai precisamente definito. Lo spettatore può seguirlo, coglierne le declinazioni, ma non può in alcun modo dirlo (a se stesso, al vicino di poltrona – o al lettore di questa stessa recensione). Perché la danza è linguaggio corporale, assoluto, profondo, ma che non può essere ridotto a segno definito: la danza esprime il corpo e nell’esprimerlo lo supera, fa risuonare l’indicibile e nel contempo ammutolisce la parola.

“Dioniso non è uomo: è un animale e assieme un Dio”
Imperniato di mitologia greca, lo spettacolo di Virgilio Sieni riflette sull’essere uomo, negando l’esclusività di questo “essere”. Kore tocca tutte le dimensioni: dal meccanico al minerale, dall’animale al mitologico. Il suo rapporto più diretto è con la terra, una terra ricercata ma anche combattuta – e il suo corpo vi striscia e rotola, tenta d’individuare (o annullare) un equilibrio, v’incide segni, effimeri e indelebili. Nel passaggio finale lascia spazio a nove donne africane, i cui movimenti lenti e controllati, sono un abbandonarsi e un concedersi – al pubblico, alla terra, a se stesse.
Con questo suo ultimo lavoro, Virgilio Sieni conferma il forte impegno filosofico della sua arte, il suo tentativo di fare della danza un linguaggio capace di parlare non solo a tutti gli uomini, ma anche all’ulteriore. Eppure non tutti gli uomini sono disposti ad ascoltare. “Kore. La ragazza indicibile” richiede un’attitudine all’ascolto che sia pari a una vocazione. Se da un lato riesce forse a riproporci una forma di conoscenza vecchia di millenni, dall’altro ci dimostra l’immensa distanza che la nostra storia vi ha frapposto.
Per DEApress, Simone Rebora
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






