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Recensione di Edoardo Todaro - Le sette picche doppiate

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LE   SETTE PICCHE DOPPIATE di  AUGUSTO DE ANGELIS

Prima di addentrarci nella trama di questo giallo è opportuno spendere alcune righe per far conoscere Augusto de Angelis. Se   Scerbanenco è ritenuto, a ragione, l’autore a cui far risalire l’origine del noir italiano, per quanto riguarda il giallo non possiamo non attribuire a de Angelis tale riconoscimento. Conferma di quanto detto è riscontrabile proprio nella prefazione a “Le sette picche …..” che da alcuni spunti interessanti proprio su cosa è un giallo. Morto, nel ’44, in seguito alle percosse subite per l’aggressione di un fascista, si è fatto conoscere per i romanzi con protagonista il commissario De Vincenzi. Entriamo quindi a parlare di questo giallo. Milano, la “ Milano bene” è la cosiddetta   materia su cui si dipana la trama di questo giallo, anzi di questa indagine. La buona società   fatta di conti, marchesi, baroni e commendatori che per non annoiarsi si cimenta nel “ Gioco del ponte”. Un gioco che richiede astuzia, calcolo, memoria ed intuizione. E’ in questa atmosfera   che il commissario De Vincenzi dovrà indagare l’avvenuto omicidio.   L’entrata in scena del commissario è preceduta dalle prime indagini portate avanti da uno dei giocatori in quanto investigatore privato. De Vincenzi si fa guidare dalla logica e dalla ragione trovandosi di fronte ad un delitto studiato e perfettamente eseguito, che ricorre agli insegnamenti del mestiere: studiare l’ambiente per “conoscere” il morto visto che non tutto si svolge secondo una logica.   Per questo diffida dei metodi di indagine induttivi. Se ci trovassimo di fronte a delitti della povera gente tutto sarebbe più semplice per un commissario che non è mai stato capace di assistere al pianto di una donna. E comunque se è sorta la curiosità   per il gioco del ponte, potete leggere l’appendice a questo giallo.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Giugno 2020 17:52 )  

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