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Recensione "In perfetto Orario" di Luca Rinarelli

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“In perfetto orario” decisamente un bel noir ad opera del torinese Rinarelli.

Torino, ma anche Genova, è il luogo in cui si dipana la trama del libro.

Una Torino alle prese con l’avvicinarsi delle olimpiadi invernali ed i lavori ad essa connessi. Ovviamente abbiamo a che fare con omicidi e morti conseguenti, ma in questo caso non siamo di fronte ad alcuna indagine investigativa.
Ci troviamo ad avere a che fare con una realtà oggettiva, quella di due mondi in dissoluzione: quello dell’Est Europa e quello della Torino capitale dell’industria metalmeccanica coi i suoi scheletri di fabbriche abbandonate e divenute rifugio per chi ha non ha più niente.
Dalle ceneri di questi due mondi si intrecciano le vite dei personaggi di questo noir. Dall’anomalo sicario di professione, ex agente dei servizi segreti della DDR, che invece di essere assoldato fa un percorso inverso ed è lui che assolda gli affamati di vendetta i quali non essendo capaci di divenire killer si affidano alle sue capacità , “vivo nel dolore degli altri” è la sua filosofia di vita, un killer solitario che desidera e cerca la socialità; alla prostituta divenuta tale non certo per libera scelta ma perché costretta dal miraggio di una vita migliore; dall’operaio emigrato dal sud in cerca di fortuna nel nord industriale e che la crisi economica e le scelte speculative di chi privilegia la nocività al diritto alla salute, portano a cercare vendetta; agli scarti umani e derelitti prodotti da una società malata; un noir che si potrebbe definire di denuncia sociale in cui la ricerca di un’affettività umana è indispensabile per andare avanti come vero antidoto alla solitudine.

Ma oltre a questo è interessante come i protagonisti, almeno due di sicuro, si macinano nei dubbi verso scelte discutibili che a lungo andare non convincono più e che desiderano abbandonare.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Giugno 2020 12:12 )  

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