Il 62 percento degli irlandesi ha detto si ai matrimoni fra persone dello stesso sesso.
Un passo in avanti incredibile per una nazione con una forte radice cattolica e che ha depenalizzato l’omosessualità solo nel 1993.
22 anni dopo l’Irlanda sancisce la sua svolta definita verso la modernità e verso una società civile più egalitaria. Questo cambiamento di rotta è sicuramente il risultato di decenni di crisi della chiesa cattolica irlandese, segnata dallo scandalo dei casi di pedofilia che coinvolse preti e vescovi Irlandesi, aggravato dall’insabbiamento da parte del Vaticano.
Ma soprattutto, l’apertura ai matrimoni gay, testimonia un cambiamento nelle coscienze individuali e una nuova sensibilità sul tema.
Con il risultato positivo del referendum in Irlanda, salgono a 14 i paesi europei nei quali effettivamente le persone dello stesso sesso possono convolare a nozze e avere gli stessi diritti di una coppia eterosessuale. Gli effetti a livello legislativo di questo referendum però, si potranno vedere solo verso settembre quando il governo irlandese introdurrà nella costituzione una nuova legge, il “Marriage Bill”, sancendo così che l’omosessualità non è più un impedimento per il matrimonio.
L’arcivescovo di Dublino nel commentare la notizia ha affermato che l’Irlanda sta affrontando “una rivoluzione sociale e la chiesa ha un enorme compito davanti a se”.
La scia di cambiamento sembra lentamente investire l’Europa intera, anche i paesi che erano considerati più ostici come appunto l’Irlanda, aspettiamo adesso con impazienza l’annunciato adeguamento italiano a questa tendenza.
Nora Mulè
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