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Terza lettura di Antonio Cassese

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Al polo delle Scienze sociali di Firenze si parla di diritti umani con la terza lettura di Antonio Cassese dedicata alla battaglia contro l’utilizzo degli strumenti di tortura.

L’incontro si è tenuto presso l’aula 005 dell’edificio D15 del complesso in zona Novoli e il tutto è stato reso possibile da Regione Toscana e da Amnesty International che si sono impegnati nell’organizzare questa iniziativa con lo scopo di diffondere una maggiore sensibilità verso una questione delicata ed importante come i diritti dell’uomo.

Il dibattito si è aperto alle 14:30 con l’intervento di Micaela Frulli, docente di Diritto Internazionale presso l’Ateneo fiorentino e coordinatrice del convegno, che ha sottolineato come il rispetto dei diritti umani sia una consapevolezza che si acquisisce con l’educazione e quindi attraverso la formazione scolastica, troppo spesso colpevole di non avere nel progetto formativo spazi interamente dedicati a queste tematiche.

La parola passa quindi a Juan Mendez, relatore d’eccezione e incaricato dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU, che conferma come l’abolizione delle pratiche di tortura da ogni paese del mondo sia una priorità assoluta. Per quanto concerne la posizione del nostro paese si può dire che da quando esiste la democrazia, e quindi una maggiore consapevolezza dei diritti umani, gli episodi di crudeltà sono molto diminuiti, a discapito però di altre problematiche quali le condizioni dei detenuti in carcere o le violenze domestiche sui cui bisogna ancora lavorare molto.

Mendez continua poi facendo un’importante distinzione tra le torture fisiche e le altrettanto terribili torture psicologiche quali la deprivazione sensoriale, l’isolamento o l’umiliazione. Questo esercizio dovrebbe scomparire in ogni parte del mondo perché oltre a colpire il corpo del malcapitato va ad infliggere danni irreversibili alla dignità dell’uomo che la subisce.

La soluzione suggerita dall’incaricato dell’ONU prevede un’applicazione molto più estesa della legge internazionale in modo che questa riesca ad individuare e punire chi sta trasgredendo. Si tratta di prevenire anziché curare. L’obiettivo finale dovrà essere quello di cambiare mentalità attraverso una sensibilizzazione diffusa che faccia capire a chi applica le torture la brutalità del crimine commesso.

L’incontro prosegue con l’analisi dell’ex presidente dell’European Committee for the prevention of torture, Mauro Palma. Il discorso inizia con una breve carrellata delle zone ancora prive di leggi anti-tortura e si snoda fino ad analizzare alcuni casi avvenuti invece in zone dove queste leggi esistono da anni. Per fare un esempio si cita infatti un’usanza diffusa in alcuni carceri di tutto il mondo che spesso puniscono i propri detenuti con scariche elettriche prodotte da un teaser. Il fatto è gravissimo. Questo strumento è stato da poco introdotto nell’armamentario delle forze dell’ordine di alcuni stati, la sua caratteristica è quella di riuscire a catturare i trasgressori senza arrecargli danno ma paralizzandoli, scagliandogli addosso una forte scarica elettrica che blocca istantaneamente i muscoli del corpo. Il problema è che molti hanno travisato la funzione principale di quest’arma usandola erroneamente non per catturare malviventi ma per torturare detenuti che sono già sotto il pieno controllo del carcere.

Dopo l’esposizione di altri esempi deplorevoli, Palma conclude sottolineando il bisogno di arrivare ad un sistema efficiente, che punisca giustamente e non abusi mai del suo potere. L’obiettivo pare utopico ma un primo passo per raggiungere questo fine dovrà essere quello di conferire una maggiore trasparenza a tutto il sistema.

L’ultimo relatore a prendere parola è Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, che precisa il significato esatto del termine “tortura” ed esorta tutti ad usarlo nei contesti giusti, con la piena consapevolezza del suo significato e senza eufemismi. Il professore continua esaminando brevemente il caso italiano e per giustificare la lotta contro le torture e i suoi derivati si appella alla costituzione italiana che condanna e vieta l’applicazione di pratiche simili su qualsiasi cittadino.

altalt

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