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COSTA: finalmente un disco per il suo esordio

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COSTA
"L'odore dei limoni"

Costa LOdore dei limoni

"Vento" - Official Video

C'è tanto del classicismo italiano dentro un disco come quello di Angelo Costantini, in arte COSTA, cantautore abruzzese che si veste di semplicità per raccontare il dipanare della vita, dentro trame autobiografiche (ci piace pensare) fin dentro le tante allegorie che ogni vita ispira alla vista di tutti noi. E questo lavoro uscito per Artis Records firmato dalla produzione artistica di Domenico Pulsinelli suona grandemente, suona bene, suona in modo d'arte e magistrale, cercando la personalità dentro l'uso di tante soluzioni che spaziano dal pop nostrano più industriale alle tante smaliature etniche mai ridondanti, mai incoerenti, mai superflue. E la lirica di Costa è decisamente italiana, nel suo essere pop e commericale, nel suo cantare la vita quotidiana con un modo quotidiano, con una sottile trasparenza verso la normalità. E forse attendiamo ancora il vero quid umano e spirituale, il vero quid artistico di un'anima sensibile ma forse ancora troppo ancorata alle forme pre-costituite. E ci piace anche per questo forse...

Disco d’esordio, primo lavoro che arriva nel tempo della maturità. Tanti anni di gestazione o è stata solo una recente scoperta di te?
Di recente c'è solo l'impacchettamento del mio primo lavoro discografico. Dunque assolutamente no! Scrivo canzoni sin dalla prima adolescenza e l'esigenza compositiva è stata per me come un respiro, puro ossigeno per riuscire a comprendere, rielaborare e trascendere la realtà complessa che mi girava intorno. Attraverso la scrittura ho indagato e forgiato la persona che sono.
Le mie canzoni sono forse sublimazioni di moti contrastanti nel mio animo. Essa è, ma ancor di più è stata la mia più grande cura, la mia più grande salvezza. Attraverso la composizione scopro e metto in luce di volta in volta parti di me sopite o nascoste a cui attribuisco un valore archetipico applicabile al vissuto di ciascuno.


Quanto è difficile oggi far conoscere la propria musica? Che poi in qualche modo è divenuto tutto un “rumore di fondo” non trovi?
Difficilissimo, sempre più! La disdicevole abusata frase "essere imprenditore di te stesso" nella musica come nell'arte assume le conseguenze più drammatiche.
L'Artista, il quale ha raggiunto la sua massima espressione sotto l'ala protettrice del Mecenate, a garanzia della propria indipendenza creativa, oggi si ritrova un factotum di sé stesso che si trova impegnato nel tentativo di sbrogliare il quesito di cosa gli altri vogliano da lui quando non ha ancora compreso cosa lui voglia da sé stesso (motivo per cui crea le sue opere).
Il rumore di fondo che descrivi, proprio perché di fondo, al pari di quello di una fabbrica ha il compito di accompagnare l'attività produttiva. Oggi la musica (del mainstream) è prodotta in serie al pari di qualsiasi altro oggetto, ha una funzione prettamente di intrattenimento, di consumo o come dici meglio tu marginale e di accompagnamento.


Il tuo pop d’autore lo trovo molto fossatiano in tante soluzioni. Parlando più in dettaglio delle tue radici? Cosa ci dici?
Si potrebbe avere un retrogusto fossatiano sebbene io da ascoltatore del mio disco senta maggiormente assonanze musicali con Eugenio Finardi. I due a mio avviso sono più o meno sulla stessa lunghezza d'onda. Il motivo di queste influenze è da rintracciare nel fatto che "L'odore dei limoni" è stato arrangiato in toto da Domenico Pulsinelli, il quale ha collaborato con tanti nomi importanti del cantautorato italiano tra i quali appunto Eugenio Finardi. Per quanto riguarda le mie radici, partendo dal presupposto che sono appassionato di tutto il bel cantautorato italiano, sono più vicino a De Gregori, Bertoli, Dalla ed a livello internazionale Bob Dylan, Leonard Cohen, Norah Jones e Tracy Chapman solo per citarne alcuni.
Al momento della produzione ho lasciato carta bianca sugli arrangiamenti ed ho lasciato che il professionista fosse libero di portare come se il proprio bagaglio musicale.
Forse questo disallineamento di riferimenti non mi inquadra ad oggi perfettamente in quanto il mood sonoro non mi calza a pennello. Essendo però la mia prima produzione, sono più che soddisfatto, ancor di più perché ritengo che debbano essere messe in luce le mie canzoni nel loro contenuto più profondo e solo in secondo luogo la mia personalità musicale.


Un disco che guarda spesso al passato… dovendo parlare di futuro? Costa cosa pensa dell’elettronica di questa scena indie italiana?
Penso di trovarmi nel bel mezzo di un paradosso in quanto la scena Indie odierna, pensando ai vari Calcutta, Paradiso e Gazzelle, appartiene al mio stesso background culturale con il quale certamente mi identifico anch'io. Tuttavia non mi sento un rappresentante per una ragione più di intenzioni musicali-artistiche che strettamente di suono.
L'Indie ha un indirizzo prettamente nostalgico che insegue un mito del passato individuato negli anni del boom economico italiano degli anni ottanta. Soprattutto vi è una cinica e disillusa visione del mondo, un disgusto delle cose ed un disagio che francamente in questi termini non mi sono mai appartenuti. La mia musica come i riferimenti già citati ha sempre avuto una velleità poetica, una volontà di trascendere la realtà prosaica attraverso l'elevazione della persona e dell'animo.

Dal vivo? Altro tema scottante oggi…
Ancor di più scottante se si pensa che nel bel mezzo di una pandemia globale, in cui forse in assoluto il settore artistico musicale ha risentito più di tutti gli esiti della crisi economica, quelle rare occasioni che si presentano dalle Amministrazioni Pubbliche vengano assegnate sempre più spesso a gruppi cover e questa senza nulla togliere al mestierante musicista.
Il mio più grande desiderio oggi è quello di riscontrare direttamente il consenso de "L'odore dei limoni" ma purtroppo la situazione sanitaria permette ancora poche occasioni. Ho intenzione ciò nonostante di sfruttare al meglio le possibilità che mi si presenteranno.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Agosto 2021 12:57 )  

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