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Daniele Fortunato: la bella canzone d'autore

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Daniele Fortunato
“Quel filo sottile”

Daniele Fortunato cover album

“Le prime pagine” - Official HD

Ed eccoci di nuovo tra le trame di un bel disco di “antica” fattura… beh oggi parlare di canzone d’autore dai contenuti quotidiani, eleganti, soffici, parlare di un suono acustico, suonato, sagomato come un lavoro fatto a mano, è cosa assai rara. Oggi viviamo tempi di un futuro spiazzante, digitale, decisamente privo di connessioni con il passato di ferro battuto e di esperienze umane. Daniele Fortunato, forse anche come maestro nella sua vita lavorativa parallela - e quindi come sorta di testimone di cultura verso nuovissime generazioni - sceglie un linguaggio pulito, privo di orpelli computerizzati, privo di fuori pista alla moda. Non è un disco alla moda questo “Quel filo sottile”, è un lavoro che necessita comprensione, immersione, attenzione… parole antiche anche queste… parole che perdono di senso dentro la neolingua in cui ci stiamo trasformando. “Quel filo sottile” è un disco antico: portavoce e bandiera di una fiammella ancora accesa sull’altare della bellezza di qualità.

Metafore quotidiane di rapporti umani. Eppure oggi, parlando di fili sottili, potremmo alludere a tanto altro ancora… non trovi?
I fili sottili di questo album sono le strade che ho percorso, gli incontri, le relazioni volute e quelle offerte dal caso. Oggi più che mai c'è un filo che lega ogni essere umano. Condividiamo un timore globale, ma al tempo stesso viviamo un comune desiderio di ritorno alla vita.

E di base questo disco, che tanto è rivolto allo spirito e all’amore, invece quanto pensi possa avere sfaccettature sociali?
Vivo intensamente ogni agitazione interiore che poi traduco in forma canzone. È un disco in cui parlo di affinità, ma affronto anche temi sociali come ne "L'intelligenza delle sfumature" dove canto la pericolosità dei fanatismi o in "Barafonda", una ballata animalista dove esprimo, nel sottotesto, la difficoltà dell'uomo nell'accettare il proprio lato oscuro.

Che poi, vederla per bene questa immagine di copertina, sembra quasi parlarci di vita precaria dentro quartieri popolari… e invece?
I fili che sorreggono i panni rappresentano le identità della vita scelte negli anni e messe ad asciugare nell'attesa di essere indossate nuovamente o riposte nell'armadio.
È un'immagine che parla dei cortili della mia infanzia, proprio in quartieri popolari.
Lo scorcio di cielo è l'emblema della possibilità, ed è il filo conduttore dei testi di questo disco.

La canzone d’autore con te torna su stilemi classici. Perché non guardare al futuro?
Dipende sempre da cosa si intende col termine "futuro" riferendosi alla musica.
Negli anni '80 ad esempio c'era una massiva componente "futuristica" ed elettronica nelle produzioni, mentre il successivo grunge degli anni '90 ha rappresentato un ritorno al passato, a sonorità graffianti ma essenziali, e sempre negli stessi anni anche il brit pop inglese era pregno di retaggi vintage. Ora è tornato prepotente l'utilizzo dell'elettronica, nel bene e nel male. Penso che ciclicamente ci sia questa alternanza. Io amo il sound acustico, che permette di muoversi tra diversi generi musicali mantenendo una certa identità. Per questo disco sono stato coerente con i miei gusti. Sono comunque pronto a contaminazioni, ma solo se arricchiscono le canzoni e non le snaturano.

Un prossimo video in lavorazione?
Si, ma non un videoclip. L'idea, per ora, è quella di una session live in studio.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 02 Febbraio 2021 17:32 )  

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