IL GRIDO
"Il Grido"

De Il Grido avremmo tanto da dire per quanto possibile portare dal passato - non troppo recente - le memorie di un’epoca fatta di trasgressione rock. L’alternative rock che dagli anni ’80 dei REM fino ad oggi con le espressioni più crude e ferrose, dal resto del mondo ai vagiti poi divenuti pop dei Litfiba. I romani Il Grido invece non ci stanno a scendere a compromessi di forma e il suono lo realizzano senza computer…almeno ci provano...almeno per quel che riguarda la composizione e il sudore. E dietro lo scheletro prettamente coerente di 11 inediti, in cui tinte di “crossover” sembrano reggere in piedi strutture di chitarra e di drumming, si cela un conformismo italiano di finto “pop” in cui però la lingua non aiuta a venir fuori dal gorgo dei ritornelli. E che poi alla fine a noi piacerà sempre la santa melodia e allora brani come “Amsterdam (hai una cura per me?)” o il romanticismo di “Con un soffio” sembrano restare più ferme e in equilibrio alla memoria di chi ascolta. Facciamo un passo indietro, mettiamo da parte le tradizioni e cerchiamo un significato da dare anche ai moti rivoluzionari, alla rabbia, ai “Presidenti” e al perché debba esistere “La canzone di merda”. Capiremo solo così come leggere e ascoltare dischi come questo “Il Grido” - omonimo, scelta assai pop ragazzi…purtroppo va detto - che dentro ha tutto quel che serve per sembrare americano, pesante di rabbia e denso di energia, culto di parole e semplicemente personale di attualità. Il rock alternativo alla fine non è solo quello che poi vira e fa sosta in radio.