VALERIA CAUCINO
"AT THE BREAK OF DAWN"
"Over The Pain" - Officia HD
GUARDA IL VIDEO on YOUTUBE
Quando il folk di oggi rapisce da quei famosi anni '60 il gusto e le radici e si proietta senza se e senza ma in un presente di suoni industriali, digitali, riverberati, artiste come Valeria Caucino riescono a restituirci una musica che difficilmnete si lascia cadere nel dimenticatoio. Il nuovo disco della Caucino si intitola "At the break of dawn" ed è un paesaggio, un suono lontano, una storia epica fatta di regine e di re, è il mondo che ruota attorno alla figura di una musa ispiratrice, è natura incontaminata. Insomma un bellissimo progetto di stampo irlandese certamente ma anche con tanti rimandi ad un'America di grandi produzioni. Però va detto: di quando in quando ci si tradisce italiana la Caucino e tutto il suo disco...questo ad un orecchio fine, a chi ne vuol sempre di più...impressioni o quell'essere prevenuti. Chissà. Di certo il video di lancio del singolo "Over the pain" non rende particolare giustizia al grande lavoro fatto col disco. Ed è qui la vera chicca italiana di un progetto che non doveva proprio mettere piede al di qua delle Alpi.
Suoni e mood. Come hai scelto la direzione artistica da dare a questo tuo primo lavoro?
L’ho scelta in base al mio senso estetico e al mio gusto personale, ben consapevole del rischio di apparire anacronistica e fuori dai canoni della musica italiana. I brani dell’album, composti da autori diversi, sono tali da poter essere interpretati anche in chiavi non necessariamente acustiche o folk, e in tal caso assumerebbero una personalità completamente differente, magari più attuale. Tuttavia in questo lavoro ho deciso di restare fedele alle mie radici musicali, al mio sentire, allo stile che è più nelle mie corde, innanzi tutto per coerenza e fedeltà alla mia sensibilità artistica e poi perché sono convinta che la credibilità di un’interpretazione passi necessariamente da quanto sia autentica e profondamente genuina.
Ispirazioni: a chi devi qualcosa? E che cosa in particolare?
L’ispirazione maggiore proviene dai grandi cantautori folk degli anni ’60 e ’70, in particolare degli Stati Uniti: Bob Dylan, Paul Simon, Leonard Cohen, Jackson Browne, Neil Young. Le loro canzoni sono la colonna sonora della mia adolescenza e hanno rappresentato lo stimolo al primo approccio da autodidatta alla chitarra, mentre cercavo di imitare le loro tecniche di accompagnamento ed ero alla ricerca di una mia dimensione espressiva. Negli anni successivi mi sono appassionata alla figura di Joan Baez, e ho cominciato a cantare e suonare i suoi pezzi prendendola letteralmente a modello, tant’è che i miei spettacoli live si sono strutturati principalmente come tributo alla sua persona. In misura minore ho preso spunto, in tempi più recenti, anche dal folk cosiddetto “celtico”, soprattutto per l’impostazione vocale.
Di Folk e di altri argomenti...un disco che spazia su questo unico filo conduttore...vero?
Vero! La scelta principale è stata quella di dare risalto a voce e chitarra, che è poi ciò che contraddistingue la mia immagine ed è quello che la gente si aspetta da me quando mi esibisco dal vivo. Quasi tutti i brani vedono in primo piano l’accompagnamento in finger picking e in background gli altri strumenti (tastiera, basso, violino, batteria, bodheàn, chitarra elettrica, pedal steel, sax) per mantenere un suono acustico e non appesantito da arrangiamenti che potrebbero snaturare la mia interpretazione.Â
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






