Quest’anno i Fiati Sprecati, celebre banda di strada fiorentina, compiono 15 anni di attività. Festeggeranno con una serata domani sera (venerdì) all’Emerson e un giro in centro sabato. Per l’occasione abbiamo intervistato Paolo, storico membro del gruppo.

D: Ciao Paolo. Prima di tutto volevo chiederti come nascono i Fiati Sprecati
R: I Fiati Sprecati nascono nel lontano 2000, durante una festa in una casa in campagna. In zona Val di Sieve c’era un raduno di bande e alcuni musicisti che orbitavano in zona Firenze volevano provare a tirar su un nuovo gruppo. Questo gruppo voleva essere diverso dagli altri anche se non era chiaro se sarebbe stato una banda aperta oppure un gruppo chiuso. Con il tempo ha prevalso la scelta della banda aperta. I membri hanno trasferito la loro sala prove nel vecchio CPA, quello con sede in viale Giannotti. Così nasce l’avventura dei Fiati Sprecati.
D: Che musica suonate?
R: Principalmente la nostra è musica balcanica. Poi possiamo svariare sul popolare italiano oppure su pezzi che amici ci hanno gentilmente concesso..
D: Dei pezzi scritti apposta per voi?
R: In realtà non è una gentile concessione, quanto un continuo scambio che c’è tra le bande durante i raduni. “Oh, mi piace il tuo pezzo!” “Si suona così” e si imparano i pezzi delle altre bande. Poi abbiamo alcuni pezzi arrangiati da noi. I più sapienti in ambito musicale ogni tanto ci fanno la gentilezza di scrivere le parti per tutti e quindi di renderci possibile l’utilizzo di nuovi pezzi.
D: Avete qualche artista di riferimento in particolare?
R: Essendo musica popolare o balcanica in realtà di solito non si sa chi siano gli autori. Poi soprattutto nell’Europa Occidentale sono diventate famose alcune canzoni grazie ad artisti come Goran Bregovic, Boban Markovic o la fanfara Ciocarlia ma si tratta comunque di pezzi che erano già presenti nella cultura balcanica da prima e che loro hanno semplicemente arrangiato.
D: Hai accennato al fatto che siete una banda aperta. Puoi spiegarci meglio cosa siete?
R: I Fiati Sprecati sono una banda di strada, aperta, sociale, con alcune peculiarità. La principale (e assolutamente indispensabile per farne parte) è quella di essere antifascisti. Poi, nel corso del tempo, abbiamo chiarito altre nostre posizioni, come quella di essere contrari alla guerra. Per questo abbiamo preso parte a manifestazioni per la pace, a cortei contro gli interventi militari, abbiamo difeso cause sociali sia sul territorio sia al livello nazionale che ritenevamo (e riteniamo) importanti e che volevamo appoggiare con la nostra musica.
D: Ci fai qualche esempio?
R: Siamo andati a suonare per i No dal Molin, con i No MUOS, con i No TAV (tante volte), per la difesa dei diritti dei gay e delle lesbiche (per esempio con Arcigay). Poi abbiamo affrontato situazioni anche più contingenti, tipo essere andati a suonare a presidi contro gli sgomberi o per l’integrazione sociale.
Nel nostro impegno sociale, può far sorridere, ma rientra anche il semplice fatto di andare a suonare in giro per le strade di Firenze. Perché per suonare per le strade di Firenze servirebbe un permesso del Comune; permesso che costa, che ti bloccherebbe sia per il posto che per l’orario della suonata, che non prevede una serie di strumenti come i nostri (per esempio gli ottoni o le percussioni).. E che non prevede un’occupazione di suolo come facciamo noi, perché quando ci muoviamo siamo una decina/quindicina di strumenti e quindi chiaramente andiamo ben oltre la metratura quadra concessa agli artisti.
D: Chi siete oggi? Come è composta la banda?
R: Fa parte della banda un gruppo eterogeneo di persone che hanno come punto in comune la passione per la musica. Una passione per la musica che però non deve essere fine a sé stessa, ma deve essere accompagnata alla volontà di suonare anche in ambito sociale. Come dicevo prima non è solo l’andare a suonare al concertino ma anche andare a suonare alle manifestazioni, contro gli sgomberi e in altre situazioni sociali che la banda vuole sostenere.
D: Quindi per far parte della banda non occorre essere dei professionisti?
R: Assolutamente no! Una delle nostre caratteristiche è quella della banda aperta, il che trasforma la nostra banda in una sorta di laboratorio musicale perenne nel quale può esserci il musicista professionista, il diplomato in conservatorio così come quello che arriva e ti dice “Bene, io ho montato lo strumento. Adesso mi spieghi come si suona?” (mi è capitato di vederlo di persona!). L’importante è avere la voglia di mettersi in gioco tramite la musica. Tutti possono partecipare, basta venire il giovedì sera all’associazione “il Melograno”, che è dove noi facciamo le prove e abbiamo la nostra sede.
D: Come siete organizzati?
R: Dal punto di vista musicale siamo organizzati in maniera completamente anarchica nel vero senso della parola. Non esiste un capobanda, non c’è un direttore d’orchestra ma ci sono piuttosto delle persone che hanno più conoscenza dei pezzi o che si vogliono cimentare in nuovi pezzi e quindi, su quel pezzo, finché tutti non l’hanno imparato, faranno da direttore d’orchestra. Ognuno alla fine sa quello che deve suonare. Questo perché, per fortuna o purtroppo, anche se di spartiti musicali ne esistono tanti in realtà la maggior parte dei pezzi si imparano a orecchio. Anche perché, essendo una banda aperta, non tutti sanno leggere la musica.
Dal punto di vista organizzativo, quando dobbiamo suonare, ci contattiamo tra di noi e andiamo a suonare.
D: Siete una banda particolare. Conosci altre esperienze come la vostra?
R: Chiaramente ogni banda ha le sue peculiarità, come sui metodi di ingresso dei musicisti, però ci sono altre esperienze simili alla nostra. In Italia le più famose sono altre tre e cioè la banda Roncati di Bologna, la Titubanda di Roma e gli Ottoni a Scoppio di Milano. Poi, a giro per l’Europa ce ne sono svariate altre. Ho perso il conto delle bande che ho incontrato in 12 anni di militanza nei Fiati Sprecati ma ne voglio citare una, visto che venerdì sarà con noi a festeggiare il nostro quindicennale all’Emerson, che è la Masala Brass Kollektiv di Graz (Austria).
D: Avete già suonato insieme?
R: Li abbiamo conosciuti durante un raduno di bande nel 2013 a Roma. Loro in quell’occasione hanno preso i nostri contatti e ci hanno contattato per questo giugno per andare a suonare a un festival che loro organizzano a Graz, nella loro città. Noi abbiamo pensato di ricambiare invitandoli per festeggiare insieme i nostri 15 anni.
D: E avete già suonato all’estero in altre occasioni?
R: Abbiamo suonato in tutta Europa, un po’ per diletto e un po’ per impegno sociale. Per esempio siamo andati a suonare a diversi raduni di bande (che si chiamano “sbandate”). Queste in teoria si dovrebbero svolgere ciclicamente, di solito una volta l’anno. Poi di fatto vengono fatte quando ci sono le condizioni materiali, perché ovviamente non è così semplice organizzare una tre giorni con 400 o 500 musicisti.
Quindi siamo andati a suonare all’estero per divertimento, alle sbandate o facendo delle piccole tournee autorganizzate, oppure siamo andati a suonare per scopi sociali come quando qualche anno fa siamo andati in Palestina per capodanno.
La banda in realtà non si è mossa solo per suonare, ma partendo da idee coltivate insieme abbiamo sviluppato dei progetti come fu quello di portare una serie di strumenti musicali in una scuola di musica dell’ex Jugoslavia (a Zavidovici). Raccogliemmo i fondi, comprammo gli strumenti e glieli andammo a portare. Oppure ricordo un’altra occasione in cui una nostra delegazione portò dei soldi a un orfanatrofio a Ulaanbaatar (Mongolia). Quindi impegno sociale in Italia e all’estero.
D: Mi racconti un’esperienza emozionante che hai vissuto con la banda?
R: Un’esperienza molto emozionante risale a qualche anno fa. Essendo complicata dal punto di vista organizzativo non so se riusciremo a replicarla.. Andammo a suonare alla casa circondariale minorile, che ai tempi era in via degli Orti Oricellari. Ricordo che all’inizio noi stavamo da una parte e suonavamo e loro stavano dalla parte esattamente opposta della zona d’aria. Piano piano si sono avvicinati e alla fine ci dicevano “No, dai! Rimanete ancora! Suonate ancora!”. Ritrovarsi di fronte a minorenni che erano stati arrestati, potergli portare la nostra musica fu un’esperienza molto toccante
D: Mi racconti invece un’esperienza divertente?
R: Ce n’è quante ne volete! Mi vengono in mente le feste del vino o le stesse sbandate, che sono tre giorni in cui se dormi 6 ore è grassa e tutto il resto del tempo lo passi a suonare, chiacchierare e a bere. Matrimoni di amici ma anche semplicemente le vacanze di banda, che consistono nel dire “Andiamo a fare un viaggio insieme, portiamoci gli strumenti e quel che succede succede”. Sono sempre esperienze abbastanza esilaranti da vivere
D: Quest’anno festeggiate 15 anni. Qual è il programma?
R: Come abbiamo detto prima venerdì sera suoneremo all’Emerson. Per quelli non riuscissero a venire (mi dispiace per loro) venerdì sera all’Emerson, potrebbe sempre recuperare perché sabato pomeriggio saremo in centro a suonare dalle 16 in poi, facendo una piccola parata.
Festeggiamo questi 15 anni in una situazione paradossale. Siamo una realtà che esiste (e resiste!) incredibilmente contro tutto e contro tutti perché onestamente bande così costruite, a parte quelle del nostro circuito, io ne conosco ben poche. Ci sembra sempre incredibile di riuscire a continuare, perché pensate che ci sono persone entrate a 18 anni e altre a 50, persone che tecnicamente hanno solo la musica come punto di unione e l’amalgama funziona sempre! Riusciamo sempre a tenere viva la nostra voglia di suonare. Io ormai sono diversi anni che faccio parte di questa banda ma suonare di fronte a un pubblico festante o a un pubblico per strada che si ferma ad ascoltarti a me provoca sempre una grandissima emozione.
D: Per concludere ti chiederei se ci lasci dei contatti per rintracciarvi
R: Certo! Abbiamo la pagina facebook “Fiati Sprecati”, abbiamo il sito www.fiatisprecati.org , abbiamo la mail fiatisprecati@inventati.org e il numero di cellulare 3280728150
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