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MERCEDES SOSA. LA VOZ DE LATINOAMERICA

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I SUONI DEL MONDO SUL GRANDE SCHERMO

MERCEDES SOSA

ICONA DELLA LIBERTA’

CANTO COME MILITANZA

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Il primo appuntamento serale di “Immagini & Suoni del Mondo”, il Festival del Film Etnomusicale (dal 3 al 5 novembre al Cinema Odeon), collocato all’interno della “50 giorni di cinema internazionale a Firenze”, è dedicato alla grande cantante argentina Mercedes Sosa attraverso la proiezione del documentario “Mercedes Sosa. La voz de Latinoamerica” (2013) di Rodrigo Vila: ritratto fedele della eccelsa voce argentina nota per la straordinaria interpretazione di “Gracias a la vida” di Violeta Parra.

Il film documentario etnomusicale è molto narrativo, molto intimo, poiché ricostruisce con inediti e rarissimi materiali d’archivio, come foto d’epoca e interviste, la vita, l’arte e la carriera della cantante, scomparsa nel 2009, che con le sue canzoni seppe raccontare i dolori e le speranze del suo Paese, e per questo costretta realmente ad abbandonarlo dalla dittatura militare di Rivera.

Il film riesce a comunicare il senso della missione politica e sociale della nota cantante argentina. Dimensione pubblica, coraggiosa carriera e vita privata s’intrecciano, grazie anche alle testimonianze e al ricordo vivo dei suoi familiari, tra cui quella del figlio Oscar Matus.

Conosciuta in tutto il sud America come la “Negra querida” per quella nerissima capigliatura che le incorniciava il viso, la più grande interprete della “Nueva cancion” latinoamericana,definitasi ella stessa come “ cantora popular” per essersi da sempre schierata dalla parte del popolo, non ha smesso di essere la voce dei diseredati anche e soprattutto quando in Argentina arrivò la dittatura militare.

Nasce il 9 luglio del 1935 nella provincia argentina di San Miguel de Tucuman e si spegne dopo una lunga malattia a 74 anni nella sua amata Buenos Aires nel 2009.

Per tutta la vita, Mercedes non aveva fatto altro che cantare: canto come lotta e resistenza in nome dei diritti civili del suo popolo. La sua musica di denuncia si rivelò ben presto molto scomoda per il governo militare del suo Paese e negli anni della dittatura dei generali, dal 1976 al 1993, fu costretta all’esilio prima a Parigi e poi a Madrid. Nonostante il dolore di quella assurda lontananza, Mercedes in quel periodo a testa alta continuò a pubblicare dischi che dedica alla sua patria, alla speranza di cambiamento e democrazia per gli argentini. Sono gli anni di “Todo cambia” e “Solo le pido a Dios”, interpretate con quella sua voce ruvida e graffiante, simbolo e inno delle nuove generazioni.

Soprattutto nel periodo della dittatura, la sua voce si alzava furiosa, come bandiera di speranza, espressione del dolore e dell’ingiustizia del suo popolo. La sua musica si amalgamava sapientemente con le corde della chitarra di Violeta Parra e le rime della poesia di Pablo Neurda.  I regimi fascisti di Augusto Pinochet e Alfonso Videla provarono a censurarla, a piegarla, ma non poterono nulla contro il suo urlo potente di passione, il suo carisma, la sua totale dedizione al canto come vita e protesta.

Si può dire che fu proprio la sua fama a salvarla: interprete conosciuta in tutto il mondo addirittura prima del suo esilio in Europa, fece in tempo a tornare trionfalmente in Argentina nel 1982, alla vigilia della caduta definitiva del regime militare. I concerti di quel periodo li iniziava sempre cantando “Todavia cantamos”, un inno alla resistenza e alla libertà.

Il ritorno alla democrazia coincide con il successo discografico internazionale di Mercedes che nonostante la sua nuova condizione di libertà non smette di scrivere e cantare la vita dei più poveri.

Le sale in cui si esibiva in tutto il mondo erano sempre strapiene: dalla Carnegie Hall a New York fino al Colosseo a Roma, nel 2002. Nella sua carriera ha collaborato con i grandi nomi della musica: da Pavarotti, a Sting, da Joan Baez a Caetano Veloso e Joan Manuel Serrat, Ray Charles. Nel 1994 cantò anche per il Papa in un concerto allestito nella Cappella Sistina.

Va’ ricordata con una sua coraggiosa riflessione: “Cantare è un privilegio che permette di comunicare con gente di diversi paesi, di diverse lingue..La musica può toccare le coscienze. La canzone popolare può raggiungere platee enormi, arrivare laddove il messaggio politico latita e, questo suo enorme potere deve servire, aiutare e far riflettere”.

Gracias querida...

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Isabella Pugliese/ tirocinante dell'Università degli Studi di Firenze presso DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 20 Novembre 2014 23:17 )  

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