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La grande Cheika Rimitti

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 Archivio video-fotografico DEApress - Foto di Silvana Grippi 

Rimitti nasce nel 1923 (forse...) in un piccolo villaggio algerino, presto orfana, povera e vagabonda, Cheikha cresce nella regione di Orano. Inizia ad esibirsi come ballerina in locali notturni moltio equivoci , ma viene invitata a cantare e danzare anche nelle feste e nei matrimoni, seguendo la tradizione tipica delle cheikketes. Nel '36, incide il primo disco - un 78 giri - facendosi subito apprezzare dalle menti libere e detestare dagli integralisti a causa dei testi provocatori e dissacranti che compone nonostante si dichiarava spesso animata da fede religiosa.

Donna, artista libera e ribelle, considerata la leggenda vivente della musica raï. Questo  genere musicale è nato tra gli anni '30 e '40 nelle feste e nei bordelli delle città maghrebine, divenuto poi, il grido di ribellione dei giovani alle ferree regole moraliste della società araba: ricordiamoci che alcuni suoi esponenti sono stati trucidati dagli integralisti.

Il grido di denuncia di Cheikha era un ruggito, donna e artista che ha vissuto orgogliosamente libera e scandalosa nel mondo dell'Islam (nelle sue odi sublimava l'amore fisico e dichiara la parità tra i sessi). Ora che è morta è stata rivalutata e le è stato riconosciuto il diritto come prima vera interprete di una musica RAI, la cui contaminazione tra l'occidente e l'oriente, tra il sacro e il profano la rendevano sicuramente unica. E' stata conosciuta in occidente nel 1986, anno in cui il räi esplode a Parigi. Cheikha possiedeva un'arte popolare che resiste già dal 1920 con una particolare caratteristica: l'autenticità dei poeti maledetti, che le permetteva di affrontare tutti gli argomenti proibiti.

Per molti Cheikha è stato un mito: ha vissuto tra Algeri, Parigi, Lione e Marsiglia, in un turbinio nomade di concerti. Il suo messaggio era forte e di autoaffermazione sui bisogno delle donne, un femminismo ante litteram, nelle sue canzoni esaltava i piaceri carnali e le gioie degli effluvi alcolici, prendeva posizione sulla sessualità, ma anche sul colonialismo con un linguaggio ribelle al tempo e alle mode. Non permetteva nè foto nè video sulla sua persona.

Dopo aver visitato la Mecca, prese il nome di Haidja, smise di fumare e bere e non volle più dare notizie della sua vita privata. Era molto legata alle origini beduine, si esprimeva nel dialetto della sua regione e giocava con immagini ironiche e dure, come quando lamentava l'usanza dei matrimoni forzati: "...che cos'hanno in comune una saliva ripugnante e la saliva di una donna giovane e sana?.." scrive nel 1950 in "Khali-el- Kass", uno dei suoi pezzi più celebri...

Cheikha Remitti, era esule in Francia e venne in Italia invitata dalla ns. piccola associazione DEA. Fu organizzato addirittura per un concerto in piazza Signoria (1996) ed ha cantato per un palcoscenico  meraviglioso come Firenze, per l'unica festa in piazza Signoria (con e per la FLOG) che rievocava il Rogo di Savonarola. 
Dal diario:....sono andata a prenderla alla Stazione di Firenze (non avevo i soldi per anticiparle un viaggio dignitoso in aereo). Il gruppo di musicisti era molto grosso e la spesa per vitto e alloggio fu "molto sostenuta" (praticamente esaurì i nostri miseri e potenziali guadagni). Era una donna semplice e quando l'ho conosciuta mi ha aperto, in quei pochi giorni, raccontadomi diverse cose piccanti della sua vita privata e mentre eravamo all'Albergo Mediterranée mi ha abbracciato e mi ha detto in francese ("ricordati sempre che noi donne siamo più forti di loro..." e mi indicò schernendolo Roberto Gramigni che era il mio collaboratore per la musica africana.

Concerto di musica räi  conCheikha Rimitti - voce/bendir 
Tamarat Nabyle derbouka - Benmachja Kemal piano - Semghouni Abderahmane basso - Ghoggal Fatehallahchitarra - Bouzekri Akli batteria - Montassere Camelia danza. 

 Il suo concerto fu una esperienza indimenticabile che ho messo in video e mai reso pubblica per rispettare la sua volontà.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 22 Novembre 2013 14:13 )  

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