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“Salnitro” di Gloria Zanardo

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Un “titolo di pietra” per il nuovo libro di Gloria Zanardo. Salnitro (L’Iguana Editrice) è una raccolta di racconti leggeri e intensi, ravvivati da un costante "dono dell'ironia". L’analisi si addentra nelle anomalie del vissuto e del trascorrere del tempo, con le sue fasi che tendono a sovrapporsi e mescolarsi. Uno sguardo - osserva Paola Azzolini - che ingrandisce le minuzie con una raffinata lente d’ingrandimento, servendosi di quella che Belpoliti, parlando di Primo Levi, chiamava "intuizione puntiforme". Il gioco è spesso autoironico, e ci racconta “storie di comune originalità”, come nel primo racconto, la cui protagonista, una ragazza troppo alta con i capelli crespi, si confonde ambiguamente con il vissuto dell'autrice.

Ma non c’è solo ironia. Forte è anche l'influsso dell’esperienza psicanalitica, da cui emergono anche sfumature umane molto approfondite. A questo proposito l’autrice ricorda che “l'analisi mi ha dato il gusto del raccontare. È un serbatoio di racconti senza fine”. E scrivere queste storie diviene per lei un modo per possederle: “È come trovare il quid narrativo per metterle in un orizzonte di senso. E anche una storia già vissuta, una volta raccontata, la si fa più propria”.

Tra i temi dominanti di questi racconti, forte è quello della perdita, che procede di pari passo con una continua riscoperta del nuovo. E come osserva Gianna Candolo, nel racconto che dà il titolo alla raccolta, l’ambientazione a Salpetriere di Parigi indica un luogo ormai fissato nella storia, eppure è proprio al suo interno che nuovi incontri divengono possibili: la storia, le storie, non hanno mai fine.

Gloria Zanardo si riconosce un “animo di cantastorie”, e la sua scrittura ha un debito proprio con il racconto orale. Per questo motivo, Salnitro è un libro che può essere comodamente letto da soli, in silenzio, ma si presta più di ogni altra cosa a una lettura recitata, di fronte a un pubblico, come quello che Venerdì 10 Maggio si è riunito attorno alla sua autrice, presso la Biblioteca Civica di Verona.

Per DEApress, Simone Rebora

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