Lo strano caso del Barone Gravina
di Stefania Valbonesi
Romano Editore, 2012

sarà presentato sabato 16 giugno presso Habitat Ecovillaggio (Via Volterrana Nord, loc. il Palagione, Strada poderale Torricchi Km 2 - Gambassi Terme – FI www.ecovillaggiohabitat.it) nell'ambito del VI Forum: Habitat e Ambiente Educazione ambientale tra web e territorio a cura dell'Associazione Socioculturale DEA - in collaborazione con il Cesvot
"Una sonnolenta provincia siciliana, un personaggio talmente chiuso in se stesso da risultare quasi autistico. E’ questa, la premessa del breve romanzo che si snoda in uno spazio chiuso, soffocante sia dal punto di vista ambientale che spirituale. Perché i protagonisti sono pochi, i soliti del solito triangolo: lui, lei, l’altro. Giocati tuttavia in una dolente fissità quasi da maschera teatrale da cui loro stessi sono i primi a non potere, o volere, distaccarsi. In consonanza con il mondo chiuso del barone, il racconto si snoda in un’atmosfera straniante e straniata. Pochi riferimenti temporali, poche questioni “storiche”. Tutto prende l’aspetto di una vicenda paradigmatica, archetipica, quasi teatrale.
La nota fondamentale del racconto è labile come la traccia che condurrà un commissario curioso a scoprire un’incredibile verità, talmente incredibile da non poterla provare, mai. E forse neppure da poter credere. La traccia è l’odore. Un odore sgradevole per il protagonista, il barone Gravina, un sopravvissuto che prende origine dai vari, gelidi nevrotici protagonisti della narrativa di Poe, un odore che impregna una moglie il cui reale, sordido peccato è quello di amare un uomo che non la vuole. Ma che, in compenso, è così buono da non riuscire a separarsi da lei. Perché? Perché non sopporta il suo dolore, quel dolore femminile dell’abbandono che rende impossibile, per un uomo pieno di principi come il barone, abbandonare la donna al suo destino. È in questa atmosfera di non detto, di attesa di qualcosa che non arriva mai, una sorta di Deserto dei Tartari dell’anima, che matura l’orrenda decisione del nobiluomo. Che non sarà solo quella di far scorrere il sangue.
In questa aggrovigliata matassa di silenzi impatta un commissario, corpo estraneo: alla vicenda, all’ambiente (è del nord) a quell’intricata massa di relazioni fatta di sguardi e odori più che di parole. Un incontro fortuito, poche parole della domestica di Gravina, e il commissario quasi controvoglia si trova coinvolto in una scomparsa su cui non può indagare (non ci sono i presupposti per un’indagine), su cui il magistrato non vuole mettere mano, ma che diventa, a poco, a poco, una sorta di gioco a chi arriva prima. E, naturalmente, non è il commissario. Un’ ultima riflessione su Cataldo. Nel triangolo è l’altro, ma un altro che s’arresta sull’orlo: troppo forte è il senso della parola data, e il timore di perdere tutto ciò che gli è stato promesso. Terre, contadini, soldi e potere. Un’ombra nera che sta alle spalle di Gravina e che rende tutto ciò che succede labile come un sogno. Un brutto sogno che, quando si capisce che è vero, è già passato".
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