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"La pazza gioia" miglior film ai David di Donatello

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La Pazza gioia trionfa come miglior film alla sessantunesima edizione dei David di Donatello, lo storico premio dell'Accademia del Cinema Italiano. La tragicommedia di Paolo Virzì ha conquistato in tutto cinque premi. Oltre che al miglior film, le statuette vanno alla miglior regia, miglior sceneggiatura e migliore scenografia, mentre a Valeria Bruni Tedeschi va il David come miglior attrice.

"Il cinema italiano ha abbatutto il confine tra tragedia e commedia e io qui mi sento a casa" ha dichiarato il regista dal palco del David. In effetti, è proprio mescolando delicatamente tragedia è commedia, il dramma e lo humor, che la pellicola racconta la folle fuga on the road di due pazienti dalla clinica psichiatrica toscana Villa Biondi. Beatrice e Donatella sono due donne profondamente in crisi, interpretate da Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, costrette ad affrontare il doloroso passato ed il disagio che le pervade attraverso un viaggio che assume il valore di un percorso di riscatto, costruendo al contempo un vincolo di amicizia cementato, a dispetto delle differenze sociali e di temperamento, dalla cura reciproca delle rispettive ferite. Un film agrodolce tutto al femminile capace di rappresentare un tema duro e socialmente insopportabile, come il disagio mentale, scavando in profondità e senza scadere mai in facili ipocrisie e comode retoriche pietiste. Una potente riflessione - Merito anche sceneggiatura a quattro mani con l'amica del regista Francesca Archibugi - sull'universo femminile immerso in un mondo sociale dominato da uomini; gli stessi che hanno ingannato, ferito ed umiliato le due protagoniste.

Paolo Virzì ha voluto ringraziare "le tante donne del film. E quindi ringrazio Francesca Archibugi per l'amicizia, ringrazio le selvagge Micaela e Valeria, e tutte le donne della produzione. Non ringrazio i maschi, lo faccio dopo personalmente ma ci tengo a ringraziare tutte le persone che lavorano nei luoghi della salute mentale che abbiamo disturbato per fare il nostro film".

"Vorrei condividere questo premio con Micaela Ramazzotti - ha detto Valeria Bruni Tedeschi ritirando il premio - perché senza di lei, senza Donatella Beatrice non potrebbe esistere. Siamo come Stanlio e Olio e come Don Chisciotte e Sancho Panza. Ringrazio Franco Basaglia che cambiò radicalmente la percezione della malattia mentale in Italia, ringrazio Paolo Virzì che mi accoglie nei suoi film, ringrazio l'amica d'asilo che mi diede amicizia e focaccia facendomi sentire magicamente non più sola e ringrazio la mia psicanalista e Leopardi, Ungaretti, Pavese e Natalia Ginzburg, De André, Chopin, mia madre, mia sorella, mia zia e ancora Paolo Virzì e tutti i registi che mi hanno accolto nei paesi della loro fantasia. Ringrazio quelli che mi hanno amato, quelli che mi hanno abbandonato perché mi sento fatta di tutti loro, gli sconosciuti che mi hanno fatto un gesto nei momenti più bui e i mie due bambini".

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