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Good Morning Life

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 C'è sempre un tempo in cui qualche cosa della nostra vita cambia, anche minimamente un articolo, un pensiero. E' così che poi ci si accorge di come tutto questo tempo è passeggero, infinitamente passeggero  e come corriamo per inseguirlo, dimenticando che il tempo è forse una essenza privata di ognuno di noi, non da inseguire ma casomai da assaporare, da starci dentro e non fuori. E' così: non c'è altro che essere se stessi nel proprio tempo, nel proprio flusso, nell'incidere su questa vita che altrimenti ci sembra bieca, amare e anche nemica. Sarà quindi questo il senso della ineluttabile paura delle perdite che quando muore una icona, una persona che sembri conoscere come una guida spirituale della propria vita, ti nasce il sospetto che proprio proprio non è così, o meglio non è come il mondo che corre ad inseguire il proprio tempo non sa che non è così. E' morto Robin Williams , ha cessato cioè di rendere il proprio corpo vivo in un modo punitivo e distruttivo che ha sempre la stessa radice comune: la mancanza della propria dimensione di vita, di quella che si sa che è lì ma la si insegue come si insegue il tempo, o forse è proprio unito tutto ciò. E' triste quando una icona muore, quando romanticamente scriviamo che si spegne ancora una stella. E non romanticamente invece si fa l'assalto alla diligenza dei cattivi pensieri, della parole inutili, più violente del gesto stesso dell'attore che s'immola sulla scena del sacrificio estremo! Disumano leggere i titoli di giornali autorevoli che sparano come i botti di ferragosto sulle spiaggie rimbambite da tanta umana invasione, che una persona, una persona soprattutto si è impiccata! Sfugge il controllo, sfugge l'amore, sfugge l'umana vita? Si, certamente e fa specie che sul quotidiano del più pensoso intellettuale italiano del momento, di colui che parla con il Papa come se fosse Groucho Marx alla festa degli addii, possa uscire un titolo così impietoso. Allora ci stà meglio Harpo Marx che con la sua parrucca e la sua arpa intonava nella sua falsa sordità muta, una serie di delicatissime melodie che poco avevano a che fare con la gran massa di capelli biondi. Ecco, il silenzio, la discrezione, la semplicità di considerare un uomo pubblico soprattutto un essere umano che non ha saputo comprendere come fosse così importante la sua permanenza su questa dura terra in una vita che non è per niente facile. Ecco forse oggi, coloro che nelle nostre vite additano, parlano, giudicano con fare perverso e maldestro farebbero bene a comprendere che il proprio è tale e non è dispersione di corbellerie da sabato o domenica sulla calda e assolata strada degli agosti italiani sempre così terrorizzati dal vacuo, dalla vacanza appunto. Sarebbe bello invece catturare quelle immagini di una persona non mediocre, ricca di umanità spaventata e ricordarlo come colui che ha fatto tanto bene con la propria presenza d'attore. Già l'attore che è tale fino alla fine, sulla scena drammatica della vita? Forse. Ci piacciono le parole della figlia Zelda e del grande amore che traspare in un momento trememendo come questo. Ci saranno tante stelle ma nessuna come quella abitata dal Piccolo Principe dove, probabilmente vigilerà tutte quelle essenze di chi ha voluto far male al proprio corpo dimenticando che nessuno è definito nel solo proprio corpo. Non esiste un'altra vita se non quella che viviamo ora. Non c'è passato che valga il presente e nessun pianto potrà farci rendere conto di come sia veramente impossibile staccarsi dalla propria vite: per sempre. E allora è bello gridare Good Morning LIfe, così e basta!

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 17 Agosto 2014 13:21 )  

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