Emanuela Ricco
“Il filo diretto del tuo sentire”

Come il personaggio che chiama Valerio, anche io entro nel romanzo prima attraverso i ricordi degli altri che attraverso la storia di ciascuno di loro. Gioca col tempo ma anche con il modo con cui viaggiare nel tempo. Una fotografia, un nome pronunciato con cautela, una reazione... su questa "assenza" che Emanuela Ricco costruisce una delle parti più riuscite di “Il filo diretto del tuo sentire”. Il dolore non viene confinato a un unico episodio: torna negli oggetti, nelle stanze, nei gesti quotidiani e nel modo in cui Aristea e Jovan reagiscono quando sono costretti a rientrare nei luoghi della loro adolescenza. La morte di Valerio arriva dentro una storia che aveva già conosciuto abbandoni e separazioni, ma assume un peso diverso perché spezza quella particolare famiglia che i tre avevano costruito. la Ricco inserisce nel racconto anche la malattia senza trasformarla unicamente in dispositivo melodrammatico. Valerio compie delle scelte, decide come utilizzare il tempo che gli resta e conserva fino alla fine un ruolo attivo nelle vite degli altri. Le lettere, le fotografie e ciò che lascia dietro di sé prolungano il suo intervento nella storia ben oltre la sua presenza fisica. Il tempo dicevo: il rapporto tra passato e presente diventa qui ancora più efficace e forse significativo. Il lettore conosce prima le conseguenze e soltanto dopo comprende pienamente le cause. Questa costruzione permette a piccoli episodi adolescenziali, apparentemente ordinari, di assumere un significato diverso quando vengono messi accanto a ciò che accadrà. Il romanzo tende a verbalizzare molte emozioni e, in alcuni passaggi, spiega sentimenti che le scene avevano già reso comprensibili. Quando invece Ricco si affida ai dettagli — una casa, una telefonata, una lettera, un libro ritrovato, una fotografia — la narrazione acquista maggiore precisione. Alla fine “Il filo diretto del tuo sentire” parla soprattutto di persone che continuano a determinare la nostra vita anche quando non possono più parteciparvi. E Valerio è il personaggio attraverso cui questa idea trova la forma più convincente. C'è il tempo, c'è il ricamo di se, del proprio concetto di famiglia, c'è un viaggio introspettivo che diviene comune a tutti...