Stringo tra le mani il primo numero della rivista Lucy. Sulla Cultura, appena arrivata per posta. Il tema è proprio quello delle mani perché già al tatto l’oggetto offre una sensazione sorprendente, decisamente materica, strana per una semplice carta: sembra piuttosto un materiale plastico anche se invece è un cartoncino meravigliosamente goffrato e interamente biodegradabile e riciclabile.

Insomma, ottima partenza e siccome non si inventa mai niente ma anzi copiare le cose belle e ben riuscite è sempre intelligente, la rivista si ispira senza remore alla francese XXI a cominciare dall’inserto fotografico in carta gloss patinata che riprende pari pari l’impaginazione della rivista d’oltralpe.

Lucy è un progetto culturale, una rivista che si definisce a buon titolo multimediale dato che è originariamente newsletter, podcast, sito ( https://lucysullacultura.com/ ) e, adesso, finalmente anche un oggetto cartaceo che, curato nella realizzazione editoriale da ADD, si presenta in maniera decisamente pirotecnica, con un piglio che non ha eguali tra le riviste di consumo, somigliando piuttosto ad un lussuoso prodotto della pubblicistica dell’architettura o dell’arredamento d’alto bordo.
Anche il sommario di questo primo numero è scintillante e coraggioso dato che mette in cortocircuito il corpo e il desiderio, i legami che campeggiano in copertina, proponendo temi interessanti (ad esempio Telmo Pievani si chiede se l’altruismo non sia piuttosto un egoismo mascherato) e volutamente scabrosi come una carta vetro (l’articolo sul ruolo della donna si intitola provocatoriamente Sottomesse, titolo scritto persino a testa in giù…) o più decisamente pop come l’articolo sul BDSM declinato nel sottoinsieme di “desiderio e potere” e neanche troppo fantasiosamente illustrato.
C’è anche l’Artemisia Gentileschi che si stufò della peinture de femme e decise di finalmente debordare con Giuditta che decapita Oloferne (nelle due versioni di Capodimonte e degli Uffizi), c’è la Teoria Triangolare dell’Amore di Robert Sternberg (da non confondersi col troppo semplicistico prosaico triangolo amoroso), c’è un racconto di Annie Ernaux (che sul sito era comunque comparso già a febbraio del 2023), ci sono riflessioni sul desiderare, sul nostro essere “creature sentimentali e sociali”, come si appunta Nicola Lagioia nel suo editoriale, sul nostro “io presente” ovvero chi siamo, come lo s(t)iamo diventa(ndo)ti.

Bella avventura sfogliare queste pagine, imbattersi in font diversi per dimensioni e stili, in smarginature possibili, in immagini che escono dai bordi e continuano chissà dove, in parole che montano e gonfiano e si sfocano venendoci incontro. Illustrazione, fotografia e griglie grafiche shakerate insieme alle parole, ai volti (c’è anche Delon), agli archetipi letterari (Peter Pan, per non crescere davvero mai), al reportage.
Direzioni di lettura che richiedono un piccolo sforzo, una voglia di partecipazione al progetto, al viaggio che parte con questo numero uno e promette sentieri mai banali, esplorazioni che si fanno impaginato, coraggio e postmoderno fino al rischio ultimo, quello di perdersi, come insinua Irene Graziosi. Cultura per tutti, pop come si vorrebbe che fosse invece che un mercimonio di livello cloacale, luci che illuminano riflessioni che forse non sapevamo nemmeno di poter fare, in questo modo. E allora accendiamole queste lucy, con ypsilon o senza, sulla cultura. Percorriamoli questi sentieri che si intrecciano partendo da, come recita il claim della newsletter, vite che non sono la nostra per arrivare proprio allo spazio culturale che ci contiene, tutti, insieme o separati, ritrovati o dispersi, coppie, triangoli e desideri. Se sapessimo cosa cultura significhi e a cosa facciamo riferimento quando la chiamiamo in causa come il motore che alla fine tutto muove. La scommessa è tutta qui, in questa domanda senza uscita, e, a giudicare da questo ciak, buona la prima!
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crediti fotografici: dalla rete
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