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Kang, come la raccontò Calasso

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Quando lessi La Vegetariana, Han Kang non l’avevo mai sentita nominare prima. Dovetti fidarmi del consiglio di qualcun altro, Roberto Calasso, che ne era l’editore.

Ce ne parlò in uno di quei meravigliosi incontri che si tenevano a Milano, in sala Buzzati, dove lo staff di Adelphi arrivava come una congrega di monaci buddisti e si schierava sul palco, di fronte all’uditorio, con un ordine che apparentemente sembrava deciso e immutabile da e per l’eternità: Calasso stava in mezzo - sempre in mezzo -, alla sua sinistra c’erano Matteo Codignola e alla destra Ena Marchi e Giorgio Pinotti. In platea, primissima fila, il direttore commerciale oppure l’ufficio stampa o altri dello staff che sembravano essere lì pronti a sorreggere o a soccorrere il palco, ma solo al bisogno per carità, con qualche dato significativo di sell-out oppure con una considerazione a latere ma significativa.

vegetariana copertina

Di Han Kang non sapevamo niente, nessuno ne sapeva molto di più da questa parte così discosta dell’Europa (in Inghilterra e Francia La Vegetariana era comparsa nel 2015, da noi l’anno dopo tradotta però dall’inglese) e lo si capiva da come il libro ci fu raccontato.

Calasso aveva due modi di parlare di un libro oppure di un autore. Il primo era completamente intriso dell’entusiasmo libero e squillante di un bambino e la sua voce sempre così modulata saliva e scendeva nell’argomentare e la sorpresa che comunicava e colpiva noi ascoltatori in platea sembrava colpire alla stessa maniera e nello stesso esatto momento anche lui, mentre parlava; sembrava profondamente sorpreso egli stesso di poter dire quello che veniva dicendo. Questa modalità l’ho sempre considerata la forma esatta, unica e irripetibile della robertocalassità, definizione che potremmo tradurre con “essere uno dei templi incarnati delle letterature del mondo sapendo di esserlo”.

La seconda modalità passava comunque attraverso la stessa seduzione della voce ma aveva un carattere più razionale, meno irruento, il ragionamento si faceva interrogativo, l’eloquio quasi sospeso come se stesse scoprendo quello che diceva mentre parlava. Con Han Kang ebbe questo tatto, questa gentilezza del tocco: era certo, assolutisticamente sicuro di essere lo stesso robertocalasso di ogni singolo libro che la sua casa editrice licenziasse ma quel giorno aveva bisogno di fermarsi sulla soglia, di guardare l’interno da lì, di raccontarci i sogni della protagonista Yeong-hye con tutti i crismi di una profezia. Credetemi, non sbaglio nemmeno stavolta.

kang ritratto copy

Che non sbagliasse, in quella mattina di maggio 2016, si vedeva già dalla copertina del Fabula 312 (collana e numero) che il libro stava per diventare, uscendo nell’autunno di quello stesso anno, copertina nobilitata da una fotografia anch’essa decisamente presaga di Araki che magicamente si intitola Banchetto degli angeli: scene di sesso e nella quale campeggia in primissimo piano su fondo nero una candida peonia. E basta.

Il fatto che la protagonista della storia compia la sua scelta non va giù a coloro che, quella stessa scelta, la raccontano ovvero il marito, la sorella, il cognato. Mai lei, mai Yeong-hye, come se non avesse voce o non avesse diritto di usarla: silenziare, togliere la voce, impedire di comunicare, questo accade nel libro e accade come se fosse lineare, con un linguaggio nitidissimo e asettico nel quale la tensione di ciò che potrebbe/dovrebbe (non) accadere sembra non trovare mai scioglimento e dove la realtà, ammesso si chiami così, è fatta letteralmente della materia di cui sono fatti i sogni, stessa evanescenza, stessa luce confusa.

Era questa la potenza di quella breve storia, che Kang racconta infatti in poco più di 150 pagine e che robertocalasso quella mattina ci stava porgendo.

Naturalmente, in seguito sono usciti anche in Italia alcuni degli altri libri che l’autrice ha scritto (L’ora di greco e Atti umani, solo per citare i più rilevanti) e presto ne uscirà un altro ma tutto è cominciato quella mattina di maggio, in sala Buzzati a Milano con una voce dal fascino talmente misterioso che non ha, e per tanto tempo più non avrà, eguali.

calasso ritratto copy

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 12 Ottobre 2024 18:11 )  

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