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Urban Projet - Articolo del 2015

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Le città in abbandono – visioni e strategie
 
L’agenzia Deapress dal 1990 lavora come laboratorio di indagine sull’ambiente e in particolare sul territorio fiorentino, con inchieste e reportage sviluppati nel settore della comunicazione ambientale e rivolti alla conoscenza geo-antropologica. L’interesse maggiore è stato dato alle aree urbane con problematiche di “disagio” sociale. La nostra analisi è rivolta alla lettura socio-ambientalista delle emergenze (mobilità, rifiuti, smog ed altro), che sono ancora tali nonostante i progressi generalizzati della trasformazione territoriale. In particolare, il nostro sguardo è rivolto alla città di Firenze come luogo “attenzionato”, dove sono allo studio nuove strategie di pianificazione urbana.
Perché la trasformazione urbana costituisce elemento di grande potenzialità per la città
contemporanea?
L’analisi sulle potenzialità inizia proprio dal micro territorio urbano. Nella città sociale, insieme a quella economica, c’è la crisi della capacità di fare buona amministrazione. Una crisi del coraggio, delle scelte utili che frena oggi quegli interventi necessari a rendere più sostenibili le realtà urbane e, insieme, nega l’innovazione, con una fuga prospettica in avanti, quantitativa e non qualitativa, senza una visione netta e trasparente del futuro.
La lettura delle immagini del gruppo fotografico Deapress indica attraverso le sue foto, la
devastazione e l’abbandono di enormi aree. La periferia risulta spoglia e senza servizi, alcuni
piccoli agglomerati urbani periferici, limitatamente ad alcuni indicatori, sono in situazione di
sopravvivenza e la situazione politica- urbana non è capace di migliorare la qualità ambientale del territorio.
In Italia, alcune emergenze (rifiuti, smog e mobilità) sono ancora tali nonostante i progressi
generalizzati e alcune eccellenze che restano, purtroppo, casi isolati. In tanti Comuni prevale un format decisionale che guarda all’urbis da prospettive parziali, ciascuna delle quali persegue logiche di settore spesso contraddittorie e in reciproca elisione che favoriscono un’errata programmazione delle priorità. Un’incoerente destinazione delle risorse con la perniciosa disorganicità delle azioni. Alcuni edifici vengono costruiti senza controllare il contesto. Il tratto della tranvia ha reso più facile la tempistica per raggiungere la città ma, alcune parti restano ancora scoperte. La costruzione di quartieri residenziali o di outlets in mezzo al nulla e scollegati dal resto, pongono le premesse per un nuovo scialo di risorse.
È utile, ancor prima dei singoli provvedimenti, una sintesi che superi questa frammentazione e mostri una capacità politica di pensare e di immaginare un modo nuovo di usare il territorio e consumare l’energia, un altro tipo di mobilità a basso tasso di motorizzazione e con alti livelli di efficienza e soddisfazione, spazi pubblici più sicuri, più silenziosi, più salutari, più efficienti e meno alienanti, dove si creino le condizioni per favorire le relazioni sociali, il senso del vicinato, del quartiere, della comunità.
2. Quale consapevolezza di compartecipazione, quali aree e scelte di intervento per il recupero e riuso del patrimonio in abbandono su cui concentrarsi?
Il dramma sociale degli sfratti e in generale il problema della casa dovrebbe essere affrontato con maggior attenzione e tempestività dal governo. Finora la casa è stata considerata più un bene sul quale accanirsi con le tasse più che un problema da risolvere, visto che negli anni nessun altro esecutivo, né di destra né di sinistra, ha mai affrontato con attenzione e autorevolezza la situazione.
Torino, Roma e Firenze sono tra le città più colpite dal problema “casa”. A Torino la situazione
dell’occupazione e degli sfratti è stata al centro di un’indagine, l’area antagonista tra Barriera 
Milano e Porta Palazzo ha impedito gli sfratti attraverso azioni dirette contro la proprietà del
comune. A Roma, in particolare a Torre Spaccata vivevano un centinaio di nuclei familiari con
bambini e anziani. Lo sgombero è avvenuto facendo fuggire gli occupanti in concomitanza con lo Tsunami tour, le manifestazioni del Movimenti per la casa.
A Firenze invece la situazione è molto più complessa della altre due città vista la determinazione e il numero degli appartenenti al movimento di lotta per la casa. Firenze consta di ben 79 edifici fra pubblici e privati occupati. Ad esempio subito dopo le elezioni politiche sono avvenuti alcuni sgomberi, passati perlopiù sotto silenzio, come la palazzina di tre piani in via Pier Capponi 51, occupata da donne immigrate e come nelle altre città è stata attuata l’attivazione del c.d. decreto Lupi (taglio di acqua, luce a gas per chi occupa abusivamente).Patrimoni edilizi che potrebbero essere recuperati e riutilizzati. Ville storiche ex caserme e officine, abbandonati al loro destino e vittime dell'incuria e del degrado.
 
Emergenza casa- i quartieri si ribellano
 
Santa Croce, San Frediano e zona Novoli sono i quartieri di Firenze dove la presenza popolare di immigrati e disoccupati è problematica dal punto di vista delle residenze. Si ha notizia di quasi 100 sfratti, soltanto in quest’ultimo anno. Questi quartieri hanno subito una rivoluzione abitativa, data l’espropriazione avvenuta negli ultimi 5 anni che ha poi portato a varie occupazioni abusive. Nella sola via Baracca e traverse si ha notizia di 7 stabili occupati. Questa è la zona di Firenze a più alta concentrazione di occupazione. Circa 300 persone (famiglie albanesi romene e marocchine) hanno trovato un tetto e sono passate da sfrattate a occupanti. È stata chiamata la rivoluzione dei “senza casa.” Gli stabili dismessi da molti anni sono censiti e controllati dal Movimento per la casa. Lo stesso Movimento, insieme a 14 famiglie (per lo più tunisine), all’inizio del 2014 ha occupato l’hotel Concorde di Novoli, tra via Gori e via Baracca. Esistono, oltre occupazione di stabili dismessi, anche famiglie che non sono occupanti, ma che invece adottano l’autoriduzione degli affitti e in generale dei costi.
Alcuni centri sociali che hanno un ruolo aggregante, a loro volta hanno scelto come sede alcuni luoghi abbandonati: il CPA (Centro Popolare Autogestito) ha sede nell’ex scuola materna Grifeo in via Villamagna e il Centro Sociale Emerson, in via di Bellagio, zona Castello.
 
Edifici abbandonati-viaggio nei quartieri
 
Sono moltissimi nella zona fiorentina i luoghi abbandonati a se stessi e mancanti di progetti di
recupero, di proprietà di enti pubblici o grandi finanziari. Fra questi troviamo: la Stazione di Firenze Statuto, l’acquedotto delle cure, l’ex convento di Sant’Orsola, l’ex generatore elettrico della tramvia, l’ex sede della società idrocarburi nazionale, l’ex Lidò cafè, l’ex caserma a Novoli, gli ex magazzini Enel e l’ex Hotel Majestic. Fra questi spicca il palazzo di via Masaccio a Firenze, già sede Telecom, vuoto da anni e pericolante, che sta raggiungendo alti livelli di degrado e pericolo per l’incolumità delle persone. Ecco la storia di alcuni luoghi abbandonati:
Manifattura tabacchi Iniziati i lavori nel 1933 e finiti nel ’40 la Manifattura veniva trasferita dall’ex monastero di Sant’Orsola in pieno centro accanto alle Cascine. Durante la Liberazione di Firenze, fu uno dei luoghi dove si concentrò la battaglia. Nel 1999 il complesso fu acquisito dall’Ente Tabacchi Italiani che chiuse definitivamente la Manifattura nel 2004. Da allora ci sono state istanze dei cittadini e di alcune forze politiche per dare una destinazione d’uso a questi 6 ettari. Ma per ora, tranne una riqualificazione in area residenziale e terziaria, non si vede la fine di questa situazione di abbandono.
 
Ex convento Sant’Orsola
 
Il convento di Sant’Orsola, costruito nel 1327, ospitò le monache benedettine fino al 1810, quando il monastero venne soppresso e sostituito con la Manifattura Tabacchi. Come spiegato poco sopra, nel 1940 la Manifattura si trasferì e l’edificio divenne prima un ricovero per gli sfrattati, poi parte dell’Università di Firenze e infine venne acquistato dal Demanio per crearci una caserma della Guardia di Finanza. Nel 1985 iniziarono i lavori di ristrutturazione ma i finanzieri si erano resi conto che Sant’Orsola non rispettava le loro necessità, così il cantiere fu abbandonato creando un’altra area degradata. Per un lungo periodo il convento rimase “imprigionato” da lamiere e ponteggi, poi nel 2007 furono rimosse per una più “sobria” muratura della finestre. Nel frattempo la zona attorno subiva: sporcizia, piccola delinquenza e spaccio. Ma almeno una nota positiva sembra esserci: gli scavi archeologici nel convento hanno portato alla luce due scheletri di donne, di cui uno potrebbe appartenere alla Monna Lisa, meglio conosciuta come Gioconda.
 
L’ex generatore elettrico della linea tranviaria 
Nel 1898 la Belga rivelò la Tranvia del Chianti per trasformarla da tranvia a cavallo a tranvia
elettrica. Uno degli interventi fu costruire un generatore elettrico per alimentare la linea. A momenti alterni il servizio continuò fino al 1958, quando venne definitivamente soppresso. Questo grande edifico in mattoni rossi in classico stile industriale si trova in via Dè Andre, dopo la chiusura della tranvia venne destinato a deposito di macchinari per l’ATAF fino al 1975. Poi la proprietà passò al comune e venne utilizzato parzialmente da attività artigianali tra cui un meccanico. Purtroppo l’edificio è un altro triste simbolo del degrado a Firenze: finestre rotte, riparazioni con pannelli di lamiera e altro. Pensare che lì vicino si trova l’area ex Fila: l’antica fabbrica di matite ora circolo ARCI e luogo aggregante a livello culturale e sociale.
 
Ex Meccanotessile
Nel 1909, in quest’area di 27mila metri quadrati, nascevano le Officine Galileo nel quartiere di
Rifredi. Si produssero strumenti di precisione fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale poi,con l’influenza della vicina Prato, si passò al settore meccanotessile. Nel 1943, le Officine davano lavoro a più di 4700 persone. La crisi degli anni ’70 costrinse ad un trasferimento a Campi Bisenzio. Rimase solo questo edificio enorme e vuoto, fantasma della gloria passata. Nel 1981 viene approvato un progetto che prevede un centro d’arte moderna per rivalutare la struttura, i lavori dovevano partire nel 1990, nonostante la spesa di 22 ml. di lire. Si aspettano i lavori per la creazione di un parco ludico per bambini, che dovrebbero concludersi a fine 2014.
 
Ex Ospedale Monteoliveto 
L';ex ospedale militare di Monte Oliveto è un vasto complesso edificato nel 1400 come convento e si trova, adiacente a Villa Strozzi, a ridosso del grande prato verde. E' un bene di rilevanza storica:l'edificio ha 3 piani per un totale di 5474 metri quadrati e si sviluppa intorno ad un giardino di pregio di 2733 metri quadrati. E' rimasto completamente abbandonato per anni finché alcune famiglie multietniche lo hanno occupato, le quali attualmente vivono in pessime condizioni igienico-sanitarie.
 
Ex caserma Lupi
Al confine tra Firenze e Scandicci si trova lo stabile della ex caserma ‘Luigi Gonzaga’ che ospitava il 78° reggimento Lupi di Toscana e vuota dal 2008. Da tempo istituzioni e residenti chiedono di velocizzare l’iter per la vendita e la trasformazione urbanistica, visto che la struttura sta diventando una terra di nessuno, dove la fanno da padrone loschi figure e presenze notturne. Mentre sulla struttura si attendono ancora decisioni definitive, è sorto il problema dell’ordine pubblico.
 
L’ex cartiera delle Cure
 
L’ex cartiera di via Caracciolo di proprietà della ditta Iveco, è ridotta ad uno stato pietoso da più di trenta anni. Completamente transennata, è un vero e proprio monumento al degrado. I vetri delle finestre sono pericolanti e le porte murate. Fino a qualche anno fa, su uno dei cancelli era affisso un cartello – ora rimosso – che avvertiva dell’inizio dei lavori di ristrutturazione. In progetto dovrebbe esserci la realizzazione di una Coop, ma per il momento niente si è ancora smosso.
Articolo di qualche anno sui luoghi abbandonati a Firenze:
Firenze città dei palazzi vuoti – Silvana Grippi
A Firenze, da molti anni, vediamo Palazzi vuoti e abbandonati nella cerchia del centro storico e nella zona dei viali. In un elenco, fatto circolare da vari comitati, i luoghi abbandonati (pubblici e privati) sono molto di più dell'elenco fornito dal Comune, perché non sono catalogabili le strutture medio-piccole che appartengono a privati.
Il Comune propone di rivitalizzare la città con interventi ex lusso e su residenze, strutture utili al servizio pubblico, all'università e per la gente che frequenta la parte storica della città ma purtroppo l'urbanistica cittadina è ferma e invece si interviene pesantemente con sfratti garantisti verso la povera gente.
Siamo in attesa di un Regolamento urbanistico che dovrebbe portare a conoscenza di noi cittadini della mappa territoriale e circolazione stradale ma ci chiediamo quale sarà il futuro di questi Palazzi vuoti? Gli atti del piano strutturale approvato dalla giunta comunale (Renzi) ci informa che stanno provvedendo a liberare (sfratti....) palazzi pubblici e privati che saranno trasformati (volumi zero), citiamo alcuni palazzi ancora da liberare: la Corte di Appello in Via Cavour (proprietà del demanio), la Scuola sottoufficiali in piazza Santa Maria Novella, e molti edifici potranno cambiare destinazione d'uso come gli uffici comunali di piazza Pietrapiana. Il progetto più grosso è quello di S. Orsola........come pure i progetti per l'ex Teatro Nazionale di via dei Cimatori e il Supercinema, fermi da una vita....e di cui non si conoscono le vicissitudini passate e future. Continuando nella nostra indagine troviamo via Masaccio e zona limitrofa decadente e con zone d'ìombra su palazzi e palazzetti in zona Viale Spartaco Lavagnini. Poi in zona Fortezza da Basso l'ex complesso Enel e in via Salvagnoli le ex Ferrovie dello Stato e il Palazzo del sonno. E' stata svuotata la Procura, di proprietà di una immobiliare, ed ora?
Nella zona S. Croce dopo lo sventramento subito nel periodo fascista ora abbiamo un nuovo
intervento nelle piccole vie come via delle conce e via dei conciatori che da strutture fatiscenti
voglio fare piccoli residence di lusso quindi sono stati allontanati tutti gli abitanti che non piacevano agli immobiliaristi che devono fare lucro. E anche qui il comune è intervenuto pesantemente, sfrattando anche centri di aggregazione solidale dove convivevano alcune realtà associative fiorentine ed ora il mercato degli affitti ha potuto registrare un aumento sostanziale (CBRE). Questo comune che è a corto di risorse prima o poi metterà in vendita anche Palazzo Vecchio e gli Uffizi.
Parliamo anche delle ex caserme (alcune del demanio militare) in disuso: ex Ospedale militare San Gallo,  caserma di Costra S. Giorgio (indicata più volte come futuro uso della Sovrintendenza), Monte Uliveto e ancora tutte le caserme di Via Tripoli  e dei Lungarni (piene di amianto), ed infine la caserma Vannini in via San Pancrazio (attualmente in uso al Museo Marino Marini).  E la chicca sulla torta: in Piazza della Repubblica, interi palazzoni di proprietà delle Banche e di immobiliari, stanno aspettando che il mercato esca dalla crisi per vendere l'intero patrimonio. E se la crisi sarà lunga svenderanno agli stranieri.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 21 Febbraio 2024 17:32 )  

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