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Critiche artistico-culturali su Gabriele Ricceri

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in preparazione

Non so perché è nato in me il desiderio di interessarmi di Gabriele Ricceri. Quando l'ho conosciuto mi è sembrato un signore timido e modesto ma che provabilmente aveva una storia particolare da far conoscere.
Lui non mi ha chiesto niente e così mi sono domandata chi fosse il Ricceri che vedevo tutti i giorni.
Mi occupo di artisti da sempre e purtroppo il loro ego mi impedisce di approfondire, ma con Gabriele è stato il contrario. L'ho intervistato quasi per gioco e tra noi è nata una amicizia fatta di domande e risposte. 

Azzardo a dire che come pittore è molto astratto e lo definirei un "simbolista". Certamente riuscire a leggere i suoi quadri è difficile: l'originalità sta proprio nei suoi autoritratti simili a teschi pieni di pensieri e a volte c'è vicino a lui un gatto, segno distintivo della sua infanzia e la solitudine che ha dovuto soffrire. 

Gabriele mi ha stupito in quanto da poco loquace si è trasformato come un fiume in piena. Egi ha una cultura raffinata ma timorosa di mostrarsi e così mi è nata la voglia di contribuire alla sua conoscenza.

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Ecco quello che hanno scritto di lui: 

Paloscia - 1969 La Nazione - Articolo "Ricceri e la pittura secondo Moravia"

Scrive Moravia: Sulla pittura non c'è niente da dire. Il discorso critico è possibile soltanto sulle fange culturali di un'arte. Queste frange non sono visibili nella pittura. Che dire nella pittura? Si può dire che è pittura. Una tautologia che conferma che della pittura non si può parlare. Certo si potrebbe dire  quello che si prova davanti alla pittura con la pittura stessa? Ma che c'entra quello che si prova davanti la pittura con la pittura stessa?' Anche perché si può benissimo non provare niente e tuttavia aver capito la pittura. l'occhio è uno specchio. La pittura vi si riflette ma non oltrepassa lo specchio".

Queste osservazioni  Alberto Moravia le pone come prambolo in una cartella edita dalla Galleria  "L'Indiano" per sei serigrafie fatte dai pittori Walter Falconi, GustavoGiulietti e Gabriele Ricceri. Un bel catalogo con i testi di De Grada, Franco Solmi e Piero Santi accompagna le opere pittotiche della triade che tuttavia è in questi giorni riunita nelle sale d'esposizione solo con i lavori crivellografici giacché, quanto agli oli e ale tempere è nel programma di galleria una passerella singola per ognuno dei tre artisti. Il primo a mostrarsi con una robusta  e interessante produzione è stato Gabriele Ricceri

Certo, l'idea di Moravia, che è al centro di questa mostra, ci dovrebbe risparmiare ogni senso critico. Ma lo stesso Moravia, da quel grande letterato che è, se l'è cavata a proposito della pittura, con una tautologia, com'egli dice. vale a dire, in parole povere o di più facile comprensione con una definizione che non definisce niente. Tentiamo di non fare altrettanto.

Il Ricceri, che ha poco più di ventott'anni, ha fatto le sue prime esperienze slla scia del movimento di Nuova Corrente; ha quindi rivolto le ricerche altrove, sollecitato dai rivolgimenti sociali che accompagnano il nostro tempo. e anche dalle esperienze -  magari già concluse - delle più impegnate avangurdie di questo dopoguerra. La lezione figurativa, ad ogni modo, non ha abbandonato Ricceri che caparbialmente ha inteso ritrovare tutta la sua libertà e la libertà di raccontare con un linguaggio conquistato a poco a poco nel tentar di capire le forme espressive di coloro che  più intmamente  vivevano i drammi  della società contemporanea.

Gli accenni astratto-gometrici, le combinazioni materiche e gestuali, le espressioni realistiche si avvicendavano e si integrano nelle sue opere per formulare, così concatenati, concetti, sequenze di idee o termini di un dialogo con la realtà e l'immaginazione. Una forza espressiva, notevole (e non aggiungiamo altro per non rischiare  - ci scusi  il letterato  - un discorso tautologicamente sesquipedale. Inutilmente lungo, insomma), che si distende nelle serigrafie.     

 C. Popovic - L'Unità - 

 

Rafael Alberti -  Versione di Oreste Macrì (1972)

Non sò
ti conosco appena
e già ti conosco
eppure dovrei conoscerti meglio
Ma i tuoi turbamenti che per linee mi giungono
per oscuri sentieri
mi catturano e m'accompagnano
e mi dicono di te quel che non so
quel che sto per sapere
e ora mi agitano
e  mi riempono il sonno d'una martirizzata realtà
che esiste solo per te,
sbigottita di esistere. 

Alberto Moravia

Andrea B. del Guercio

"....luce della sua conoschenza del bello, e a di sopra della luciferiana profondità dell'apparenza in cui il nello si svela e si manifesta..." Queste parole di Gershon Scholem ci introducono ad un clima culturale la cui "lettura", visto lo stato persistente di isolamento operato dalla critica nellampiezzavdelle sue specializzazioni, viste anche le caratteristiche di segretezza ed ermetica concentrazione in singoli "cultori"  e per questo caratterizzata da una impercettibile progressione di conoscenza e negazione di spazi di ereditaria "comunicazione" nei tempi, mi indicono in ogni caso ad operarne una riproposta direttamente nell'esperienza pittorica sua umana.

Andando quindi alla ricerca delle origini culturali, gli anni di studio a Firenze di Ricceri è come, cardini , delimitanti un certo clima che abbiamo già riconosciuto complesso ed articolato nonché interdisciplinare, suggerirei brevemente, la "memoria involontaria" di Proust, le apparizioni e trasformazioni nei ivelli di realtà di Nitzsche e Rimbaud. 

Piero Santi (1969) - DESOKO - Estratto da mostra di 9 autori

Ricceri si è valso, in queste opere del 1068-69, delle esperienze proprie (partì, dieci anni fa, quand'era poco più ch giovinetto, dal movimento  realistico di "Nuova corrente") e di uelle della storia della pittura recente: nei suoi quadri cerca una sorta di dialogo  contrastato tra forme nere - ricolme di grumi che si dissolvono qua e là in superfici evigate - e forme direi gestaltiche; non certo per un'astuzia o un calcolo ma per l'ansia di creare nel quadro l'espressione di una realtà raggiungibile solo se risolta dopo l'annegamento degli umori, nelle  passioni o negli stessi intenti dell'individuo - pittore.
Ricceri non si prefigura un modulo, per questo è pronto all'avventura (meditata tuttavia è consapevole della propria sostanza) e questi quadri hanno uno "uno scatto" - un valore - che rimarrà anche quando il pittore scoverà mezzi diversi. Ricceri non si difende dal proprio temperamento, se mai lo pone in contestazione alla luce dei miti e degli avvenimenri che il tempo gli getta addosso; e la sua pittura mi sembre porta il segno di questa lotta - amore - tra lui e i fatti i quali del resto, non sono mai staccati da lui ma accolti nella loro suggestione oggettiva e insieme immaginativa. I colori quei bruni, quei neri, quei violetti improvvisi, l'inalbermento repentino di un giallo, e il suo segno - gesto e poi l'apparizione di una geometria dove è reperibile l'attesa del razionale più che il razionale stesso, solo gli emementi - ardore segno di quella lotta - e di una inquietudine che non riesce a placarsi. Qui sta la "contemporaneità" del suo lavoro.....

Raffaele Monti (1970)

...Quello che conta, almeno a nostro giudizio,  l'impennata lirica che queste opere testimoniano, quasi che - liberandosi da elementi di cultura ormai divenuti costrittivi - l'artista abbia ritrovato con effetto novello, eccitante e fatto aspro da un lungo tacere un antico, necessario linguaggio comunicante. 

Raffaele De Grada (1971)

...I personaggi che Gabriele Ricceri dipinge sembra che si vengognino di essere uomini. L'ossessione ideologica della metamorfosi è tale che ci si domanda vedendo questi occhi che prendono il posto del volto e i tubi inseriti come collo quale sia il loro rapporto con le poetiche tradizionali (tutte, ivi comprese quelle dellla neofigurazione) se non quello di ripescare un nuovo tipo di personaggio dalla montagna  d'immondizie in cui l'ha precipitato in poci anni la pittura moderna.

Dino Carlesi (1971)

...Per Ricceri la struttura uomo-tempo dovrebbe essere scandita dal ritmo di un nuovo amore. I punti -forza sono oggi così contrstanti e dissimili e lacerati tra loro da far temere davvero per a salvezza di un uomo inteso come creatore di pace e disposto all'offerta: solo l'amore potrà modificae il gioco vertiginoso degli "interessi" e ricondurci ad essere disponibili per un'avventura terrena meno disperata. Le figure di Ricceri portano il loro contrinbuto a questa straordinaria fatica esistenziale col loro messaggo di pena, con a loro martoriata esistenza d personaggi infranti da un mito sbagliato....

Vito Riviello  (1972)

...E le immagini  attuali di Ricceri non cercano allegorie o interpretazoni simboliche, esigono piuttosto il rispetto e la cmprensione verso un uomo che pe fede nella vita è stato costretto a vderne le radici, gli umori più velenosi...

Alberto Machiavello

Pittore colto e raffinato, Ricceri nasconde dietro la facciata estetizzante una considerevole ricchezza di contenuti, le sue figure astratte e dwformate sono i tassell d'un mosaico tracciato con l lindee di un preciso disegno per espeimere un'ossessionante inquietudine. 

 

Umberto Baldini  

Tra i giovani che da anni si impegnano nel tentativo di ritrovare un'umanità nuova che porti tuttavis concreti i segni del nosto tmpo, il suo edssere e il suo divenire (così come la sua immanenza). Ricceri è certo tra i più impegnati per robustezza di disegno, per acutezza di colore  e per chiarezza.

 

Luigi Baldacci

...Gabriele Ricceri è un pittore in divenire: non però nel senso che generalmente s'intende, con riferimento alle rapide informazioni, all'ultimo dispaccio, alle collezioni di modelli per la prossima stagione. Penso invece alla sicurezza con la quale Ricceri, muovendo dagli esercizi di un suo mondo geometrico, ha colto in sé una strana ossessionante vocazione figurativa. Chi volesse fare un pò di storia interna, potrebbe anche dire che la geometria di Ricceri portava in incubazione i germi di questi suoi nuovi mostri. Talora, ai margini di quelle superfici nette e monocrome, levigatissime, si addensava una materia quasi purulenta, o almeno estuante: si capiva che la pulizia, l'ordine, le regole auree non erano l'affare di Ricceri. Ma si capiva anche che egli non avrebbe facilmente rinunciato a quel suo (più che senso) sentimento della forma...

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 21 Settembre 2023 11:51 )  

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