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Pillole di libro....

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Vogliamo proporvi qualche brano del nuovo libro su Annamaria e Luca Mantini appena stampato da Edizioni DEA

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Qualche stralcio di testimonianza

Massimo Troise
Ho conosciuto Annamaria nel 1969 quando avevo 16 anni ed eravamo insieme nello stesso gruppo Scout, in quello che si chiama “CLAN”, che viene dopo gli Scout esploratori, e in questo clan erano riuniti il nostro gruppo più un altro gruppo di ragazze. Era infatti uno dei primi clan misti tra maschi e femmine. Abbiamo quindi fatto insieme un percorso, delle gite e ci trovavamo anche fuori dell’attività degli scout. In quel periodo lì già si notava una sua forte presenza fisica e di energia e già piaceva a tutti i ragazzi, perché aveva un carattere molto aperto, dava molta energia. Erano tutti innamorati di lei. Decisamente tutti. Ed io mi sono sempre chiesto cosa avesse trovato in me. Non glielo ho mai chiesto.
Ovviamente in quel periodo oltre agli scout, essendo il 1969, sappiamo quel che succedeva e quindi ci trovavamo insieme anche alle manifestazioni e così è andata quell’anno e anche i primi anni dei 70. Ricordo bene perché il 1° Luglio 1970 ci siamo messi insieme.
Avevamo 17 anni e sono stati due anni molto intensi, abbiamo scoperto insieme la sessualità. Eravamo molto legati anche se notavo sempre questa sua indipendenza, che era anche ciò che mi piaceva. Aveva idee ben precise e soprattutto si notava questo affetto molto forte con Luca, suo fratello…. e devo dire che ne ero quasi anche un po’ geloso, perché parlava molto di lui e si capiva che era una figura molto importante per lei.
Oltretutto non avevano il padre che mi pare di ricordare fosse morto quando lei aveva quattordici anni. Insomma dal ‘70 al ‘72 sono stati anni veramente molto intensi e molto felici. Molto è cambiato quando, nella primavera del ‘72 quando c’erano le elezioni mi pare, Luca fu arrestato a Prato durante una manifestazione contro un comizio di Almirante, credo. Da lì in poi sono cambiate molte cose....

Carmelo Strazzulla
Ho conosciuto Luca Mantini in occasione del mio arresto avvenuto nel 1972 ad una manifestazione antifascista. Ho vissuto tutta la vicenda processuale e carceraria insieme a lui. Dopo ho continuato ad incontrarlo, nelle strade del movimento politico fiorentino di quegli anni, fino a quando ne persi le tracce e drammaticamente venni ad avere le notizie relative alla sua morte. Morte molto sentita, non solo da me, ma da tutta la città. Luca era molto conosciuto e in questa vicenda, la sua e successivamente quella di Annamaria ha lasciato proprio una ferita in tutti quei giovani dediti al movimento di quegli anni. E’ stato per me una figura complicata perché nella sua personalità c’erano diverse componenti. Lui era anche artista, estroverso, però un buono d’animo, un sincero, credeva in quello che faceva, fino a rompere con lotta continua per quello che stava costruendo. Ho partecipato anche alla rivolta delle Murate. Più che una rivolta fu una manifestazione che si riuscì a mantenere entro termini civili perché in quei casi si sa come le cose iniziano ma mai come finiscono. Quando un gruppo di detenuti si rifiuta di rientrare nelle celle dopo l’ora d’aria da quel momento in poi non sai che piega prenderanno gli eventi perché non dipende solo da chi inscena la manifestazione, ma dalla massa dei detenuti, dalle reazioni delle autorità, dalle guardie… insomma le reazioni possono essere le più diverse. Di tutto il nostro gruppo di studenti in carcere preventivo a causa della campagna elettorale in corso solo io e Luca aderimmo all’azione. Tutti gli altri preferirono non farlo. Questo sul momento mi ferì molto e mi fece molto arrabbiare e litigammo tanto. Per esempio Bruno Scapicchi stette lì fino all’ultimo, lo vidi camminare lungo il corridoio fino all’ultimo istante, poi decise di rientrare in cella. A quel tempo Luca aveva già conosciuto Pasquale Abatangelo e Annamaria era diventata amica di Anna.
Per lui (Luca) eravamo tutti una massa di bamberottoli giocherelloni e non lo sopportava,  lo soffriva. Su questo nodo ci siamo anche divisi, io e Luca. Io sostenevo che all’interno di quello che era il movimento reale si poteva certo portare avanti gli obbiettivi. E poi soprattutto il tema della legalità. Su questo ci siamo divisi. Anche perché il passaggio dal carcere al ritorno alla vita normale è stato difficoltoso un po’ per tutti. Il carcere ti prepara, ti cuoce a puntino, ti rende pronto per ogni genere di esperienze, armate, estreme…

Maurizio Lampronti
L’Abstor si trovava in via Romana, dove ora c’è un supermercato. Si era dato questo strano nome per essere il primo della sua categoria nella lista degli spettacoli cinematografici sulla Nazione. Naturalmente andavamo in cerca di ragazze e la domenica montavamo su certe vecchie utilitarie, che a vederle ora ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, con cui pensavamo di andare in campagna ma che spesso si fermavano per la strada e così passavamo la giornata per rimetterle in moto. Una cosa che ci piaceva era visitare e profanare vecchie chiese di campagna sui muri delle quali scrivevamo le peggiori frasi.

Il 12 dicembre del 1970 in occasione dell’anniversario della strage di stato, la polizia uccise a Milano, con un candelotto lacrimogeno, il compagno Saverio Saltarelli, giovane militante del partito comunista internazionale. Era un sabato, e la domenica era sciopero dei giornali; arrivò una telefonata da Milano e dunque sapemmo la notizia in diretta o quasi subito dopo i fatti. Avendo il monopolio dell’informazione, decidemmo d’informare la cittadinanza dell’accadimento. Fin dalla mattina presto percorremmo con vari piccoli cortei le strade dei quartieri popolari, con megafoni e bandiere rosse propagandando un corteo che si sarebbe fatto il lunedì mattina. Luca fu in prima fila in tutta questa vicenda, sia nei picchetti alle scuole, affiancato da altri, dove discuteva con gli studenti (mentre noi adoperavamo sistemi più convincenti e vagamente violenti), e poi alla testa del corteo stesso che, dopo aver percorso le strade del centro si spostò nella zona allora operaia di Rifredi. Sostammo a lungo di fronte alle Officine Galileo che erano a quell’epoca una delle fabbriche più importanti di Firenze. Alla fine dell’anno Luca mi coinvolse in uno dei suoi lavoretti precari: si trattava di andare in un ristorante, che si chiamava “Lo svizzero”, verso Malmantile, dove c’era appunto il pranzo di Natale, per fotografare i commensali, foto che sarebbero poi state spedite a domicilio con una elegante confezione di fiammiferi, era organizzato da un fotografo professionista, un certo Alessandro G., che naturalmente lucrava su tutta la faccenda. Passammo un Natale lavorativo, mangiando tante fette di vari panettoni, poi a Luca venne un’idea brillante: non dare i soldi che avevamo riscosso all’organizzatore, il quale si agitò molto, iniziando a cercarci a destra e a sinistra ma senza ottenere risultati. Fu forse questo il primo esproprio proletario. Per l’ultimo dell’anno andammo ad una festa in campagna da emeriti sconosciuti come molto spesso succedeva a quell’epoca...

Ordinabile c/o

Centro Socioculturale D.E.A.
Via degli Alfani 16/r

Tel 055243154 - redazione@deapress.com

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 01 Dicembre 2020 11:53 )  

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