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Mostra "La fragilità del segno"

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Si terrà dal 23 settembre al 26 novembre 2017 presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze la Mostra intitolata “La fragilità del segno”.

La mostra offre uno spaccato sull’arte rupestre dell’Africa, tratto dall’Archivio storico dell’Istituto Italiano di preistoria e protostoria (IIPP).

Si tratta di un percorso immersivo tra immagini e filmati dell’archivio IIPP, realizzati tra gli anni ‘30 e gli anni ‘60 da Paolo Graziosi nel corso delle missioni di studio sull’arte rupestre della Libia e del Corno d’Africa.

Paolo Graziosi (1906-1988) fu ricercatore e docente dai molteplici interessi, ma noto soprattutto come specialista nel campo degli studi dell’arte preistorica. Studiò proprio sul campo in terra africana tra il 1933 e il 1972, portando a termine più di 20 missioni scientifiche tra Libia, Egitto e Africa orientale. Inizialmente il suo compito era quello di occuparsi della documentazione delle incisioni rupestri di cui si conosceva l’esistenza ma di cui si ignoravano i dati scientifici. Dopo la sua scomparsa venne fondato un archivio fotografico in suo nome conservato presso l’IIPP di Firenze.

Collaborò con altri esperti del campo, come Giacomo Caputo (1901-1991), che si dedicò all’archeologia classica ed effettuò scavi a Tolemaide (in Libia) ricostruendo delle colonne di antichi teatri e basiliche, e Biagio Pace (1889-1955) che diresse una spedizione nel Tibesti libico scoprendo vari resti della civiltà dei Garamanti, antica popolazione di lingua berbera.

Ma non erano soltanto gli italiani a mostrare interesse per gli scavi africani: negli stessi anni e nella stessa zona operava infatti anche un gruppo di ricercatori tedeschi e svedesi. Essi spesso entrarono in conflitto tra di loro soprattutto per la diversa interpretazione che venne data ad alcune raffigurazioni incise: famoso il caso delle cosiddette “ruote raggiate” nelle quali gli italiani e gli svedesi vi vedevano, correttamente, delle trappole per animali, a differenza dei tedeschi che invece pensavano che rappresentassero dei motivi solari.

Durante i primi decenni del XX secolo si intensificò l’interesse coloniale dei grandi Paesi europei per i territori africani e proprio in questo periodo iniziarono le prime ricerche scientifiche del Corno, in gran parte per mano di scienziati italiani come i geografi Giotto Dainelli (1878-1968) e Olinto Marinelli (1876-1926).

corno_africa.jpg

Cartina politica del Corno d'Africa

Proprio nel Corno d’Africa sono presenti sia incisioni che pitture in cui il tema privilegiato è quello dell’animale rappresentato da solo o in branco come soggetto preponderante della scena. Vengono ritratte scene di allevamento, di coltivazione, di combattimento e di caccia, ma il tema dominante di tutta l’arte rupestre del corno d’Africa consiste nella raffigurazione di bestiame domestico, con una netta prevalenza di bovini sia con lunghe corna sia con corna corte, entrambe associate o meno a figure antropomorfe.

La guerra d’Africa del 1935-36 e la conseguente fondazione dell’Africa Orientale Italiana suscitarono in Italia un rinnovato interesse per la conoscenza e la valorizzazione dei territori che facevano parte delle colonie. Pertanto negli anni immediatamente precedenti alla seconda Guerra mondiale vennero promosse  ulteriori missioni scientifiche di carattere antropologico, etnologico e archeologico.

Gli studi subirono un arresto durante la guerra e in tale periodo il progresso delle conoscenze fu espressione dell’iniziativa di singoli studiosi e/o appassionati. Terminata la guerra riprese l’attività di Graziosi, che tornò nel Corno d’Africa per altre quattro volte: effettuò scavi in sei grotte con depositi stratificati nel 1953 e nel 1958, mentre nel 1961 e nel 1965 svolse due missioni di studio in Eritrea e in Etiopia finalizzate esclusivamente al rilevamento e allo studio di numerose pitture rupestri.

L’interesse di Graziosi per le tradizioni delle popolazioni locali emerge scorrendo le centinaia di fotografie che egli realizzò nel corso dei suoi studi; nelle immagini troviamo numerosi scatti che ritraggono le comunità del luogo impegnate in attività quotidiane e scene di vita sociale, quali manifestazioni e feste. Altrettanto interessanti le immagini che documentano paesaggi e animali, ubicate nei luoghi in cui si trovano i graffiti e i dipinti oggetto delle campagne di ricerca.

Alcune delle fotografie ci mostrano anche la difficoltà nel portare avanti gli scavi: ritraggono infatti mezzi di trasporto insabbiati o campi base installati in una terra climaticamente inospitale, con assenza di strade e con l’ausilio di attrezzature che non sono certo quelle odierne.

Gli studi di Paolo Graziosi vedono protagonisti un insieme di siti con evidenti espressioni culturali e simboliche di diverse popolazioni della preistoria delle regioni sahariane e della parte orientale dell’Africa, oggi al centro dell’attenzione sia per l’elevato rischio di danneggiamento e perdita a causa di conflitti bellici, sia per l’impossibilità di essere ulteriormente studiati a causa della difficoltà di operare ancora in quei luoghi per motivi di sicurezza dovuti a locali disordini sociali (come ad esempio i siti rupestri di Tadrart Acacus, inseriti nel luglio 2016 nella lista del Patrimonio Mondiale in pericolo).

SIMBOLI E SIGNIFICATI

Solo dopo aver collocato con precisione le rappresentazioni rupestri e averle poi ordinate in ordine cronologico, ci si può occupare del loro significato. Qualunque sia la tecnica adottata per l’interpretazione non si conoscerà mai con esattezza l’intento originale dell’artista, e nemmeno quale significato veicolassero le incisioni. Alcune immagini però oggi possono dirci qualcosa, come i teriantropi, bizzarre figure metà uomo e metà animale. Nel Sahara centrale la maggioranza dei teriantropi ha una testa canina, di sciacallo o di licaone: questi ultimi sono più antichi degli altri, hanno orecchie a punta e muso appuntito e inoltre sono creature diurne e solitarie, a differenza di quelli con la testa a sciacallo, che sono creature notturne e socievoli. Un significato originale potrebbe quindi essere perso per sempre, ma è possibile ricostruire un contesto intorno a queste raffigurazioni: questi teriantropi sono la rappresentazione grafica di una mitologia riguardante domande che tutti i gruppi umani si sono posti: “qual è la componente di bestialità negli esseri umani?”.

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Oggi il fondo comprende più di 10 mila immagini, molte inedite, andando così a costituire una raccolta unica che si configura come un immenso campo d’indagine nel panorama culturale dell’archeologia preistorica. La conservazione dei documenti è un processo sempre in divenire per il continuo aggiornamento delle tecniche. E’ una corsa contro il degrado dei supporti originali, erosi dal tempo e dall’uomo.

La mostra propone alcune tra le più antiche e straordinarie attestazioni artistiche dell’umanità, situate in luoghi attualmente inaccessibili a causa di conflitti interni e internazionali, ponendo l’attenzione sulla necessità di preservare questo inestimabile ma fragile patrimonio mondiale.

Oggi purtroppo i documenti di arte rupestre del Corno d’Africa (ma non solo) sono gravemente minacciati, in parte dai naturali processi di degrado delle opere, ma soprattutto dal fattore umano; il vandalismo e i saccheggi che si verificano nelle aree più remote, i conflitti bellici, le ragioni sociopolitiche e l’aumento del flusso turistico contribuiscono in maniera esponenziale alla distruzione parziale o totale di un numero sempre maggiore di siti artistici.

Lo scopo delle missioni di studio occidentali pertanto deve necessariamente consistere, oltre che nel maggior coinvolgimento possibile di studiosi del Paese ospitante nell’ambito dello studio del fenomeno artistico antico nella formazione, fra le nuove generazioni locali, di una coscienza culturale che le conduca a riscoprire i valori del loro passato e a comprendere l’importanza della tutela del proprio patrimonio culturale, di quelle preziose testimonianze così fragili e irripetibili.

Libia_Fezzan_coccodrillo.jpg

Fotografia che raffigura uno dei graffiti

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 17 Ottobre 2017 09:48 )  

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