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Un Pratolini ignorato....

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Questa mattina mi sono svegliata con una strana sensazione dovevo in tutti i modi riguardare il lbro di Edy Frollano e Rodolfo Tommasi dal titolo "Un Pratolini ignorato - (il mannelo di Natascia o la rivoluzione romantica)  Edizione Shakespeare and Company (altra casa editrice fallita).

Come svegliata da un sogno premonitore ho guardato l'ultima pagina e come se volesse essere letta ho trovato una lettera del Parronchi che scrive a Pratolini. Una lettera bella e ineressante scritta da un amico vero e sincero.  Sono andata a trovare presso la sua casa il critico Parronchi per parlare di questo libro, mi ha ricevuta e ascoltato e dovrei avere anche l'intervista video (la cercherò). Non ho mai dato ordine alle mie azioni in quanto mi sembravano atti dovuti alla  verità, ma che sarebbero continuati anche senza di me. Ma ciò non è stato e quindi la sottoscritta e Maurizio Lampronti  nuovamenti si impegnano a far conoscere la nostra vecchia inchiesta e continueremo ad occuparci del "Caso Pratolini". Questo libro per noi è un testamento epico su una Firenze che ignora i suoi intellettuali. Pratolini ha inventato un nuovo modo di fare poesia in prosa e ci ha lanciato una sfida: cercare una chiave di lettura da decodificare. Voglio ringraziare Edy e Rodolfo dell'impegno che hanno messo nella ricostruzione di questo giallo e questa lettera la voglio regalare a tutti coloro che si occupano di cultura negata e in particolare ai nostri lettori e lettrici per poter stimolarne un dibattito.

Ecco alla vostra attenzione l'ultima pagina del libro:

Una lettera inedita di Alessandro Parronchi

Firenze 15 marzo 1986

Caro Vasco,

ho avuto ier l'altro il Mannello di Natascia, e prima di telfonartene ho voluto rileggerlo piano piano, negli intervalli di giornate dense di grattacapi, tra traslochi  -spero siano gli ultimi - al Magistero e riunioni condominali per il rifacimento delle facciate che cascano a pezzi - da cui per poco esco pazzo ogni volta.

Ora, sono le sei e mezzo, so che se sveglio ma non ti telefono, ti chiamo alle due, preferisco mandarti questo biglietto, per dirti, che ho "letto per la prima volta" questo libro di cui avevo letto diverse volte e, ascoltato dalla tua voce brani delle singole parti, scoprendo il libro vivo di un poeta nuovo.

Tutto è chiaro in questo  libro: come in un labirinto. Gli echi campaniniani nella prima parte, gli echi eliottiani e luziani (! dal magma (?) - 1966 -) nella seconda parte (-intendimi!) datano il libro e lo spingono verso il futuro. Tutto chiaro e tutto da decifrare, tutto pungente e tutto sibillino, con quel Pratolini del Quartiere che balena tra i cretti dell'attuale "senescenza". Forse più qui che nell'Allegoria 'è la chiave di Pratolini. I tuoi critici più "aficionadi" si dovrebbero appassionare a metterci le note a piè di pagina, loro, non tu, dovrebbero farne il commento, perché è una piccola summa.

Temo invece che come la Canzone d'amore di Benivieni nonostante l'importanza, i nostri mala tempora, ma soprattutto alieni dalla poesia - per quanto si possa protestare il contrario - non se ne accorteranno. Ma, anche per questa riflessione, crepi l'orgoglio.

A me sembra che, nella seconda parte, quel che dà consistenza al tutto siano quelle prose inserite "a tradimento" tra i versi.

Se ho orecchio non so - "forse ero già un pò duro d'orecchio", come dice Montale, ma "i versi" mi sembrano più evidenti nelle prose, quel ritmo singhiozzante, sento, so, che sono versi, che sono il frutto dell'anima in tumulto, non della distesa, riposata, serena fatica del narratore, ma della tumultuosa, febbrile, tormentosa ebrezza del poeta.

Penso, che ora, uscito da questo "asfissiante lirimo" (p.155), tratto dal seno questo lungo, estenuante. respiro, tu possa ritrovare la serena fatica del narratore per condurre in porto il libro, del quale non mi hai mai parlato. E se, questo libro non esiste, sarà lo stesso, sarà uno degli altri libri "che hai già scritto" e che questo Mannello di Natascia aiuterà a rileggre e a vivere più a fondo.  

Ti mando l'invito per questa "serata dei tre busti" chehanno escogitato al Vieusseux, ma ti prego, non venire, sarà per me una tortura.Insieme con Nara, che non ha ancora letto il libro, ti abbraccio 

il tuo S.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 12 Novembre 2012 10:45 )  

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