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Pratolini e il cinema alla DEA

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Martedi Cinema 

Martedi sera ore 21,30 alla DEA press B.go Pinti 42r serata di cinema e dibattito:

Le ragazze di san Frediano

Tratto da un racconto di Vasco Pratolini. Film del 1954 dalla  regia di Valerio Zurlini con le  giovanissime Giovanna Ralli e Rossana Podestà, l'interprete maschile è Antonio Cifariello al quale il critico Tullio Kezich pronosticò una "fortuna cinematografica" che non avvenne.

Girato in una Firenze del dopo guerra di cui  se ne vede ancora le tracce,  dalle macerie dei bombardamenti ai  ponti storici che sono ancora passarelle o "ponti di ferro"  sul fiume Arno che non è mai protagonista, anche se intimamente legato al quartiere; il film racconta  una miseria culturale ed economica presente nella città che sta lentamente riprendendosi dalle durezze fasciste e dalla guerra.

 La "fauna maschile" tipica del "disegno"  italiano, tra bullismo e gallettismo è scomposta significatamente nell'aria di quel quotidiano, tutto intrecciato a "far serata"  disegnando "signorine e bulli" e anticipando così un "poveri ma belli " di scuola tutta neo-realistica che all'inizio degli anni '60 (già comunque un decennio dopo) troverà dignità culturale e cifra espressiva con gli "umani affreschi" di Visconti, De Sica, Zavattini, Fellini, e che di quei giorni stava cercando la propria strada espressiva.

Centrato su aspirazioni tutte femminili  d'aver un uomo con cui coronare  sogni di indipendenza domestica e far famiglia, tra l'indifferenza affettuosa delle madri e i burberi rimbrotti amorevoli dei padri, la pellicola ha luci ed espressioni che è  anche un calco di quella cifra popolare che in seguito P.P.Pasolini saprà bene esprimere.

Il film  ha una impronta letteraria (Vasco Pratoliini) ed è  un giovanile cammeo, specchio di quell'Italia che si risveglierà  nel "boom economico" e che fornirà in seguito maggior spietatezza nelle "interpretazioni" maschili e prepotente orgoglio molto differente in quello femminile.

La città di Firenze è rappresentante di quell'Italia che sembra disconoscersi e appare come la "solita provincia" contadina, evidenziata anche dalla sofferenza stilistica che si nota nei "primi piani" che si illuminano senza contrasto, reso maggiormente evidente sapendo invece dei "contrasti sociali" tipici di quegli anni.

Un popolo uniforme, poco variegato, (assente l'espressione artistica cittadina), che si dipana con dialoghi secchi tra poveri con poca  arte e dimessa  parte e un tentatiivo "aristocratico" di vivere alla moda all'americana nella cruda povertà di quartiere, tra motteggi, vanagloria, desideri e anacronistica speranza ddi quegli inizi si anni '50

Un film che ricorda bene l'Italia e l'italietta e che si apprezza proprio per questa leggerezza espressiva.

a presto allora.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 23 Novembre 2011 12:12 )  

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