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Una grande passione: censurare internet

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Una netta e capillare censura su internet è praticata dalla maggior parte dei paesi, persino da quelli ritenuti "liberali".

Wikipedia ricorda cosa succede ad esempio in Gran Bretagna (1): "Agli utenti Internet nel Regno Unito è vietato accedere a una serie di siti Web per impostazione predefinita, poiché il loro accesso a Internet viene filtrato dai propri ISP. Il programma di filtraggio è stato applicato ai nuovi clienti ISP dalla fine del 2013 ed è stato esteso agli utenti esistenti su base continuativa. Un codice di condotta volontario concordato da tutti e quattro i principali ISP implica che i clienti devono "rinunciare" al filtraggio dell'ISP per ottenere l'accesso ai contenuti bloccati. Tuttavia, la natura complessa dei sistemi di monitoraggio attivi fa sì che gli utenti di solito non possano rinunciare al monitoraggio e al reindirizzamento del loro traffico dati [...] Le categorie bloccate dai principali ISP includono: appuntamenti, droghe, alcol e tabacco, condivisione di file, giochi d'azzardo, pornografia, nudità, social network, suicidio e autolesionismo, armi e violenza, oscenità, attività criminali, incitamento all'odio, streaming multimediale, strumenti di moda e bellezza, contenuti cruenti, cyberbullismo, hacking e elusione del blocco web."

L'Unione Europea, nel suo complesso, da parte sua, ha introdotto "ex lege" una censura preventiva sui siti web di determinate fonti russe. Tra queste la tv statale russa "RT" (Russia Today) e il quotidiano online Sputnik (2). Dato che quasi tutti i paesi dell'Unione già censuravano "di testa propria" chi questo e chi quello, c'era proprio bisogno di un'ulteriore censura in più per tutti.

Poteva il governo Meloni accettare che l'Italia rimanesse indietro in un così appassionante campo? Giammai! Sono in gioco le più bieche abitudini dei governi nostrali, e difendere le tradizioni del ventennio è il primo punto dell'agenda del governo. Ovviamente, non si poteva procedere dichiarando apertamente i propri intenti, ma era necessario aggiungere un velo di ipocrisia come "marchio di fabbrica" proprio del "made in Italy".

Ricordiamo brevemente la situazione "censura su internet"  prima dell'avvento della Meloni. Non solo veniva "oscurato" ciò che veniva etichettato di "pedopornografia", ma vari soggetti -tra cui ricordiamolo: la Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa), per rimarcare la sacralità delle vacche dell'industra e del commercio- potevano "di testa propria" oscurare qualsiasi cosa "non gli piacesse". Uno degli storici problemi d'Italia dall'Unità ad oggi è l'onnipotenza del piccolo funzionario. Nell'era di internet il  famoso "cane di sotto", beniamino della Meloni, acquista ovviamente nuovi campi dove esercitare ogni prepotenza...

Ma tutto ciò, oggi, non basta più per difendere il primato nazionale all'imbecillità fatta legge. E qui entra in gioco lo Spid il sistema pubblico di identità digitale, già noto per essere una barriera pressochè insormontabile per gli ultra-sessantenni (che la Meloni del resto considera giovanissimi per quanto riguarda la schiavitù salariata), e più in generale per tutt* coloro che hanno problemi di uso del digitale oppure problemi di documenti. Si, perchè per scremare ulteriormente chi ha diritto a internet e chi questo diritto l'ha un pò meno, l'ultima pensata dell' Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che ricordiamolo già adesso può decidere "motu proprio" (3) quali siti possono si debbano guardare e quali no, è quella di introdurre una verifica tramite Spid dell'età del "navigante"...Con "buona pace" anche del (del resto: relativo) anonimato del maggiorenne che gira su internet.

Il quotidiano "La Stampa" anticipa gli argomenti che verranno soggetti alla verifica tramite Spid: gioco d’azzardo e scommesse, violenza, odio e discriminazione, sette sataniche o "che possono causare danni alla salute e al benessere psicologico dei minori" (4). Chi deciderà l'appartenenza di un sito a queste categorie? Ovviamente l'Agcom stessa, e tutti i (tanti) piccoli "canini di sotto" che già adesso censurano internet per l'interesse del cosidetto "Belpaese".

Ora, dal punto di vista emotivo, noi possiamo capire la cupidigia, la voluttà, e il profondo piacere che tanti governanti e tantissimi funzionari provano nel censurare internet. Dal punto di vista razionale però, dobbiamo farci qualche domanda sulla costruttività di simili passatempi nonchè sul costo economico di questa passione. Per il solo 2020 si stima che la Cina abbia speso 6.6 miliardi di dollari per questa infatuazione (5), e sicuramente ci sono modi migliori per spendere "i soldi dei contribuenti"...Anche qui da noi.

Fabrizio Cucchi/ DEApress

(1)https://en.wikipedia.org/wiki/Internet_censorship_in_the_United_Kingdom
(2)https://europa.today.it/attualita/media-russi-sputnik-vietati-ue.html
(3)https://deapress.com/new-media/24174-2019-12-09-18-17-48.html
(4)https://www.lastampa.it/cronaca/2024/10/10/news/minori_siti_internet_spid_social-14705712/
(5)https://cset.georgetown.edu/article/buying-silence-the-price-of-internet-censorship-in-china/

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