In questi ultimi tempi stiamo assistendo ad una nuova emergenza covid-19. I dati dicono che non siamo ancora ai livelli di allerta (per quanto riguarda l'occupazione delle terapie intensive), seppur in aumento del 2% rispetto all'anno scorso. Il dato preoccupante è che l'occupazione dei reparti di terapia intensiva sale oltre il 4% in sole 24 ore. Ad essere più colpiti dal virus sono, purtroppo, i bambini, la cui percentuale raddoppia in meno di una settimana; in particolare sono i bimbi da 0-4 anni ad essere più soggetti a questa malattia, i quali rappresentano il 78% dei piccoli recoverati (Tutti i dati sono di fonte ANSA).
Sorge, a questo punto, una domanda: usciremo mai da queste "emergenze", le quali si presentano ciclicamente, proprio quando oramai il pericolo sembrava scongiurato? Certo, si può pensare che, a questo punto, siamo abituati a vivere sotto il pericolo di questo virus, con tutte le conseguenze sociali (l'uso delle mascherine, della distanza di sicurezza, di evitare assemblamenti, ecc.) e relazionali ( la distanza che pubblicamente - e non solo - s'è creata tra le persone). Tuttavia, proprio l'abitudine di queste "abitudini precauzionali" è, secondo me, deleteria per la società in generale, poiché, se è vero che da un lato si attuano per proteggere le persone dal virus, dall'altra le allontana ancor di più, e crea l'indifferenza - anzi l'amplifica - , la quale è una dei principali difetti del mondo contemporaneo, soprattutto nei Paesi più ricchi.
Il ricordo della vita precedente al virus è, via via che il tempo passa, sempre più frammentaria; e, forse, non torneremo più alle sane e piacevoli abitudini di prima. Eppure la speranza che si torni a quelle abitudini che abbracciano tutto il genere umano è sempre presente, e bisogna crederci: solo così potremo, in futuro, sconfiggere finalmente il Covid-19.
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






