No, non si è registrata nessuna nascita la notte di Natale, le donne in gravidanza sono morte con i loro bambini in grembo. Anche i figli piccoli sono annegati nel canale tra Italia e Tunisia. Pochissimi i superstiti dei naufragi, che si sono ripetuti ininterrottamentenei mesi di novembre e dicembre 2020. Molti i dispersi. Difficile quantificare il numero delle vittime.
Pochi cronisti tentano di accendere l’attenzione su questi fatti, perché tutti i media si occupano del capillare,ossessivo, resoconto dei contagi da COVID. Altre questioni non interessano. Eppure da almeno 24 anni ogni Natale si ripetono gli stessi drammi. Centinaia di migliaia di persone, provenienti da varie nazioni africane, che dopo viaggi di mesi o addirittura di anni, arrivano alle coste della Tunisia e della Libia e aspettano i Caronte, perché li traghettino verso un destino incerto. Fino a tal punto sono disperati, pagano a carissimo prezzo un viaggio su imbarcazioni di fortuna, affidandosi alle onde, anche in pieno inverno.
A volte i flutti restituiscono i corpi dispersi nelle acque e li rotolano sulle spiagge. Doppiamente respinti, dalla terra e dal mare. Un braccio di Mediterraneo unisce due terre accomunate da millenni di “Storia”: i Fenici, i Romani, i Normanni, gli Arabi. Moltissime le contaminazioni culturali tra la Sicilia e Tunisia, che conservano tesori archeologici che l’UNESCO riconosce come patrimoni dell’Umanità. Un’umanità che però tutela le rovine e abbandona le persone più fragili, che non consente alle organizzazioni di volontari di prestare soccorso o di far sbarcare su terraferma coloro che sono stati tratti in salvo dal mare.
Una civiltà tecnologicamente sviluppata e arida di umanità.
Poesia di Laura Ciampini, in ricordo della neonata sulla spiaggia di Sorman, a 6 miglia da Zawija (Tunisia), morta nel naufragio del 13 giugno 2020
LA PICCOLA DI SORMAN
Brilli come una conchiglia
sulla riva dorata
in una mattina di luce
Ma lo strazio ci dilania
Quel pigiamino inzuppato
rotolato di sabbia
Quella manina aperta
sgusciata nello strappo
Leggera e tenera
nei suoi quattro mesi di vita
col pigiamino
per il sonno eterno
Non so il tuo nome
hanno oscurato il tuo volto
ma sento rantolare nel buio
il tuo ultimo battito
Restituita alla terra
dal mare
Separata dalla mamma
dal naufragio:
nessuna fatalità
dove vanno
i bambini
perduti
nei naufragi?
Quale Dio
culla i bambini
stretti sui barconi
persi tra le onde
Mare nostrum
problema loro
Medi-terraneo
il mare tra le terre
terre che respingono
acque che inghiottono
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