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La foce

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Sembra ferma l'acqua chiara,
ma si muove piano piano.
Incomincia a fremere,
ha voglia di correre.
Vibrazioni dell'anima,
che incomcio a conoscere.
Emozioni semplice,
che comunque abituano
la nostra età
ad andar sempre dove il cuore vuole..
come il mare, come il mare...
Io non torno mai a trovare lei, lei.. la spiaggia della foce che mi ha fatto amare il mare.
Là m'innamorai, là dinnanzi a lui.
No, non mi son mai pentito! Ma la vita mi ha cambiato..
Sai, da giovane è facile.. poi, poi diventa difficile.
Si diventa cinici, pigri e malinconici.
Non si sa più se val la pena di lasciarsi andare, come il mare.. come il mare..
Ma dentro di me so che tornerò alla spiaggia della foce, quando tornan le lampare.
Sarò tra i pesci che avranno tirato su, rinchiuso tra le loro reti, gettate nel più profondo mare...
Questo è il testo di una delle canzoni più significative di Umberto Bindi "Io e il mare". Oppure potrebbe essere "Io e Genova" dove quella foce è la fonte della vita, è la coscienza che spesso s'interrompe per dimenticare. Bindi sarebbe stato lì a piangere la fine di una foce, avrebbe sentito il senso fortissimo dell'annullamento della vita. La foce....Genova e le sue ferite, e il cuore di Luigi Tenco che nasceva proprio lì dove ora c'è un tracciamento smarrito, distrutto. Oggi manca questo, questo senso della vita, della foce, del ritrovare un intento importante. Tenco provò a cantare cosa fosse vivere in mezzo ad estorsioni morali. Oggi il senso è in quel ponte che ha distrutto le vite. Non è morale certo ma è il senso di angoscia che si prova nel sapere che proprio il rispetto della vita viene meno quando un ponte cade. Non è fatalità, non è casualità. La foce....già il tempo che s'interrompe e che non ha nulla del senso della vita. Oggi leggere le parole di Tenco, di Lauzi, sentire cantare Bindi rende tutto più difficile, più triste. Sarebbe il tempo di mettersi a piangere, a riflettere su come siamo diventati. Da non capire come un ponte sospeso era ed è una sospensione sulla vita. E' facile ora parlare, sentire dire tante cose, inutili. Persone normali, lavoratori, vacanzieri, semplici autisti hanno dovuto sopperire alla propria voglia di vivere perchè in quel momento ciò che reggeva non c'era più. E' quindi più facile rescindere un contratto, sparare al vento stupide affermazioni senza tener presente che forse quella foce da cui viene il senso della vita, quella foce non esiste più. E anche Bindi non c'è più, come non c'è più Tenco. Ma noi che siamo ancora su questa strana vita presenti, noi che corriamo dietro alla demagogia politica, forse dovremmo rileggere e riascoltare Bindi, il mare, la foce e lasciarci andare a quello che è più vicino alla vita. Oltre la foce, oltre il mare, oltre la grandezza di un universo che non sappiamo ancora apprezzare e capire. "Vedrai,vedrai...."
 

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