"Un tranello". Così lo ha definito il diretto interessato appena ha messo piede fuori dal carcere il Si Cobas, il Sindacato di Base Intercategoriale. Ed un lavoratore aggiunge: "Quando il nostro coordinatore nazionale Aldo Milani è stato arrestato due giorni fa nessuno ha creduto alle accuse di estorsione. Ed infatti oggi Aldo è già libero!"
Ma iniziamo dall'inizio di questa vicenda: nel tardo pomeriggio del 26 gennaio la polizia ha arrestato Aldo Milani ed un altra persona e li ha condotti al carcere di Modena con l'accusa di estorsione aggravata e continuata nei confronti di un gruppo industriale del modenese – la Levoni srl – attivo nel settore della lavorazione delle carni.
Subito, già dalla prima notte, scoppiano scioperi e picchetti in mezza Italia (Modena, Milano, Piacenza, Parma, Brescia, Roma, Bologna) e centinaia di persone si radunano sotto al carcere invocando la liberazione del sindacalista. La situazione è talmente tesa che la polizia rende pubblico il video in cui avviene il passaggio della "bustarella", non ad Aldo Milani ma alla seconda persona arrestata.
Dal giorno dopo, lentamente inizia ad emergere la verità: la seconda persona non è un membro del sindacato (come tutti i giornali si erano affrettati a scrivere) ma anzi, è legato a una delle cooperative che forniscono manodopera all’azienda dei fratelli Levoni. E' lui a prendere la bustarella e caso vuole che nell’udienza preliminare si è avvalso della facoltà di non rispondere, a differenza di Milani che ha serenamente risposto a tutte le domande del PM. Milani ha spiegato di essere nel pieno di una trattativa per conto di 52 persone licenziate che avevano scoperto che la ditta (in appalto per Levoni) non aveva versato loro i contributi. Milani ha chiesto che Levoni saldasse quest’ammanco, «ovviamente non certo consegnando del denaro liquido bensì versando le somme contributive mancanti attraverso le modalità previste dalla legge così come risultanti dai modelli F24!», specifica il SiCobas.
Adesso Milani è uscito dal carcere ma per due giorni la macchina del fango ha lavorato senza sosta. "Sindacalisti chiedevano soldi per fermare scioperi": questo è solo uno dei tanti titoloni che sono apparsi nelle varie testate locali e nazionali. Persino la CGIL e gli altri grandi sindacati confederali non hanno perso tempo a puntare il dito sul sindacalismo di base, forse per vendicarsi di tutte le vittorie ottenute dai Si Cobas attraverso scioperi e picchetti: «I fatti di Modena ancora una volta evidenziano le distorsioni presenti nel settore della logistica che versa in uno stato di degrado – scrivono unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – sono in atto dinamiche distorte che denunciamo da anni e che inquinano l’intero settore e danneggiano i diritti e le condizioni dei lavoratori.»
Ovviamente nessuno ha fatto un comunicato per correggersi in seguito alla scarcerazione di Milani.
Resta dunque il dubbio se non si sia trattato davvero di un enorme tranello per screditare il sindacalismo di base in un momento storico in cui la conflittualità è a livelli altissimi ed i lavoratori iniziano ad ottenere risultati con la lotta invece che con la concertazione..
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