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Lavoratori pagati con i buoni pasto

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Qualche giorno fa era esploso lo scandalo dei lavoratori pagati con i buoni pasto, ultima frontiera del precariato, su denuncia della CGIL Toscana per una decina di casi rilevati in Toscana a partire dalla fine del 2015, che fanno temere che questi numeri siano solo la punta di un iceberg.

"Il pagamento tramite buoni pasto" – aveva commentato la Cgil – "è illegittimo".

Il Presidente della Regione Enrico Rossi si era scagliato contro questa pratica chiedendo di "arrestare chi lo fa" perché "questa non è neanche una forma di degrado: è una violazione della dignità del lavoratore"

Oggi le dichiarazioni di Mirko Lami, segretario regionale Cgil, diffuse attraverso un comunicato stampa:

"Pugno duro contro quei datori di lavoro che pagano le prestazioni con buoni pasto. Condivido la presa di posizione del Presidente Rossi, ma il Jobs Act che commina la sola sanzione amministrativa a chi paga lavoratori al nero andrebbe modificato e i voucher aboliti. Chi paga attraverso i buoni pasto, oltre a denigrare una categoria fatta anche da imprenditori seri, toglie la dignità ai lavoratori. Per quanto riguarda i voucher, come troppo spesso accade, se ne sta facendo un uso abnorme e che nulla ha a che vedere con le finalità per cui erano nati. E fu così che molti ragazzi che trovano lavori stagionali, vengono retribuiti attraverso voucher oppure, peggio ancora, con i buoni pasto. Allo stato non mancano certo gli strumenti per accertare questi soprusi. E' vero, le leggi ci sono, andrebbero applicate e in alcuni casi modificate. La Cgil, ad esempio, pensa che i voucher andrebbero aboliti, ci sono i contratti a chiamata per chi deve lavorare in un bar o in un ristorante per mezza giornata, per gli altri ci sono i contratti stagionali".

I ticket sostitutivi del servizio di mensa aziendale rappresentano benefit per i lavoratori da parte delle aziende che non sono dotate di mensa aziendale. Pagare un lavoratore con un benefit significa defraudarlo delle coperture Inps e Inail, oltre a creargli evidenti difficoltà economiche essendo questo spendibile sono in alcuni circuiti.

I voucher, invece, sono buoni lavoro introdotti per pagare lavori accessori e saltuari, come le raccolte agricole stagionali. Hanno un taglio minimo di 10 euro, equivalente a una retribuzione oraria di 7,50 euro e a 2,50 euro di contributi previdenziali e assicurativi. E' stato però verificato che questo strumento viene regolarmente usato per pagare dipendenti stabili, per i quali il voucher è l'unico reddito. Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, mesi fa aveva definito l'uso indiscriminato del buono lavoro "la nuova frontiera del precariato" mettendolo in discussione e costringendo il governo a rivedere la normativa, prevedendo un decreto per tracciare i voucher. Ma i sindacati chiedono di escludere interi settori e fissare un monte ore oltre il quale non sarà più possibile pagare il lavoro con questo mezzo, essendone snaturata l'intenzione originaria. Infatti i committenti sono più che raddoppiati dal 2013 al 2015 e sono rappresentati da aziende dell'industria e del terziario, nel turismo e nel commercio, da persone giuridiche e persone fisiche, artigiani e commercianti senza dipendenti, oltre che da imprese agricole e agricoltori autonomi (la legge Fornero ha liberalizzato l'utilizzo dello strumento in praticamente tutti i settori).

I lavoratori che si sono rivolti alla Cgil per denunciare la loro condizione sono soprattutto lavapiatti e semplici addetti alle pulizie della cucina, la maggior parte di essi 55enni disoccupati di lungo corso senza più ammortizzatori sociali, oppure giovanissimi.

Giuseppe Civati (Possibile) sul suo blog ha commentato: "Se le imprese faticano a stare sul mercato è una brutta notizia. Ma costringere i lavoratori a stare al di sotto delle condizioni di umanità lo è anche di più".

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 08 Luglio 2018 22:16 )  

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